Yulia Tymoshenko è tornata e vuole l’Ucraina nell’Unione Europea e nella Nato. Il partito ucraino Batkivshchina (Patria) ha nominato il suo leader, l’ex primo ministro, candidato alla presidenza. La decisione è stata presa durante un congresso del partito svoltosi martedì. Il programma elettorale dell’ex leader delle proteste arancioni del 2004 sottolinea la necessità di una nuova politica economica per il Paese. 

Al Congresso che l’ha incoronata, l’ex primo ministro ha dichiarato di avere a disposizione 100 esperti che sono al lavoro da circa tre anni. “Questa è la risorsa intellettuale del Paese che può darci una possibilità e che noi, politici, implementeremo. Questo è un percorso verso il successo e il risveglio dell’Ucraina”, ha affermato.

La candidata filo-occidentale, 58 anni, finita in carcere nel 2011 e scarcerata nel 2014 , ha tutta l’intenzione di proseguire la politica dell’attuale presidente Petro Poroshenko contro la Federazione Russa, promettendo di riportare sotto il controllo di Kiev sia la Crimea, sia i territori del Donbass occupati dai separatisti filorussi.

La grande favorita alla presidenza è Tymoshenko

Le elezioni presidenziali ucraine sono in programma il prossimo 31 marzo e Tymoshenko è la grande favorita di questa tornata elettorale. Secondo i recenti sondaggi, l’ex primo ministro è in testa alla classifica con il 19,3% degli ucraini pronti a votare per lei. Il comico Vladimir Zelensky arriverebbe secondo (12,9%), mentre il fondatore del gruppo “Opposition Platform For Life” Yuri Boiko è terzo (11,6%). Il presidente uscente Petro Poroshenko arriverebbe soltanto quarto (11,3%), seguito dall’ex ministro della difesa Anatoly Gritsenko.

Tymoshenko guida un’offensiva populista con promesse altisonanti che comprendono un futuro senza corruzione, più giustizia sociale e un esercito più potente. “La prima cosa che faremo dopo aver vinto le elezioni sarà quella di indire un referendum per adottare una nuova costituzione che combatterà l’attuale sistema oligarchico di governo e darà reali poteri ai cittadini. Criminali e gangster sono ancora nelle nostre strade “, ha detto Tymoshenko.

Punti cardine del programma: ingresso nell’Ue e nella Nato 

Tra i punti cardine del suo programma di governo c’è l’integrazione dell’Ucraina nell’Unione europea e l’ingresso del Paese nella Nato. In un video-messaggio proiettato al congresso del partito, Anders Fogh Rasmussen, ex Segretario generale dell’Alleanza Atlantica, ha espresso il suo sostegno per la candidatura della “pasionaria” leader della rivoluzione arancione del 2004, che ha ricevuto l’endorsement anche del presidente del partito popolare europeo, Joseph Daul.

L’eventuale ingresso di Kiev nella Nato, tuttavia, non è esente da rischi e, anzi, e potrebbe avere conseguenze devastanti ed esacerbare, fino a un punto di non ritorno, le tensioni tra l’Occidente e la Federazione russa. Secondo Doug Bandow, Senior fellow del Cato Institute e già assistente speciale del presidente americano Ronald Reagan, “siamo stati fortunati (o benedetti) che il presidente George W. Bush non sia riuscito a portare l’Ucraina (e la Georgia) nella Nato”. Se ce l’avesse fatta, scrive su The National Interest, “Washington sarebbe obbligata a intervenire a difesa dell’Ucraina se quest’ultima invocasse l’articolo 5 contro Mosca”.

Se fosse scoppiata la guerra nell’ultimo incidente nello stretto di Kerch, e l’Ucraina fosse nella Nato, sottolinea, “allora Washington sarebbe stata automaticamente coinvolta. E la guerra diventa più probabile, quando i governi credono di poter prendere in prestito le forze armate statunitensi per i loro scopi, il che li rende più spericolati”.

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