È un evento passato quasi in sordina, eppure nello scenario mediorientale ha un suo aspetto importante e molto più che simbolico: il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman, ha effettuato nei giorni scorsi il suo primo viaggio all’estero da quando è stato insignito dal padre con questo ruolo che lo pone, già da oggi, uomo forte della monarchia wahabita. Il paese scelto per questo primo approdo all’estero da erede al trono non è certo un caso: si tratta infatti dell’Egitto che, se pur non sposando in toto la linea anti iraniana saudita, appare un saldo alleato di Riyadh nella regione soprattutto sotto un profilo economico; ma quel che più è rimasto impresso in chi ha seguito la visita di Mohamed bin Salman al Cairo, è senza dubbio il tono utilizzato in alcune delle sue dichiarazioni ai quotidiani egiziani. In particolare, il rampollo dei Saud è stato molto duro nei confronti della Turchia di Erdogan, con la quale i rapporti non sono più saldi già da diversi anni.

“La Turchia appartiene al triangolo del male”

Mohamed bin Salman è apparso netto e con le idee molto chiare nel corso del suo discorso intrattenuto con i giornalisti di Al-Shorouk, uno dei principali quotidiani egiziani, in cui ha espresso quella che, secondo lui, è l’attuale asse maggiormente problematico che riguarda il medio oriente: “La Turchia fa parte del triangolo del maleha dichiarato l’erede al trono sauditaSostiene il terrorismo e l’ideologia islamista, dunque Ankara è uno dei governi più nocivi al mondo”; il triangolo è completato, ovviamente, dall’Iran e dalle sigle appartenenti ai Fratelli Musulmani, organizzazione da sempre ostile ai Saud e temuta dai regnanti del regime wahabita. Ankara e Riyadh non sono certo due governi amici; nonostante il sostegno reciproco ai ribelli anti Assad in Siria, su molti punti questi due paesi registrano da sempre ampie divergenze: vicinanza turca ai Fratelli Musulmani, per l’appunto, ma anche l’asse economico e militare tra Turchia e Qatar, così come la collaborazione di Erdogan con l’Iran nel contesto siriano post 2015.

Un attacco a tutto tondo quindi contro il paese anatolico e contro il regista politico che ne regge le sorti dal 2002, da quando cioè l’AKP del capo di Stato turco ha conquistato la maggioranza parlamentare; pesano, in queste dichiarazioni, i riavvicinamenti tra Ankara e Teheran e soprattutto la chiara presa di posizione della Turchia a fianco del Qatar subito dopo l’annuncio, arrivato nello scorso mese di giugno, dell’embargo disposto dall’Arabia Saudita e dagli altri paesi del golfo nei confronti di Doha. Ma la questione, molto probabilmente, ha carattere più generale: Ankara e Riyadh si contendono la leadership all’interno del mondo sunnita, sono queste due capitali a voler diventare traino politico ed economico della regione; è per questo che entrambe hanno cercato di buttare giù il governo sciita di Assad, ma con la sconfitta delle forze islamiste in Siria tutti i nodi e le relative rivalità sono venuti al pettine.

La guerra delle soap opera

Le parole di Mohamed bin Salman arrivano dopo uno sfregio, considerato da molti analisti come vera e propria provocazione, effettuato nei confronti della Turchia; infatti, dalla programmazione del Middle East Broadcasting Company, canale di proprietà saudita, sono state cancellate le soap opera turche, molto popolari in tutta la regione. Il discorso appare tanto politico quanto culturale; grazie a questi programmi venduti nei principali network del medio oriente, la Turchia ha potuto espandere la sua popolarità nella regione, la realizzazione di soap e film girati ad Ankara ed Istanbul appartiene ad una precisa strategia voluta da Erdogan per far accrescere l’appeal del suo paese all’estero ed in particolare nel suo mondo di riferimento, ossia quello sunnita. La cancellazione di questi programmi dunque, appare un vero e proprio affronto su tutti i piani ad opera dei Saud; dal network fanno sapere intanto che, a pesare sulla decisione, è una politica vocata al risparmio dei costi visto che le fiction arabe costano molto meno di quelle turche, ma il dato politico appare comunque molto rilevante, specie perché la decisione è arrivata praticamente improvvisa.

Da parte sua, Ankara ha reagito come prevedibile con durezza a questa mossa: il ministro turco della cultura, Numan Kurtulmus, non ha celato l’irritazione per la cancellazione delle soap turche, invitando anche il proprio collega agli esteri a prendere tutte le opportune e necessarie iniziative. “Il tempo in cui i governi decidevano cosa dovevano vedere i cittadini è passato – ha dichiarato alla tv di Stato turca il ministro Kurtulmus – Di questo i sauditi ne devono tenere conto. I nostri programmi in medio oriente sono molto apprezzati”; al momento Erdogan non ha replicato di persona, ma i suoi ministri ed il suo governo non ha nascosto il malcontento per quanto accaduto; di certo, lungo l’asse Riyadh – Ankara più di qualcosa appare quasi irrimediabilmente incrinato.

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