Il recente stop alla vendita di armi a Riad decretato dall’uscente governo Conte II ha nuovamente acceso i riflettori sui rapporti con l’Arabia Saudita. Al centro del dibattito la questione etica: vendere armamenti a un Paese discutibile sul piano del rispetto dei diritti umani e responsabile della disastrosa guerra nello Yemen ha rappresentato una delle argomentazioni alla base della scelta dell’esecutivo italiano. La questione si è tuttavia intrecciata anche con la crisi politica che ha portato alla caduta di Giuseppe Conte. Il leader di Italia Viva Matteo Renzi, uno degli artefici della fine della maggioranza giallorossa, si è recato in Arabia Saudita proprio nei giorni a ridosso delle consultazioni parlamentari. Forse questo, più che lo stesso aspetto etico, ha riportato per alcuni giorni in prima pagina i rapporti con il regno dei Saud.

Questioni che nascono da lontano

Il 30 novembre 2018 ha fatto molto parlare l’immagine del caloroso saluto tra il principe ereditario Mohammad Bin Salman e il presidente russo Vladimir Putin. Anche in quell’occasione, ma questa volta a livello internazionale, il dibattito era sull’opportunità di avere rapporti così vicini sia con il governo saudita che, sotto il profilo personale, con lo stesso principe ereditario. Peraltro quest’ultimo in quel momento era al centro della bufera in quanto il mese precedente nel consolato saudita di Istanbul era sparito nel nulla il giornalista Jamal Kashoggi. Ma quella stretta di mano finita nel mirino significava qualcosa di più di “semplici” rapporti politici e personali tra il principe e il leader del Cremlino. In quei mesi si stavano ponendo ulteriori basi per il cosiddetto “Opec Plus“, con Mosca e Riad di fatto divenute detentrici degli equilibri del mercato del petrolio. Ed è attorno all’oro nero che ruota ogni questione attinente ai rapporti con l’Arabia Saudita.

Nel 1945, di ritorno da Yalta, il presidente statunitense Roosevelt, a bordo della USS Quincy, ha incontrato il fondatore del Regno Abl al Aziz ibn Saud. In quel frangente è nata la stretta relazione tra Washington e Riad. Nonostante alcuni alti e bassi nel corso dei decenni, tra americani e sauditi la relazione è stata spesso privilegiata e questo ha garantito agli Usa importanti forniture di petrolio. Il Paese arabo ne è ricco, ancora oggi è il principale esportatore di greggio tra i governi appartenenti all’Opec, cartello di produttori in cui Riad esercita una grande influenza. L’occidente per tal motivo ha sempre fatto affari con il Regno. Chiudendo gli occhi su ogni questione delicata che riguardava da vicino i Saud. Il caso Kashoggi o la guerra nello Yemen altro non sono che ultimi episodi di una lunga serie di vicende che mai hanno scalfito i rapporti con Riad.

Nessuno risparmiato dai viaggi nel regno dei Saud

Vale a livello internazionale, ma il discorso è afferente anche all’Italia. E non solo perché dalla fabbrica Rmw di Domusnovas, in Sardegna, per anni sono uscite le bombe trasportare in Arabia Saudita ed utilizzate per le operazioni militari nello Yemen. Più in generale, i rapporti tra Riad e Roma, così come tra il Regno e buona parte dei Paesi occidentali, sono così radicati da toccare ogni governo e ogni colore politico. La partecipazione di Renzi alla cosiddetta “Davos del deserto”, organizzata dai Saud e che prende il nome di Future Investment Initiative, ne è stato un esempio. Tanto più che il numero uno di Italia Viva, in quei giorni impegnato nell’avvio delle consultazioni, ha parlato di Arabia Saudita come uno dei Paesi “base per un nuovo rinascimento”. Affermazioni che hanno suscitato le ire di quelle associazioni internazionali che da anni denunciano il mancato rispetto dei diritti umani da parte dei Saud.

Dopo 48 ore dalla diffusione di quel discorso, Luigi Di Maio dalla Farnesina ha firmato il documento con il quale ha rinnovato lo stop alla vendita di armi verso Riad, aggiungendo nella lista anche gli Emirati Arabi Uniti. Ragioni umanitarie alla base della scelta, spinta anche da una mozione parlamentare presentata nel novembre 2020 dalle deputate Yana Chiara Ehm e Lia Quartapelle. Ma proprio il titolare degli Esteri pochi giorni prima si era recato in Arabia Saudita. In una tenda nella località di Al Ula, Di Maio ha incontrato Mohammad Bin Salman. Un colloquio non molto pubblicizzato in un primo tempo dalla Farnesina, forse proprio per non creare imbarazzo nel Movimento. L’incontro altro non è stato che un vertice tra due Stati che, al netto dei dibattiti interni, hanno importanti rapporti economici e commerciali. Relazioni di cui nessuno, una volta al governo, può fare a meno di tenerne conto.

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