Il presidente americano Donald Trump ha confermato – senza celare una certa riluttanza – che la Turchia non è più nella condizione di acquistare il caccia di produzione statunitense F-35 dopo aver acquisito ufficialmente il primo sistema missilistico russo S-400. Al Pentagono nessuno vuole rischiare che il caccia di ultima generazione che costituirà il nerbo e la punta di diamante delle flotte aeree occidentali possa finire nel “mirino” di una batteria anti-aerea russa, rivelando le sue prestazioni e le sue capacità protette da segreto militare – si tratti di qualità o di debolezze.

Il rifiuto di Ankara di interrompere i rapporti con Mosca per l’acquisizione del sistema S-400 e ripiegare sul sistema di difesa aerea americano “Patriot” (prodotto da Raytheon), ha portato il presidente Trump a mantenere la minaccia di estromettere la Turchia dal programma Joint Strike Fighter. Nella nota ufficiale pubblicata dalla Casa Bianca si legge chiaramente: ” Sfortunatamente la decisione della Turchia di acquistare il sistema di difesa aera russo S-400 rende impossibile il suo coinvolgimento nel programma F-35″. L’F-35 non può “coesistere con una piattaforma russa” che secondo il Pentagono contempla funzioni di “intelligence” che potrebbero spiare la tecnologia avanzata degli Stati Uniti. La nota prosegue sottolineando come la Turchia stia in qualche modo danneggiando un rapporto di alleanza con la Nato che perdura da 65 anni.

Durante una riunione con il Congresso il presidente Trump ha dichiarato che: “È una situazione molto difficile”, ed è stata la prima dichiarazione chiara del presidente sulla questione da quando il governo presieduto da Recep Tayyip Erdogan ha ricevuto le componenti fondamentali della prima batteria di S-400. Atterrate su aerei cargo dell’aviazione militare russa nella base aerea di Murted Hava. Ora l’amministrazione Trump, che ha già congelato l’acquisizione di quelli che erano stati quantificati come oltre 100 caccia di 5ª generazione F-35 da inviare in diverse tranche in Turchia, sta ponderando su ulteriori sanzioni – comprese sanzioni di carattere economico – da infliggere all’alleato turco. Il segretario di Stato Mike Pompeo ha dichiarato che il presidente sta esaminando “tutte le opzioni” in virtù di quanto concesso dalla American Adversaries Through Sanctions Law. Secondo le stime, la Turchia sarebbe stato uno dei quattro principali clienti stranieri per il programma insieme a Giappone, Australia e Regno Unito.

Fonti del governo americano hanno annunciato, tuttavia, che potrebbero esserci ancora delle scappatoie per evitare il taglio completo degli F-35. Trump ha dichiarato: “Stiamo lavorando, vedremo cosa accadrà”, facendo ricadere la colpa sull’operato del suo predecessore, Barack Obama, e accusandolo per non aver “offerto” prima il sistema di difesa aerea Patriot all’alleato turco. La Turchia aveva infatti avanzato la necessità di dotarsi di un sistema d’arma avanzato per difendere il proprio spazio aereo, ma secondo le informazioni in possesso della stampa la Nato aveva ignorato la richiesta, portando Ankara a bussare alla porta del Cremlino. Secondo quanto riportato dalla rivista militare Star&Stripes però l’accusa sarebbe ingiusta, poiché gli Stati Uniti hanno cercato di vendere il missile Patriot alla Turchia almeno dal 2013, ma Erdogan avrebbe declinato già in passato l’offerta in virtù della volontà di trasferire la tecnologia missilistica sul suolo turco per permettere al suo paese di sviluppare e costruire i propri missili. Questa richiesta sarebbe invece stata accolta immediatamente da Mosca, che ha già dichiarato di voler coinvolgere la Turchia nello sviluppo del più nuovo e letale sistema d’arma S-500, e di voler appaltare la produzione degli S-400.

“Oltre a minacciare la sicurezza di piattaforme come l’F-35, gli appalti turchi dell’S-400 ostacoleranno la capacità della tua nazione di migliorare o mantenere la cooperazione con gli Stati Uniti e all’interno della NATO, portando a un’eccessiva dipendenza strategica ed economica della Turchia nei confronti della Russia. Minando l’industria della difesa estremamente valida della Turchia e i suoi ambiziosi obiettivi di sviluppo economico “, ha scritto in una nota il segretario alla Difesa americano Patrick Shanahan. La lettera della Casa Bianca si chiudeva comunque con parole d’incoraggiamento, che definiscono l’alleanza strategico-militare tra l’America, la Nato e la Turchia come “forte” e duratura. Non è detta l’ultima parola dunque. Se Ankara vedrà mai o meno un caccia F-35 con impresso sulla fusoliera “stealth” l’emblema della falce di luna e la stella a cinque punte lo dirà il tempo, e le operose trattative diplomatiche che a nostra insaputa potrebbero riservare delle sorprese, e magari delle contropartite all’altezza delle pretese americane.

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