La nuova National Security Strategy (NSS), presentata lo scorso 18 dicembre dal Presidente Donald Trump, oltre a fornire una lettura delle scelte dell’amministrazione in carica rispetto agli obiettivi e a far capire la direzione futura degli Stati Uniti, è il primo di una serie di documenti strategici prodotto dall’amministrazione Trump. Molti osservatori ritengono che il documento, oltre a mettere in discussione le scelte sia dell’amministrazione di Barack Obama sia di quella di G. W. Bush, voglia tradurre in azione lo slogan della campagna elettorale America first. In questa ottica, non stupisce che il documento tenda a descrivere un’America impegnata nelle relazioni bilaterali e nella ricerca di singole alleanze piuttosto che orientata ad esercitare la sua leadership all’interno dei consessi multilaterali.

Nel documento, oltre ad una serie di focus sul terrorismo e sul radicalismo, sul ruolo dell’Iran e della Corea del Nord definiti stati canaglia, vengono identificate Russia e Cina come potenze rivali che cercano di minare gli interessi degli Stati Uniti su tutti i fronti. Da una lettura del NSS, Russia e Cina vengono accusate di voler plasmare un modo antitetico ai valori e agli interessi americani.

La Russia starebbe cercando di ripristinare il suo grande potere e stabilire delle zone d’influenza a ridosso dei propri confini, mentre la Cina cercherebbe di sostituirsi agli Stati Uniti nella regione Indo–Pacifica, espandendo il suo modello di sviluppo economico e riorganizzando la regione per i propri interessi. Nel NSS gli Usa ritengono che, contrariamente alle loro valutazioni e aspettative, la Cina avrebbe ampliato la sua forza a discapito della sovranità di altri paesi.

Una prima lettura del documento statunitense è recentemente apparsa sul quotidiano cinese People’s Daily dove, in un lungo editoriale, Curtis Stone dell’Università di Chicago ha commentato le linee guida dell’amministrazione Trump. Secondo questa ricostruzione, la politica dell’America first si fonderebbe sull’aumento della concorrenza tra paesi piuttosto che sulla cooperazione. Il documento rivelerebbe che gli Stati Uniti non hanno rinunciato alle ambizioni di egemonia, manifestando inoltre la determinazione nel cercare di rendere il sistema globale più funzionale ai loro interessi e non a quelli della comunità globale.

Commentando la NSS, l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Washington ha affermato che la Cina rimarrà sempre impegnata per la pace mondiale, per lo sviluppo globale e per l’ordine internazionale, aggiungendo che l’atteggiamento di anteporre gli interessi nazionali al di sopra degli interessi comuni degli altri paesi e della comunità internazionale finirà per isolare gli Stati Uniti. Secondo la rappresentanza diplomatica, la  gli Stati Uniti dovrebbero abituarsi ed accettare l’ascesa della Cina, abbandonando la mentalità di una politica estera a somma zero ed iniziare a lavorare con la Cina per la prosperità e il progresso per tutti.

Nonostante la complementarietà delle due economie, stimata in un volume di scambi bilaterali di circa 550 miliardi di dollari, Cina e Stati Uniti sembrano avere visioni differenti circa il futuro delle questioni internazionali, con Pechino impegnata, secondo l’analisi del People’s Daily, a costruire un nuovo approccio di relazioni internazionali basato sull’inclusività e la cooperazione vantaggiosa per tutti.

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