Jorge Mario Bergoglio viene spesso contestato per il suo modo di avere a che fare con la religione islamica. Nel corso di questi cinque anni di pontificato, il Papa della Chiesa cattolica ha fatto del dialogo con le altre religioni uno dei suo mantra pastorali. Gli altri sono la misericordia, l’attenzione agli ultimi e la priorità data alle realtà periferiche del mondo. In molti, specie nell’insieme dei cosiddetti “tradizionalisti”, hanno contestato Papa Francesco per quanto messo in campo nei confronti dell’islam. Una dialettica che i “fallaciani” considerano troppo morbida e aperturista. 

La Santa Sede, in questi ultimi mesi, ha mosso importanti passi diplomatici vero il Qatar e l’Arabia Saudita. Il cardinale Tauran si è recato nel regno arabo e ha tenuto, per la prima volta nella storia della Chiesa, un intervento presso la sede della Lega musulmana mondiale. Un visita durata una settimana, all’interno della quale il porporato francese ha posto l’accento sul tema della libertà religiosa. Da notare, poi, il fatto che Tauran abbia sottolineato la volontà degli arabi di cambiare l’immagine della nazione. Come a dire: la Santa Sede approva. 

Circa due anni fa, Bergoglio ha incontrato Moza bint Nasser, la sceicco del Qatar, durante un’udienza privata in Vaticano. In quella circostanza, il pontefice argentino ha ribadito l’esistenza di una “radice comune” tra le due religioni. Una settimana fa, ancora, il cardinale Bechara Rai, è stato ricevuto dall’emiro e dai vertici politici del Qatar per salutare la costruzione del primo luogo di culto maronita a Doha.  L’edificio è stato finanziato dal Qatar. La Chiesa sta aprendo alle dinastie arabe e queste stanno rispondendo con favore.

Il pontefice argentino è anche quello che è tornato a parlare con l’imam di Al -Azhar. Le dimissioni di Joseph Ratzinger hanno consentito la riapertura di un rapporto che sembrava chiuso. Dopo le dichiarazioni successive a un attentato ai copti di Alessandria, Ahmed Al Tayyib aveva interpreto come provocatorie alcune frasi del pontefice tedesco e aveva deciso di chiudere le porte diplomatiche alla Santa Sede. Papa Francesco, invece, è stato immortalato durante un abbraccio con l’imam nel corso di una visita pastorale in Egitto. I due si scambiano lettere e pareri su Gerusalemme, cosa che potrebbe non piacere troppo a Israele.

Bergoglio è anche il Papa che si è scagliato contro la globalizzazione e contro i “potenti del mondo”. Il mercato delle armi è uno dei fenomeni commerciali che più preoccupano l’ex arcivescovo di Buenos Aires. Nella visione del mondo del Santo Padre poi, la costruzione di un quadro geopolitico multipolare sembrerebbe dover passare per la messa in discussione della supremazia statunitense.

Arabia Saudita e Qatar (ma anche gli Emiri) sono gli attori politici di un Golfo che gli americani vorrebbero più unito che mai. Aprire al dialogo con questi stati, significa non contrastare il disegno degli Stati Uniti per il Medio Oriente. La Siria, lo Yemen e i cristiani in Iraq sono realtà molto più periferiche e conformi alla “Chiesa in uscita” di quanto non lo siano i sauditi, i qatarioti o gli emiri. In Vaticano, poi, pare sia stata ricevuta anche una delegazione di oppositori di Bashar al – Assad. Non è mai emerso, l’oggetto della discussione.

L’Ostpolitik 2.0 del cardinale Pietro Parolin ha contribuito a riportare il Vaticano sulla scena della geopolitica mondiale ed è basata su mosse finissime e poco interpretabili da chi non può coglierne le evidenze. La tendenza a dialogare con tutti potrebbe alimentare un po’ di confusione. L’Arabia Saudita, per esempio, ha stipulato con Donald Trump un accordo per la vendita di armi dal valore di centodieci miliardi. Quando Papa Francesco accusa i “potenti del mondo” non può non riferirsi anche alle potenze del Golfo. Le stesse con cui il Vaticano ha iniziato a dialogare. Altrimenti cadrebbe in una palese contraddizione

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