Donald Trump continua nella sua lotta all’immigrazione e conferma il suo piano per un drastico taglio all’arrivo dei rifugiati. Secondo quanto riporta il New York Times, negli uffici della Casa Bianca circola insistentemente la voce che il presidente Usa vuole approvare un nuovo taglio al tetto di rifugiati ammessi sul suolo americano. 

Nel 2017, la presidenza degli Stati Uniti aveva già approvato un taglio drastico alle persone ammesse. Il tetto era stato posto a 45mila ingressi: il minimo storico da quanto era stato approvato il programma di ingressi nel 1980. Ma adesso quella cifra potrebbe essere dirotta in maniera ancora più feroce, arrivando alla quota di 25mila per il 2019. Un taglio del 40% agli ingressi rispetto al piano stabilito per il 2018 e che rientrerebbe addirittura in un programma ancora più ridotto per gli anni a venire. Secondo Stephen Miller, consigliere politico di Trump e artefice dell’agenda dell’amministrazione Usa sul tema migratorio, l’obiettivo è raggiungere il tetto dei 15mila.

Il quotidiano newyorchese ha chiesto delucidazioni ad alcuni funzionari del governo per cercare conferme o smentite riguardo alla possibilità di questo taglio. Ma le dichiarazioni dei funzionari non hanno dato le risposte che si aspettava la testata americana. Di sicuro però c’è un dato: da quanto hanno detto, tra le righe, le persone intervistate, la Casa Bianca ci sta pensando sul serio. Uno di loro ha parlato di “crisi migratoria” che sta colpendo il Paese. Di fatto confermando che l’agenda Miller, nell’amministrazione Usa, è presa molto sul serio. E che il taglio agli ingressi è un punto fondamentale del programma di Trump.

“Nel determinare un adeguato tetto di rifugiati per il 2019, l’amministrazione prenderà in considerazione l’intero carico umanitario, legale e illegale – inclusi rifugiati in cerca di asilo, rifugiati non in cerca di asilo e altre categorie come giovani immigrati speciali, minori non accompagnati, persone con status di protezione temporanea e altri programmi correlati”. Questa la conclusione dell’anonimo funzionario intervistato. “La maggior parte dei richiedenti asilo sono immigrati illegali”, ha continuato. E questi casi non solo creano, a detta dell’amministrazione, un problema per le casse dello Stato, ma anche “sfide enormi per la sicurezza”.

Un taglio che, ovviamente, farà esplodere, se confermato, il dibattito interno alla politica americana. L’amministrazione Trump è da sempre oggetto di critiche per la forte politica anti-immigrazione promossa dall’insediamento alla Casa Bianca. Il tetto ai 45mila ingressi era già stato una concessione del presidente dopo le pesanti critiche subite e con il rischio di creare una spaccatura all’interno del Partito repubblicano, specialmente con i numeri del Congresso.

Ma adesso, con l’avvicinamento delle elezioni di Midterm e con la scelta di Trump di scontrarsi direttamente contro l’opposizione, come avvenuto nel caso dell’incontro con Vladimir Putin, l’amministrazione sembra voler tirare dritto. Probabilmente consapevole che la polarizzazione dello scontro influisca in maniera positiva sul consenso in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, a cui il presidente vuole arrivare portando con sé le promesse mantenute. 

Tra queste c’era proprio lo stop all’immigrazione clandestina e la riduzione del numero di rifugiati ammessi attraverso il Programma governativo. Una promessa che solletica l’America profonda e che conferma essere uno degli obiettivi prioritari dell’attuale presidenza, che punta sul cosiddetto elettorato Wasp, l’acronimo per “White Anglo-Saxon Protestant”.

Ora il destino del programma si fonda su Casa Bianca e Dipartimento di Stato. L’anno scorso fu anche la forte opposizione di larga parte del Dipartimento e del Pentagono (il programma aiuta anche coloro che servono come civili i militari all’estero, per esempio i traduttori delle truppe) a far desistere Trump dai tagli draconiani. Ma quest’anno c’è Mike Pompeo, che non è Rex Tillerson. E soprattutto, sembra che l’attuale Segretario di Stato abbia vicino a sé uomini della cerchia di Miller. E ne condivide l’approccio duro sul tema migratorio. 

 

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