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Nella giornata del 7 giugno, parlando a un evento organizzato a Cincinnati alla presenza del Governatore del Kentucky Matt Bevin e di una nutrita folla di lavoratori locali, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il varo dell’atteso programma di sviluppo infrastrutturale che costituiva uno dei principali capisaldi della sua campagna elettorale. L’obiettivo di Trump è veicolare sulle infrastrutture strategiche come porti, autostrade e oleodotti, un volume di investimenti pari a circa 1.000 miliardi di dollari nei prossimi anni: investimenti che l’amministrazione punta a generare tanto attraverso il meccanismo della spesa pubblica quanto sfruttando il tramite di politiche di incentivazione all’iniziativa privata.Per concretizzare il suo ambizioso progetto, Trump punta non tanto a incentivare la privatizzazione dei nuovi asset strategici quanto a sdoganare la formula del partenariato pubblico-privato: l’impiego di 200 miliardi di dollari di fondi pubblici attraverso investimenti diretti e stimoli fiscali dovrà generare un effetto leva tale da incentivare 800 miliardi di investimenti privati, come riportato da David van Slyke su Politico. La partnership tra istituzione pubblica e aziende private rappresenta, sul lungo termine, una soluzione preferibile alle semplici privatizzazioni sotto il profilo dell’utilità collettiva, ma al tempo stesso necessita di essere sviluppata con sagacia e programmazione: non è auspicabile, ad esempio, una situazione in cui alla collettività è sobbarcata tutta la gamma dei costi e dei rischi legati all’implementazione e alla realizzazione del progetto di un’infrastruttura, garantendo conseguentemente all’azienda privata la totalità dei benefici economici. Per questo van Slyke ha puntualizzato che la leva degli investimenti pubblici potrà essere globalmente vantaggiosa solo se, da un lato, l’amministrazione Trump sarà in grado di ripartire efficacemente oneri e benefici tra settore pubblico e settore privato e, dall’altro, le partnership non saranno considerate compartimenti stagni indipendenti ma saranno inserite in un progetto coerente.Molti punti di interesse del programma infrastrutturale sono stati oggetto, negli ultimi tempi, di una considerazione particolare da parte dell’amministrazione: tra questi, si segnala senz’altro l’oramai celebre oleodotto DAPL (Dakota Access Pipeline), divenuto oggetto di intense manifestazioni di protesta da parte delle comunità di nativi americani di Standing Rock. L’obiettivo di Trump è impostare un piano di ampia portata avente prospettiva decennale, che nelle intenzioni del Presidente dovrebbe rappresentare la pietra miliare del suo economico e consentire la creazione di decine di migliaia di posti di lavoro. L’ispirazione è di chiara matrice roosveltiana: Trump immagina di poter rendere le infrastrutture il volano di una crescita prolungata e continua. La volontà di spingere sul rilancio dell’occupazione interna, dell’agire nei confronti dei forgotten men secondo un modus operandi già sperimentato in contesti e epoche storiche difficilmente paragonabili a quelli attuali si scontra, in ogni caso, con le difficoltà contingenti dell’economia americana e con precise scelte politiche che lo stesso Trump ha contribuito ad alimentare nel corso dei primi mesi del suo mandato.  Le ultime linee guida del budget federale per il 2018, ad esempio, prevedono un vistoso taglio del 16% agli stanziamenti di fondi allo United States Engeneering Army Corp, l’unità di genieri i cui membri sono deputati alla sorveglianza delle infrastrutture strategiche e a cui fanno riferimento le autorità pubbliche per decidere la strutturazione e i percorsi di vie d’acqua, oleodotti ecc. Tale iniziativa va dichiaratamente in controtendenza con la scelta di puntare in misura tanto massiccia sullo sviluppo infrastrutturale; al tempo stesso, numerosi dubbi aleggiano circa la possibilità che la costituzione di partnership tra enti pubblici e soggetti privati possa ripercuotersi sui consumatori sotto forma di aumenti delle tariffe di numerosi servizi come il trasporto ferroviario o i costi dell’energia. La sfida delle infrastrutture di Trump è solo agli inizi: tuttavia, essa potrà avere successo solo se l’amministrazione sarà in grado di inserirla in un quadro di politiche ad ampio respiro orientate sul lungo periodo.

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