Le forze armate americane arrivano in Israele per un’importanteesercitazione militare congiunta con le forze armate dello Stato ebraico. Le manovre inizieranno la prossima settimana e avranno come scenario la simulazione di un attacco su vasta scala subito da Israele con il lancio di migliaia di missili. In poche parole l’esercitazione militare biennale nota come Juniper Cobra – quest’anno alla sua nona edizione – simula una possibile guerra con Hezbollah che, ormai è noto, rappresenta uno degli obiettivi principali della politica israeliana e statunitense in quanto avamposto iraniano al confine con Israele. Il fatto che si riproduca uno scenario di conflitto con un fitto lancio di razzi rappresenta un segnale inequivocabile della volontà di esercitarsi su una guerra con il partito di Dio, dal momento che l’arsenale missilistico di Hezbollah è considerato dall’intelligence militare di Tel Aviv come una minaccia per tutto il territorio del Paese. E, nonostante la cadenza biennale dell’esercitazione, che la rende di fatto una scadenza periodica e dunque non organizzata allo scopo di rispondere all’attuale escalation diplomatica con il Libano, è evidente che oggi questo tipo di esercitazione assume un significato particolare. Anche perché questa è soltanto l’ultima di una serie di esercizi bellici iniziata dall’esercito israeliano per un possibile confronto con Hezbollah sul confine libanese. Con la differenza, questa volta, che a esercitarsi con Israele ci saranno sul campo anche le forze americane, interessate a mostrare la sinergia con gli israeliani in questo preciso momento storico.

Come riporta il Jerusalem Post, mercoledì il ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha detto che se la guerra scoppierà di nuovo con il Libano, Beirut “pagherà il prezzo intero” per il radicamento dell’Iran nel paese. Parlando a una conferenza annuale tenuta dall’Istituto di studi sulla sicurezza nazionale dell’Università di Tel Aviv, Lieberman ha detto che il Libano sarà ritenuto responsabile di una futura guerra poiché, “guidato dal gruppo terrorista di Hezbollah, ha sacrificato i suoi interessi nazionali sottomettendosi completamente all’Iran”. “L’esercito del Libano e gli Hezbollah sono la stessa cosa” ha continuato Lieberman con toni durissimi, quasi da dichiarazione di guerra. “Pagheranno tutti il ​​prezzo intero in caso di un’escalation”, ha proseguito “e se scoppierà un conflitto nel nord, anche i ‘boots on the ground’ sono un’opzione. Non consentiremo scene come nel 2006, dove abbiamo visto i cittadini di Beirut sulla spiaggia mentre gli israeliani a Tel Aviv scappavano in rifugi. Se la gente a Tel Aviv sarà nei rifugi antiaerei, tutta Beirut sarà in rifugi antiaerei”.  Parole durissime e che hanno rappresentato l’ennesimo segnale di un’escalation tra Libano (e non solo Hezbollah) e Israele che va avanti ormai da mesi. Israele ormai da anni continua a parlare di una crescente influenza iraniana in Libano. Ed è stato lo stesso Lieberman ad aver detto, lo scorso agosto, al Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, che l’Iran sta “lavorando per creare fabbriche di armi accurate all’interno del Libano stesso”. Una tesi fra l’altro ribadita anche recentemente dal generale israeliano Ronen Manelis che, in una rara dichiarazione pubblicata in arabo nei media libanesi, ha accusato l’Iran di aver trasformato il Libano in “una grande fabbrica di missili”. Come già riportato in questa testata, le parole di Manelis furono le seguenti: “Attraverso le azioni e l’inazione delle autorità libanesi, il Libano si sta trasformando in una grande fabbrica di missili, mentre gran parte della comunità internazionale guarda dall’altra parte. Non si tratta più di trasferimenti di armi, denaro o consiglieri militari. Di fatto, l’Iran ha aperto una nuova filiale, la filiale del Libano”.

Lieberman ha poi aggiunto un altro problema, che s’interseca con il rinnovato impegno americano nelle esercitazioni congiunte. E cioè che per Israele il fronte libanese diventa un unico blocco insieme a quello siriano. “Il fronte settentrionale di Israele si estende fino alla Siria; non è solo il Libano. Non sono sicuro che il governo siriano possa resistere ai tentativi di Hezbollah di trascinarli in una guerra con Israele”. E a questo punto, dopo le ennesime minacce, il rischio è che si possa arrivare prima a un incidente che scateni una guerra che nessuno sembra in grado di fermare né di volerla impedire, specialmente nel governo israeliano. Lunedì, Hadashot TV ha riferito che Hezbollah ha minacciato di aprire il fuoco contro i soldati israeliani se Israele non fermerà la costruzione della sua barriera lungo il confine tra Israele e Libano. Il messaggio è stato consegnato a Gerusalemme tramite il comando Unifil. Nel frattempo, Israele ha ripetuto di considerare le trivellazioni di gas nelle acque contese fra Libano e Israele come una provocazione di Beirut e ha minacciato ritorsioni. In questo, gli Stati Uniti rappresentano un fattore di garanzia per Israele ma anche un attore che gioca una doppia partita in quella regione. Da una parte ha l’obiettivo di colpire Hezbollah; dall’altra parte, vuole mantenere il controllo delle province siriane. Il tutto con un unico obiettivo: fermare ogni possibile espansione della geopolitica iraniana.

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