Continua la guerra fra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e l’Fbi. Il ministro della Giustizia americano, Jeff Sessions, ha licenziato l’ex numero due dell’Fbi, Andrew McCabe, già oggetto di attacchi feroci da parte del presidente Usa. McCabe, ha respinto la decisione. Ha detto di essere vittima di una “guerra” che l’amministrazione Trump ha avviato contro il Federal bureau e di essere finito nel circuito delle indagini sul cosiddetto Russiagate.

Il dipartimento di Giustizia ha spiegato che un’indagine interna all’Fbi aveva reso evidenti alcune operazioni poco limpide di McCabe nei rapporti con la stampa. Secondo quanto riferito dagli uffici centrali, il vice dell’ufficio federale avrebbe fatto rivelazioni ai media senza alcuna autorizzazione e che non avrebbe detto la verità “in varie occasioni” con l’ispettore generale del dipartimento. “L’Fbi si aspetta che ogni dipendente aderisca ai massimi standard di onestà, integrità e responsabilità”, ha affermato Jeff Sessions, dicendo che la decisione è stata presa “dopo un’approfondita e giusta indagine”.

Trump ha più volte accusato McCabe e l’ex capo, James Comey, di aver protetto Hillary Clinton dall’incriminazione per l’uso di email private quando era ancora segretario di Stato durante l’amministrazione di Barack Obama. Accuse confermate anche dal fatto che sua moglie avesse corso per un posto in Senato, in Virginia, accettando 500mila dollari per la sua campagna elettorale dall’organizzazione politica di Terry McAuliffe, amico di Hillary e soprattutto del marito, l’ex presidente Bill Clinton.

McCabe ha diffuso una nota a commento del licenziamento in cui spiega tutta la sua frustrazione per quanto avvenuto. “Sono stato messo all’angolo e trattato in questo modo a causa del ruolo che ho avuto, delle azioni che ho compiuto, degli eventi di cui sono stato testimone dopo il licenziamento di James Comey”. L’indagine del procuratore generale “è parte di una spinta senza precedenti dell’amministrazione, guidata dal presidente stesso, per rimuovermi dalla mia posizione, distruggere la mia reputazione, e possibilmente togliermi una pensione per ottenere la quale, ho lavorato 21 anni”.

La sua rimozione arriva in un momento molto delicato delle indagini sul Russiagate. Il procuratore speciale Robert Mueller, lui stesso ex direttore dell’Fbi dal 2001 al 2013, sta indagando sulla possibilità che Trump abbia interferito proprio sulle indagini riguardanti il licenziamento di Comey. In quelle indagini, McCabe potrebbe essere un testimone cruciale. Sotto costante pressione da parte dell’amministrazione, l’ex vice aveva annunciato il 30 gennaio che sarebbe andato in pensione alla fine di marzo, una volta ottenuto diritto alla piena pensione. Diritto che ora, per due settimane, potrebbe essergli negata.

“Questo attacco alla mia credibilità è parte di un più vasto sforzo di colpire non solo me personalmente, ma l’Fbi, le forze dell’ordine, i professionisti dell’intelligence in generale”, ha dichiarato McCabe. E ha poi annunciato che presenterà ricorso contro la decisione di Sessions. Il presidente Trump, attraverso il suo profilo Twitter, ha definito questa rimozione in modi entusiastici. “Andrew McCabe licenziato, un grande giorno per gli uomini e le donne che lavorano duramente nell’Fbi: un grande giorno per la democrazia. Sanctimonious James Comey era il suo capo e faceva sembrare McCabe un ragazzo del coro. Sapeva tutto delle bugie e della corruzione in corso ai più alti livelli dell’Fbi!”.

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