Lo storico summit fra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Kim Jong-un, leader della Corea del Nord, potrebbe tenersi a metà giugno a Singapore. A riferirlo, i media sudcoreani, che ritengono che la scelta sia ricaduta sul territorio del piccolissimo Stato asiatico Non ancora una scelta definitiva. Alcuni ritengono che possa essere la località di Panmunjeom. Altri avevano proposto la Mongolia. Ma ora le ipotesi convergono su Singapore.

Nei giorni scorsi, il presidente Trump aveva parlato delle possibili località in cui tenere l’incontro. “Stiamo valutando diversi Paesi, incluso Singapore. Stiamo anche valutando la possibilità di tenerlo presso la Casa della Pace (a Panmunjeom ndr)”. L’idea del presidente Usa è che la scelta della zona demilitarizzata, su cui lui sta puntando molto, possa avere un valore simbolico molto importante.

Fare un vertice con Kim nell’area del confine fra le due Coree avrebbe sicuramente un impatto visivo e propagandistico molto diverso da Singapore. Ma qui giocano altri fattori, soprattutto di carattere mediatico e di intelligence. La zona demilitarizzata, soprattutto in ambienti Usa, significa dare l’immagine che sia Kim Jong-un a ricevere Trump e non un incontro paritario. Giochi di propaganda che però hanno un’importanza non del tutto relativa.

Le tappe per giungere all’accordo

Come riporta Agenzia Nova, fonti locali hanno riferito che tre funzionari della Cia ed esperti del programma nucleare, sempre degli Stati Uniti, sono stati a Pyongyang per circa una settimana dalla fine di aprile. Scopo del viaggio era comprendere le possibilità autentiche di un dialogo che riguardasse la denuclearizzazione della penisola. E preparare il dossier da presentare sul tavolo del presidente Trump in vista del summit.

Le visite degli esperti dell’intelligence Usa sono giunte subito dopo la notizia del viaggio di Mike Pompeo a Pyongyang per incontrare Kim Jong-un. Una notizia inaspettata, che però ha fatto capire a tutti l’assoluta priorità per gli Stati Uniti di sbloccare, una volta per tutte, la questione coreana. 

Kim Jong-un, durante il vertice con il suo omologo della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha confermato di essere pronto a riflettere sulla denuclearizzazione. Ma solo se questo processo di smantellamento dell’arsenale atomico vale per tutta la penisola coreana. E con garanzie assolute di pace. John Bolton aveva parlato, a tal proposito, di modello “Libia”. Ma visti i risultati, è dubbio che Kim possa fidarsi di Washington se il modello proposto è quello che, dopo pochi anni, ha visto la fine della Libia e la morte di Muhammar Gheddafi.

Gli Stati Uniti puntano a un accordo che preveda l’accesso ai siti nucleari da parte degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea). Washington avrebbe già preso contatti con chi di dovere nella sede Aiea per avviare questo eventuale programma di ispezioni. E Kim sembra essere d’accordo. Ma la differenza è sulla tempistica.

Due visioni diverse sui tempi

Il nuovo segretario di Stato, Pompeo, ha dichiarato che il governo americano vuole ad avviare lo smantellamento di tutto il programma nucleare nordcoreano “senza ritardi”. È quella volontà che si sintetizza nel concetto espresso da Josh Pollack, ricercatore associato presso l’Istituto di studi internazionali di Middlebury a Monterey: “Si chiama Cvid, smantellamento completo, verificabile, irreversibile del programma nordcoreano”, ha dichiarato alla Cnn. Cvid è l’acronimo in inglese di “complete, verifiable, irreversible dismantlement”.

Per la Corea del Nord, la questione è diversa. Finire con il programma nucleare significa ridisegnare completamente una strategia di Stato, non solo nella sfida con il resto del mondo. Il governo nordcoreano, in questi anni, ha sostanzialmente plasmato la Corea del Nord sull’atomica. Tanto che anche in costituzione si definisce come potenza nulceare. Questo implica che la conversione del Paese sia lunga, difficile e da fare con estrema cautela. Ed esistono segmenti interni al regime che non vogliono smantellare l’arsenale.

Proprio per questo motivo, Mike Pomepo, nelle tappe di avvicinamento al summit, si è mostrato aperto ma molto cauto. Kim Jong-un è pronto a trattare, ma potrebbe anche avviare un processo lento e complesso, che richiederà tempi estremamente più lunghi di quanto possa credere Trump. E potrebbe anche avviarsi una trattativa basata su concessioni contro concessioni, tale per cui tavolo dei negoziati possa anche saltare. 

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