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A meno di un mese dal settantesimo anniversario della fondazione della Repubblica popolare cinese, le cose non stanno andando come Xi Jinping si aspettava. Non tutti i  problemi che assillano il presidente sono evidenti: i più lampanti sono la guerra commerciale con gli Stati Uniti sul fronte esterno e le proteste ad Hong Kong sul fronte interno. Meno visibili ma altrettanto gravi per il presidente sono le proteste dei veterani del Pla, che dal 2016 sono aumentate. I dati non sono molti, ma sappiamo per certo che i motivi sono i tagli all’esercito e l’incapacità del governo di provvedere ai veterani in modo appropriato e di aiutare quanti non sono più impiegati dall’esercito.  La prima protesta di cui abbiamo notizia risale al 2016, ma il conto è salito a quattro nel 2018, anno in cui le manifestazioni hanno interessato le province dello Shandong, Hebei e Jiangsu. 

Per ora è stato possibile fermare le proteste, e molto probabilmente lo sarà anche nel prossimo futuro, ma non è il disturbo dell’ordine pubblico a tormentare Xi Jinping, bensì le implicazioni di queste manifestazioni. 

Nella Repubblica cinese l’esercito conta, tanto. La considerazione e la stima di cui godono i veterani, in particolare quelli delle guerre di Corea e del Vietnam, presso la popolazione sono enormi. La Cina è un Paese nazionalista che ricorda ancora vividamente il cosiddetto “Secolo delle Umiliazioni” e come la debolezza dell’allora esercito dei Qing contribuì a renderlo possibile. Nella riconquista della Cina e nella vittoria contro il Kuomintang il Pla, il braccio armato del partito, svolse un ruolo fondamentale e da allora il Partito comunista cinese ha sempre fatto in modo di avere il controllo dell’esercito. Nelle parole di Mao Zedong “Il potere nasce dalla canna del fucile“, e il partito mantiene una presa ferma sulla canna del fucile. 

La canna del fucile non deve solo essere in mani salde, deve anche essere in grado di sparare, ed è questo l’obiettivo che la riforma del Pla attuata nel 2015 persegue. La riforma ha ridotto le aree militari da sette a cinque e posto le basi per modernizzare le forze armate, rendendole in grado di operare in diversi scenari, tra cui quello marittimo, coordinando le diverse forze a disposizione e dando particolare importanza all’aviazione e alle forze navali. La riforma ha comportato anche una riduzione del personale, ed è qui che i guai di Xi Jinping sono cominciati: ai militari tornati alla vita civile sono stati promessi supporto economico e formazione per aiutarli a reintegrarsi nella società e trovare un’occupazione dignitosa, ma le promesse sono state disattese. Al malcontento dei militari tornati alla vita civile si aggiunge la frustrazione dei veterani, i quali chiedono che sia garantita loro una pensione più alta che permetta loro di condurre una vita più dignitosa. Le pensioni dei veterani sono per legge più alte rispetto alla media della loro provincia di residenza ma, data la disparità economica esistente tra le regioni cinesi, i veterani residenti nelle regioni meno abbienti ricevono una pensione insufficiente per soddisfare i loro bisogni. In risposta a questo problema è stato creato nel 2018 il Ministero per gli affari dei veterani, e le reazioni sono state variegate, con molti che ritengono che questa soluzione sia “troppo poco, troppo tardi“. 

Per Xi Jinping e per il partito la protesta dei veterani mette in discussione la loro legittimità come leader della Repubblica popolare cinese: il diritto di governare il Paese del Pcc è legato alla  sua capacità di migliorare le condizioni economiche del Paese e debellare la povertà, ma che legittimità può avere un partito che non riesce a prendersi cura nemmeno dei servitori della Patria? Se non riuscire ad assicurare benessere e ricchezza al popolo è un duro colpo alla legittimità del partito, non riuscire ad assicurare tutto questo ai militari è il genere di colpo che potrebbe affossarlo. 

È proprio la questione della legittimità che rende queste proteste un affare così delicato. Ci sono casi in cui è accettabile che il successo non sia immediato, come lo scontro commerciale con Washington e le proteste di Hong Kong, ma è davvero singolare che il partito non riesca a provvedere ai veterani entro i suoi confini, dove non ha nessuna opposizione. Ogni questione che il governo affronta è un test della sua capacità di essere il campione della prosperità cinese, e alcuni test hanno più peso di altri. Al partito conviene passarli, questo è certo. 

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