Anche la Turchia va all’attacco nella guerra commerciale voluta dagli Stati Uniti e dà il via ai dazi sui prodotti americani. Il governo turco inizierà a dare seguito alle tariffe doganali in risposta a quelle imposte dagli States. Si parla di dazi di ritorsione per un volume di merci di 266,5 milioni di dollari. Tariffe che, come per l’Unione europea, sono la risposta a quelle messe da Washington sull’acciaio e l’alluminio.

Come scrive Reuters, le tariffe di Ankara saranno imposte “sulle importazioni di carbone, carta, noci, mandorle, tabacco, riso non trasformato, whisky, automobili, cosmetici, macchinari e prodotti petrolchimici“. Una vasta gamme merceologica che va a colpire non solo settori chiave dell’economia statunitense, ma anche quelli in cui la Turchia può far concorrenza sul mercato con i prodotti nazionali. 

“L’onere tariffario totale imposto dalla Turchia agli Stati Uniti è proporzionato ai costi aggiuntivi che la Turchia deve affrontare a causa delle tariffe imposte dagli Stati Uniti”, ha detto il ministro dell’Economia Nihat Zeybekci in un comunicato del 21 giugno.

La Turchia come l’Unione europea

La guerra commerciale dei dazi ha avuto inizio a marzo, quando Donald Trump ha deciso di imporre dazi del 25% sull’importazione dell’acciaio e del 10% sull’alluminio. Le critiche arrivate da tutto il mondo hanno fatto temere l’avvio di una guerra commerciale. Ed in effetti, ciò che si temeva si sta avverando.

 La scelta di imporre i dazi alle importazioni Usa è arrivata 24 ore prima dell’annuncio dell’Unione europea. Ed è interessante che constatare la sovrapposizione di molti prodotti su cui sono stati imposti. L’idea è che Turchia e Unione europea siano molto vicine per quanto riguarda la politica commerciale rispetto all’America. Ed evidentemente c’è anche il desiderio turco di mostrarsi vicini, a livello commerciale, con il blocco europeo, con cui condividono larghe quote di mercato.

Lo scontro fra Stati Uniti e Turchia

Gli Stati Uniti sono il quinto Paese in cui la Turchia esporta le sue merci. È un dato molto importante e lo dimostrano anche i numeri ufficiali: il volume degli scambi è stato pari a 20,6 miliardi di dollari nel 2017. La guerra dei dazi colpisce quindi un rapporto molto consolidato fra Ankara e Washington.

Ma a questo consolidato rapporto commerciale si sono aggiunti, negli ultimi mesi, momenti di tensione sempre più gravi e che hanno minato il rapporto fra i due Stati. Gli interessi di Recep Tayyip Erdogan hanno preso una rotta sempre più separata da quella delle amministrazione americane. L’ultimo caso, quello della vendita degli F-35, è un esempio eloquente di questa difficile situazione fra i due Paesi che restano, in ogni caso, alleati all’interno della Nato.

Il problema è capire quanto possa durare questo rapporto di alleanza che si basa, in definitiva, su un’ipocrisia di fondo. I due Stati hanno interessi contrapposti che convergono, in alcuni casi, ma che possono tranquillamente divergere. La guerra in Siria ne è la dimostrazione, ma anche nei rapporti con la Russia, l’Iran, così come sul fronte dei rapporti fra Qatar e Arabia Saudita.

L’idea è che Ankara e Washington siano sempre sull’orlo di una crisi di nervi. E la guerra commerciale, in tutto questo, non solo non aiuta, ma è la cartina di tornasole di un problema molto più profondo. Gli Stati Uniti stanno perdendo i loro alleati.

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