Emmanuel Macron chiude la Francia. Il presidente parla alla nazione riguardo la terza ondata della pandemia e ammette che il governo non ha fatto totalmente il suo dovere. Il coronavirus imperversa su tutto il territorio francese, miete vittime ed è ormai considerato “fuori controllo”, con le terapie intensive che rischiano il collasso e il 44% occupato da persone sotto i 65 anni. Macron confessa che la sua strategia “ha avuto effetti, ma erano troppo limitati”, chiedendo ai cittadini una vera e propria mobilitazione nei mesi a venire per far fronte all’epidemia. “Se noi restiamo uniti, solidali, se noi sapremo organizzare le prossime settimane, allora vedremo la luce in fondo al tunnel”. Per fare questo, la Francia si chiude per quattro settimane. Il governo amplia a tutto il territorio nazionale le restrizioni già in vigore nelle aree più a rischio, coprifuoco ovunque alle 19, scuole di ogni ordine e grado chiuse e telelavoro sistematizzato. I negozi che rimarranno aperti saranno solo quelli già prestabiliti per le zone rosse.

Una scelta difficile, specialmente per un presidente che si avvicina alle elezioni e che ha fatto della guerra al coronavirus il suo vero banco di prova. Il Paese è allo stremo. Ma mentre è in ginocchio per la pandemia, lo stesso Paese appare sempre più stanco per le restrizioni che colpiscono le imprese e la vita dei cittadini. Ed è questa doppia Francia a schiacciare il presidente Macron: tra la scienza che propone nuove restrizioni e una popolazione che si è dimostrata restia ad accogliere nuove limitazioni e altrettanto sospettosa sul fronte della vaccinazione.

Per Macron è una sconfitta su tutta la linea. Il presidente francese si era prodigato per prendere lui in mano la situazione evitando un eccessivo potere del “comitato scientifico”, ha spesso rifuggito qualsiasi cosa che fosse paragonabile al lockdown e ha spinto per evitare che la Francia chiudesse di nuovo come l’anno scorso anche quando a gennaio la situazione appariva molto critica. Ma quello che ne è uscito a una gestione fortemente deficitaria, che ha visto non solo un aumento esponenziale dei contagi, ma anche un’inquietante incapacità di gestire l’uscita dalla crisi epidemica. Un esempio, in questo senso, è il disastro sul vaccino. Non solo una buona fetta di popolazione è contraria alla vaccinazione anti Covid, ma il campione transalpino della ricerca sul vaccino, Sanofi, non è riuscita a fornire all’Eliseo un farmaco da poter utilizzare (e vendere). Tanto è vero che lo stesso presidente francese ha dovuto accettare prima lo “schiaffo” di Astrazeneca e poi una lieve ma significativa apertura nei confronti del famigerato Sputnik V.

Per un Macron che per anni ha perorato la causa dell’asse franco-tedesco come polo in grado di guidare l’Unione europea, la pandemia è stata una vera mannaia su qualsiasi sogno di gloria. Con la sua alleata Angela Merkel, anche lei in calo di consensi proprio per la terza ondata, il capo dell’Eliseo non ha saputo produrre alcuna soluzione adeguata all’emergenza e alla gestione dell’epidemia. La sanità ha mostrato falle che la sua amministrazione non è apparsa in grado di ripianare o di risolvere. E sul fronte internazionale, l’incapacità di mostrare un Paese forte e capace di reggere l’onda d’urto ha minato anche il desiderio di leadership dopo la fine dell’era Merkel e dello strapotere tedesco. Proprio quando l’astro della cancelliera era sul punto di spegnersi, lasciando spazio a quello nascente di Macron, ecco che è arrivato il colpo di una crisi sanitaria, sociale ed economia che mette in serio dubbio la capacità di guida del presidente francese. Che non a caso ora cerca sponde: sia in Germania, con la Merkel indebolita, sia in Italia, con un Mario Draghi che appare come un referente autorevole e sulla stessa linea di Parigi in tema di Unione europea.

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