“Caro signor presidente”, inizia così, come una qualunque lettera, la missiva inviata da Donald Trump a Kim Jong-un con cui il presidente Usa annuncia l’annullamento del summit di Singapore.

Un vertice cercato da entrambe le parti, ma che, dopo i commenti entusiastici dello stesso Trump, nelle ultime settimane sembrava essere destinato a non avvenire. Troppe le divergenze e troppe le minacce.

Le minacce degli Stati Uniti

Negli ultimi giorni, l’amministrazione americana aveva paventato nei confronti della Corea del Nord il rischio di diventare come la Libia nel caso di mancata firma dell’accordo. 

L’ipotesi Libia non era, ovviamente, casuale. John Bolton fu il primo a ipotizzare il modello libico per la Corea, ma riguardava il processo di denuclearizzazione. L’idea era di copiare il processo di smantellamento del programma nucleare di Tripoli dei primi anni del Duemila.

Il modello non aveva naturalmente attratto le simpatie di Kim e dei vertici nordcoreani. Tutti hanno visto le immagini della Libia dopo la guerra e tutti hanno visto la morte del leader, Muhammar Gheddafi. Parlare di modello libico è sembrato un vero e proprio azzardo, se non un errore grossolano.

Dopo aver parlato di modello-Libia, Mike Pence ha però fatto un ulteriore passo falso. Con una dichiarazione che è risuonata come una vera e propria minaccia, il vice presidente Usa ha detto alla Corea che avrebbe fatto la fine della Libia se non avesse accettato la proposta di Washington. 

Lo smantellamento di Punggye-ri e le minacce coreane

Le parole di Mike Pence non hanno sortito effetti positivi sulla volontà di Pyongyang. Il vice ministro degli Esteri della Corea del Nord, Choe Son-hui, in risposta a quanto affermato dal vice presidente Usa, si era lasciato andare a frasi assolutamente poco distensive.  “Come persona che si occupa degli affari esteri Usa, non posso celare la mia sorpresa per l’ignoranza e la stupidità dei commenti del vicepresidente”, ha detto il funzionario nordcoreano. E ha definito Pence una “marionetta politica“.

Choe Son-hui aveva anche suggerito che, in caso di sospensione dei colloqui, si sarebbe andato incontro a una “prova di forza nucleare“.”Se gli Stati Uniti ci incontreranno in una sala riunioni o ci incontreranno durante uno scontro nucleare, dipende interamente dalle decisioni e dai comportamenti degli Stati Uniti”.

Parole di fuoco che però non hanno fatto cambiare idea a Kim Jong-un sullo smantellamento del sito dei test nucleari di Punggye-ri, avvenuto oggi con la presenza dei giornalisti di Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina e Corea del Sud. 

La scelta di Trump

Nonostante la distruzione del sito, Trump ha deciso di cancellare il summit. “Purtroppo, sulla base della enorme rabbia e della aperta ostilità mostrata nella vostra recente dichiarazione, credo sia inappropriato, in questo momento, organizzare questo meeting”, scrive il presidente Usa a Kim. “Per questo, lasci che questa lettera illustri che il summit di Singapore, per il bene di entrambe le parti ma a svantaggio del mondo, non si svolgerà“.

“Lei parla delle vostre capacità nucleari, ma le nostre sono così imponenti e potenti che io prego Dio affinché non debbano mai essere usate”. 

Sembrano essere state proprio le parole di Choe Son-hui a cambiare la predisposizione di Trump al summit. Probabilmente, il presidente Usa non ha voluto incassare il colpo delle dichiarazioni di fuoco che provenivano da Pyongyang. Dichiarazioni che seguono le tensioni con la Cina e le minacce dell’annullamento del vertice di Singapore da parte nordcoreana dopo la notizia delle esercitazioni congiunte fra forze americane e della Corea del Sud.

L’escalation di tensione, culminata con questa cancellazione del summit, fa ritenere che l’annullamento del meeting non sia solo il frutto di queste schermaglie dialettiche. Qualcosa, anche a livello sotterraneo, deve essere andato storto. Poi si è aggiunta le retorica minatoria e bellica di entrambe le parti ad esacerbare i toni dello scontro.

Un’occasione persa?

La lettera di Trump si conclude con un auspicio e con un rammarico. “Se cambia idea in relazione a questo importante summit, non esiti a chiamarmi o a scrivermi. Il mondo, e la Corea del Nord in particolare, ha perso una grande opportunità per una pace duratura, per grande prosperità e benessere. Questaoccasione persa è davvero un momento triste nella storia”.

La speranza è che si torni a dialogare. Ma ci sono i presupposti, almeno nell’immediato? Le divergenze e la totale assenza di fiducia, da una parte e dall’altra, sembrano essere, per ora, insormontabili. Tuttavia, Trump ci ha abituati a grandi bluff o a cambiamenti repentini. E chissà se anche questa volta siamo di fronte a un gesto di questo tipo.

Certo è che, dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, questo gesto di Trump rischia di far sprofondare di nuovo il mondo in un abisso di tensioni. Si torna a parlare di forze armate e potenza nucleare. E dal nobel per la Pace, sembra di essere tornati ai tempi di “Rocket man”. Non un bel giorno per il mondo.

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