Emergono nuovi – imbarazzanti – dettagli sui rapporti fra Hunter Biden, figlio del Presidente Usa, e alcuni uomini d’affari legati al Partito comunista cinese. Nel suo nuovo libro, Laptop from Hell, l’editorialista del New York Post Miranda Devine sviscera nel dettaglio le relazioni – tutte da chiarire – fra la famiglia Biden e Pechino sulla base dei file contenuti nel laptop appartenente al figlio del Presidente e abbandonato in un negozio del Delaware. Hunter e suo zio, Jim Biden, avrebbero stipulato un accordo con il conglomerato energetico cinese CFEC China Energy e contattato l’uomo d’affari e donatore democratico Tony Bobulinski per gestire l’operazione. Un intreccio d’affari con il gigante asiatico che sembra coinvolgere indirettamente anche l’attuale Presidente degli Stati Uniti.

Il gigante cinese ha donato al figlio del Presidente Usa un diamante prezioso

Secondo la ricostruzione di Mirande Devine, Ye Jianming, al tempo presidente del conglomerato energetico cinese CEFC, avrebbe regalato a Hunter Biden un diamante da 3,16 carati dal valore stimato in 80.000 dollari. Tre settimane dopo la fine dell’incarico del padre alla vicepresidenza, nel 2017, Hunter vola a Miami con due intermediari fidati per incontrare il presidente Ye giunto in Florida per il Miami International Boat Show. Durante una cena privata, il presidente del colosso cinese fa un’offerta importante al figlio del Presidente Usa, di quelle che non si possono rifiutare, offrendogli un compenso di 10 milioni di dollari l’anno per intessere relazioni e “presentazioni” – come dimostrano alcune mail –  in occidente di cui ovviamente possa beneficiare il conglomerato cinese. Chi meglio di un rampollo di una potente e influente famiglia americana per penetrare in occidente? Ye suggella la nuova alleanza con un ricco regalo: un diamante da 3,16 carati del valore di 80.000 dollari. Le fotografie della preziosissima pietra appaiono sul laptop di Hunter.

L’accordo non poteva arrivare in un momento più indicato: Hunter era nel bel mezzo di un brutto divorzio da Kathleen, e il suo capo ufficio, Joan Peugh, gli aveva appena inviato l’ultima di una lunga serie di fatture scadute: un avviso di riscossione delle tasse dal Distretto di Columbia per 47.226,78 dollari. Hunter avrebbe ammesso in seguito ad Adam Entous del New Yorker che era volato a Miami per incontrare il presidente Ye ma esclusivamente per “scopi di beneficenza”, sperando di ottenere una donazione al World Food Program USA: si era dimenticato di dire che era volato in Florida con i suoi soci per concludere un accordo con il CEFC. Nove giorni dopo l’incontro di Hunter a Miami con Ye, 3 milioni di dollari vengono infatti trasferiti su un conto intestato alla società di Rob Walker – la Robinson Walker LLC con sede a Shanghai – collegata al CEFC, secondo un’indagine condotta dai senatori repubblicani Chuck Grassley (Iowa) e Ron Johnson (Wisconsin). Chi è Walker? Un ex funzionario dell’amministrazione Clinton la cui moglie, Betsy Massey Walker, era stata assistente di Jill Biden. Il 1° marzo 2017, altri 3 milioni di dollari vengono trasferiti sul conto di Walker. Entrambe le transazioni verranno poi segnalate dalla rete per l’applicazione dei crimini finanziari del Dipartimento del Tesoro in un “rapporto di attività sospetta”, depositato presso i comitati del Senato come “Documento riservato 16”.

L’incontro dei Biden con l’uomo d’affari Bobulinski

Come racconta Miranda Devine, sono le 22.00 del 2 maggio 2017 quando Hunter e suo zio Jim attendono l’allora socio del figlio del Presidente Usa, Toni Bobulinski, nel bar della hall del Beverly Hilton. Joe Biden, che aveva lasciato la vicepresidenza poco più di tre mesi prima, stava volando a Los Angeles per parlare alla prestigiosa conferenza globale del Milken Institute e si sarebbe unito a loro nel giro di un’ora. “Papà non arriva prima degli 11 anni”, scrive Hunter in un messaggio WhatsApp. “Facciamo che io [te] e Jim ci incontriamo alle 10 al Beverly Hilton dove alloggia”. “Non entreremo nei dettagli dell’attività”, spiega Hunter a Bobulinski. “Voglio solo che mio padre si senta a suo agio con te”. Alle 22:38, Joe Biden arriva al bar passando dall’ingresso principale dell’hotel con il suo entourage dei servizi segreti e Hunter gli corre incontro per portarlo al tavolo con l’uomo d’affari. Bobulinski si alza in piedi per stringere la mano all’ex vicepresidente degli Stati Uniti.

“Questo è Tony, papà”, dice Hunter, “la persona di cui ti ho parlato che ci sta aiutando con gli affari con i cinesi”. “Grazie per il tuo servizio”, risponde Joe Biden. “Grazie per aver aiutato mio figlio.” Jim e Hunter spiegano al futuro presidente Usa che Bobulinski ha “lavorato sodo” sull’accordo con i cinesi. “Mio figlio e mio fratello si fidano di te, quindi anche io mi fido” replica Joe. Nei mesi scorsi è stato lo stesso Bobulinski a confermare gli affari dei Biden con i cinesi. Bobulinski era stato peraltro il destinatario di una email pubblicata da New York Post, nella quale venivano indicati i dettagli di una transazione d’affari tra un’azienda cinese e membri della famiglia Biden. “Ho sentito Joe Biden dire che non ha mai discusso di affari con Hunter. Questo è falso” spiega Tony Bobulinski, citato da RealClearPolitics. “Ne ho una conoscenza diretta perché ho trattato direttamente con la famiglia Biden, incluso Joe Biden”. Un bel grattacapo per il Presidente Usa: davvero non conosceva nulla degli affari del figlio?

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.