Tante cose importanti sono successe in questa visita parigina di Donald Trump, invitato a festeggiare la ricorrenza della révolution da Emmanuel Macron.

Una mossa con cui il presidente transalpino rilancia la sua volontà di rinverdire la storica grandeur. E così, dopo aver incontrato Vladimir Putin, invitato anche lui a Parigi a fine maggio, incontra il presidente degli Stati Uniti.

Un viaggio europeo accolto con sollievo da quest’ultimo, in quanto gli consente di fuggire, almeno momentaneamente, le strette del Russiagate, scandalo al quale vogliono inchiodarlo i suoi avversari.

Una visita, peraltro, che permette a Trump di dimostrare come sia meno isolato a livello internazionale di quanto appaia, soprattutto dopo le polemiche divampate in seguito al vertice di Amburgo, dove l’accordo sul clima, tema peraltro del tutto secondario per i grandi della Terra (al netto di quanto affermano), l’ha visto solo contro tutti.

Ma ciò che è successo a Parigi ha a che vedere anche con altro e ben più problematico (almeno come strascico temporale). Macron ha infatti confermato quanto aveva affermato durante il precedente incontro con Putin (vedi Piccolenote), ovvero che «l’allontanamento» e la «destituzione di Bechar al Assad» non è più «una condizione preliminare» all’intervento della Francia nelle trattative sulla Siria.

«In effetti abbiamo cambiato la dottrina francese riguardo la Siria», ha affermato Macron, «per poter ottenere dei risultati e lavorare in maniera più stretta con i nostri partner, in particolare gli Stati Uniti d’America».

Ancora più clamorosa l’aggiunta, quando ha spiegato che «sono quasi sette anni che abbiamo chiuso la nostra ambasciata a Damasco e non abbiamo più alcun contatto con Bachar al-Assad e che abbiamo posto questa condizione [la destituzione di Assad ndr.], senza aver ottenuto alcun effetto».

Parole clamorose perché si ipotizza, neanche troppo velatamente, la possibilità di riprendere i rapporti con Damasco, a tutt’oggi alquanto isolata a livello internazionale.

L’inversione di marcia francese, non del tutto inattesa anche se non in questi termini, giunge dopo l’accordo sulla Siria tra Trump e Putin avvenuto nell’incontro di Amburgo.

Un vertice che ha prodotto una tregua nel Sud-Ovest della Siria che dura già da cinque giorni: forse pochi altrove ma tanti per il teatro di guerra siriano, come ha ricordato giustamente il presidente americano a Parigi.

Significativo che sull’aereo che lo portava nella capitale francese Trump abbia spiegato come quell’incontro avrà un seguito, dal momento che ha chiesto dl Dipartimento di Stato di lavorare sul dossier e di produrre una «road map» successiva.

Ma questo è il futuro, ad oggi va ricordato che grazie a questa tregua «molte vite sono state salvate», come ha ricordato Trump, il quale ha affermato che questi sono i benefici prodotti da un rapporto non conflittuale con Mosca. Quella linea che tanto odio gli sta procurando in seno a quegli ambiti (americani e non) che spingono per un confronto più aggressivo con Mosca.

Nel ribadire tale linea, Trump sta dimostrando di non essere eccessivamente turbato da tale contrasto e di voler andare dritto per la sua strada. Una strada che pare aver trovato convergenze con quella imboccata dalla nuova presidenza francese.

Tali convergenze rendono la posizione di Trump più forte e la via della diplomazia meno disagevole (con tutte le cautele del caso: il caos siriano non permette illusioni).

Va infine notato che prima di questo incontro sia l’amministrazione americana che la presidenza francese avevano messo in guardia su un possibile attacco chimico da parte di Damasco. Eventualità che, avevano assicurato ambedue, avrebbe comportato adeguata risposta.

Probabile che lo sfoggio muscolare pregresso sia servito per tranquillizzare le ali estreme, in modo da poter usufruire di una maggiore capacità di manovra. Questo almeno quanto si può ipotizzare da un’analisi ex post.

D’altronde, come accennato, il caos siriano richiede cautele e prudenze inusuali; e altrettanto inusuali capacità diplomatiche. Come inusuali rispetto a quanto accaduto finora sono le convergenze emerse in terra francese, le quali alimentano la speranza che si possa finalmente intravedere l’inizio della fine del tunnel.

Nota a margine. Per inciso, sembra che il vertice parigino produrrà anche una novità in merito alle problematiche del clima. Ne scriveranno altri; in questa sede, dove si è trattato delle novità riguardanti l’epicentro dello scontro globale (guerra siriana, appunto), interessa il giusto…

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