Netanyahu, Putin e Trump stanno cercando di evitare ogni tipo di scontro militare in Siria. Questo è quanto rivelato da alcune fonti interne alle forze militari israeliane a Debka, sito legato all’intelligence israeliana. L’idea è che, nonostante le parole e i gesti di sfida, la situazione sia molto diversa. I tre leader, quello israeliano, russo e statunitense, non vogliono che in Siria scoppi una guerra che comporti anche scontri che coinvolgano i tre Stati. Almeno non direttamente. I rischi sono troppo elevati e l’effetto-domino potenzialmente disastroso.

Le parole, insomma, non corrispondono perfettamente ai fatti. Com’è normale che sia. E in Siria si sa che la situazione potrebbe veramente degenerare e tutti stanno correndo ai ripari. Lo stesso Israele, che ha bombardato a più riprese le forze siriane, sembra essere intenzionato più che altro a fare pressioni molto dure su Mosca per costringere l’Iran ad abbandonare la Siria. Troppi i rischi e troppo vasto l’eventuale fronte di guerra. E Israele non è più così sicuro, adesso, di avere la superiorità militare per confrontarsi con tutti i suoi nemici né di avere l’appoggio della comunità internazionale.

Secondo anonime “fonti israeliane di alto livello” che hanno parlato a Debka, sembra che il primo marzo, a causa delle pressioni della Russia, l’Iran abbia rinunciato al suo piano per stabilire una base navale nel porto siriano di Tartus e che “Israele era soddisfatto di un processo che aveva portato a una certa moderazione nell’attività iraniana in Siria”. Parliamo di fonti anonime, quindi è lecito anche dubitare della loro valenza. Ma certo movimenti in Siria fanno credere che qualcosa stia cambiando. E l’incontro di domani fra Netanyahu e Trump alla Casa Bianca potrebbe essere importante per capire fino a che punto la diplomazia russa abbia scavallato anche l’opzione più dura imposta da Israele.

L’idea è che ci si trovi di fronte a due tipi di narrazione. La prima, quella “ufficiale”, tesa a impressionare l’opinione pubblica interna ed esterna (anche in vista delle elezioni, per la Russia, e alle pressioni interne, come in Israele e Usa). La seconda, quella reale, che si incardina nella diplomazia ed è fatta anche di pressioni molto dure e di messaggi “in codice”, come gli attacchi e gli spostamenti delle truppe. 

L’obiettivo di questi tre leader, in particolare di Trump e di Putin, è di evitare che la guerra si estenda alle proprie truppe. Entrambi stanno cercando di capire come rassicurare Israele mentre il Cremlino lavora per dare ampie garanzie all’Iran come partner strategico mediorientale. Ed entrambi vogliono trovare una exit strategy che li allontani dalla guerra in Siria ma soprattutto dal possibile confronto fra i due Stati. Dove resta, soprattutto per la Russia, il nodo Ghouta

La situazione, in questo senso, non è affatto semplice. I partner regionali delle due potenze sono già in guerra fra loro e c’è rischio che, a un certo punto, i vertici militari di Russia e Stati Uniti siano costretti a dover scendere in campo. La Turchia bombarda le forze siriane, Israele colpisce Siria ed Hezbollah, le milizie curde combattono contro le forze turche e gli Stati Uniti colpiscono i convogli degli alleati russi e, nell’ultimo, a Deir Ezzor, hanno ucciso forse anche centinaia di contractors russi. Il tutto mentre l’aeronautica russa continua a martellare le roccaforti jihadiste insieme alle forze del governo di Damasco.

Insomma, finora lo scontro diretto non si è avuto. Ma il pericolo, per tutti, è che si arrivi a un punto in cui non si possa più evitare. Ed è su questo che stano lavorando le cancellerie delle maggiori potenze coinvolte in Siria. Israele, in questo senso, è certamente l’ago della bilancia. Netanyahu chiede il pugno di ferro contro l’Iran e le sue operazioni in Siria, ma questa volontà si scontra finora con l’alleanza tra Mosca e Teheran e con una certa diffidenza americana di arrivare direttamente allo scontro con le forze iraniane.

Finora tutti hanno colpito i “proxy”, in particolare le milizie sciite e quelle di Hezbollah. Ma a Tel Aviv vogliono qualcosa di più e Netanyahu lo chiederà domani alla Casa Bianca. Ma quello che nessuno vuole è che Israele, Russia e Stati Uniti si ritrovino coinvolti in scontri tra di loro. Perché ormai non è più una guerra per procura e il pericolo che si concretizzi in qualcosa di più ampio e diretto diventa sempre più alto. Ma tutto dipenderà dagli eventi. Disinnescare la bomba siriana, ora, è molto complicato.

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