È sempre stato il suo pallino. Donald Trump ha sempre fatto del muro al confine con il Messico il suo cavallo di battaglia, soprattutto in campagna elettorale. Ma come realizzarlo? E, soprattutto, chi lo pagherà? Per il presidente americano l’ampliamento della barriera – iniziata sotto la presidenza di George H. W. Bush e proseguita sotto quella di Bill Clinton – è fondamentale, tanto da bloccare qualsiasi attività amministrativa negli Stati Uniti fino a quando non verranno inseriti nella finanziaria i fondi necessari per la sua realizzazione.

Proprio ieri, il presidente americano ha scritto su Twitter, dopo un incontro con il suo vice, Mike Pence, e i leader democratici al Congresso, Nancy Pelosi e Chuck Schumer: “Stiamo pianificando ora una barriera d’acciaio piuttosto che un muro di cemento. È una soluzione sia più forte sia meno invadente. Una buona soluzione e made in Usa”.

Ieri, come riporta il Washington Post, la Casa Bianca ha inviato una lettera ai leader del Congresso in cui si stabilisce la “centralità in ogni strategia” del muro al confine con il Messico e si rilancia il suo ampliamento per oltre 234 miglia. Inoltre, Trump sarebbe pronto a stanziare 800 milioni di dollari “per far fronte alle urgenti necessità umanitarie” e cambiamenti per i minori non accompagnati che arrivano alla frontiera.

Ed è proprio quest’ultimo punto a interessare maggiormente i democratici in quanto il presidente americano sarebbe disposto a ripristinare – scrive sempre il Washington Post – “un programma dell’era Obama che consentiva ai bambini in Guatemala, Honduras e El Salvador di richiedere lo status di rifugiati negli Stati Uniti”.

Nei giorni scorsi, inoltre, Trump aveva minacciato: “O finiamo di costruire il muro o chiudiamo il confine meridionale. In Honduras dicono si stia formando una nuova carovana. Taglieremo tutti gli aiuti a Honduras, Guatemala e El Salvador che non fanno nulla per gli Stati Uniti”.

Per il presidente americano chiudere il confine è sia una questione di sicurezza che economica: “Gli Stati Uniti perdono così tanti soldi nei rapporti commerciali con il Messico regolati dal Nafta, oltre 75 miliardi di dollari all’anno (senza contare il denaro prodotto dalla droga che ammonta a molto più di quella cifra) che io considererei la chiusura del confine meridionale un’operazione per generare profitti. Costruiamo il muro o chiudiamo il confine meridionale”.

Per il tycoon infatti il muro è legato a doppio filo con il Nafta – ovvero l’Accordo nordamericano per il libero scambio siglato da Stati Uniti, Canada e Messico – che, secondo l’amministrazione Trump danneggerebbe l’economia Usa. “O finiamo di costruire il muro o chiudiamo il confine”, ha ribadito Trump.

I media americani, inoltre, hanno fatto sapere che una nuova carovana si starebbe muovendo verso gli Stati Uniti. 

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