Paolo Gentiloni può ritenersi un commissario europeo fortunato dopo la fine del primo round di audizioni all’Europarlamento dei politici che affiancheranno Ursula von der Leyen per comporre il nuovo “esecutivo” di Bruxelles. L’ex premier romano ha infatti superato agevolmente la sua audizione, capitata nel pieno di una decina di giorni in cui il dibattito nelle aule dell’Europarlamento è stato serrato, la tensione tra i gruppi politici ha raggiunto livelli di guardia e sta emergendo la tendenza delle famiglie politiche dell’Unione a imporre veti incrociati.

Due bocciature hanno chiamato altri tre rinvii a una nuova audizione. La scorsa settimana l’Europarlamento ha respinto la nomina a Commissario del popolare ungherese Làszlò Tròcsànyi, compagno di partito di Viktor Orban in Fidesz, e della socialdemocratica romena Rovana Plumb. Questa settimana, invece, sono state emesse tre richieste di nuove audizioni, tre “giudizi” sospesi che mantengono nell’incertezza altrettanti aspiranti commissari designati per ruoli strategici: il conservatore polacco Janusz Wojciechowski (Agricoltura), la socialdemocratica svedese Ylva Johansson (Affari interni), ma soprattutto la liberale francese Sylvie Goulard, destinata al Mercato Interno e Industria.

Scavalcato dall’accordo Merkel-Macron di fine giugno che ha fatto saltare il metodo degli Spitzenkandidaten  l’Europarlamento sta trovando nella trasformazione delle audizioni in un Vietnam una forma di rivincita. Al tempo stesso, le audizioni testimoniano le stesse rivalità interne tra i governi dell’Unione, il latente conflitto di poteri in atto a Bruxelles e la fragilità di un accordo di ampio respiro per governare l’Europa. Wojciechowski e la Goulard sono pedine chiave della commissione von der Leyen, che l’ex ministro della Difesa di Angela Merkel non può permettersi di perdere.

Il primo, infatti, è esponente del Partito diritto e giustizia polacco membro del gruppo conservatore Ecr (di cui fa parte Fratelli d’Italia) che con la sua scelta di votare controcorrente rispetto al gruppo di riferimento è risultato, con il Movimento cinque stelle, l’ago della bilancia per garantire la ristretta vittoria della von der Leyen al primo scrutinio.

La Goulard, fedelissima di Emmanuel Macron, dovrebbe essere il presidio dell’Eliseo a Bruxelles. La sua nomina è però messa a rischio da una serie di scandali riguardanti consulenze, fondi di difficile tracciabilità e rimborsi usati allegramente nell’esperienza da Eurodeputato. Verdi, socialisti e, soprattutto, popolari l’hanno torchiata nella prima audizione del 2 ottobre. Una bocciatura della Goulard al secondo giro sarebbe un duro colpo per le prospettive di una Commissione nata dall’accordo granitico Merkel-Macron e che ora vede il suo destino sempre più incerto e confuso. Non è improbabile affermare che un siluramento di questi due commissari potrebbe far venire meno la possibilità di dare inizio all’esperienza della “Commissione Ursula”.

A tentare un’opera di mediazione il presidente dell’Europarlamento David Sassoli che tra lunedì e martedì sarà a Parigi e Berlino pronto a dialogare con Merkel e Macron su possibili vie d’uscita a una dura situazione d’impasse. La situazione per l’Unione è di una complicatezza senza precedenti, tanto che né la von der Leyen né i rappresentanti dei governi nazionali hanno ancora pensato a metodi per dipanare la complicata matassa. La settimana in arrivo sarà da bollino rosso per capire i futuri assetti dell’Unione.

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