È trascorso poco più di un anno da quando il mondo veniva informato che in Liberia, alla seconda tornata elettorale, il 61,5% dei votanti aveva scelto come presidente della nazione africana l’ex stella del calcio mondiale George Weah. Un’elezione che aveva fatto molto parlare vista la popolarità di ”re Giorgio”, ma dopo l’iniziale curiosità i riflettori puntati sul Paese africano si sono spenti. È legittimo quindi interrogarsi oggi su quale sia la situazione del Paese dell’Africa occidentale e qual è il bilancio finale del primo anno di esecutivo di colui che come calciatore passò alla storia essendo stato l’unico africano ad avere vinto un Pallone d’Oro.

Per comprendere quanto sta facendo George Weah da uomo politico occorre ripercorrere i momenti salienti che hanno caratterizzato il suo primo anno di governo ed emergeranno così le politiche virtuose introdotte dall’ex centroavanti de Milan ma anche le note dolenti dei primi 365 giorni di Weah presidente della Liberia.

A gennaio 2018 allo stadio Samuel Doe, una folla oceanica acclamava il neo eletto presidente. Weah, che era cresciuto nelle baraccopoli di Monrovia e poi aveva conquistato la fama mondiale a suon di gol, realizzava la sua marcatura più importante divenendo non solo la guida della nazione africana ma anche un simbolo tangibile della speranza e del riscatto africano. Ma all’entusiasmo iniziale subito hanno fato seguito interrogativi e domande. In molti si sono chiesti se Weah, con il suo inglese poco accademico e il suo curriculum da ”homus novus” nel mondo politico fosse in grado di attuare riforme e cambiamenti per risollevare uno stato che ha conosciuto più di dieci anni di guerra civile, dal 1989 al 2003 , un’epidemia d’ebola, nel 2014, e con una situazione economica a rotoli. Di recente il leader della nazione liberiana a Le Monde ha dichiarato che il suo esecutivo in un anno ha fatto più di quello che hanno fatto gli altri governi nei 12 anni precedenti.

Ecco allora che bisogna vedere nel dettaglio ciò che è stato effettivamente fatto, nel bene e nel male, dal governo del Congress for Democracy and Change.

La prima operazione degna di nota è stata l’applicazione di una misura monetaria d’urgenza. Per contrastare l’inflazione galoppante passata dal 17% al 21% da febbraio a luglio 2018, e l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, Weah ha introdotto nel mercato 25 milioni di dollari americani ”al fine di assorbire l’eccesso di liquidità dei dollari liberiani”. A settembre 2018 poi il Capo di Stato ha promulgato una riforma finanziaria storica. Preparata da Ellen Johnson Sirelaf, la predecessore di Weah, la legge prevede che i cittadini possano diventare proprietari delle terre, mettendo così fine al monopolio dello stato e degli investitori privati. Dalla nascita della nazione liberiana nel 1847, il solo proprietario della terra fu sempre lo stato che ha venduto azioni a investitori privati. Oggi con la riforma i villaggi sono nella situazione di possedere, lavorare la terra e migliorare così le proprie condizioni di vita anche se deve ancora essere stabilito un catasto prima che la terra venga riassegnata e Weah si è impegnato a farlo nell’arco dei prossimi due anni.

A ottobre poi Weah ha annunciato davanti a una folla di studenti esultanti che le università pubbliche del paese diverranno gratuite dal momento che su 20mila studenti solo 12mila hanno i mezzi per seguire i corsi. E questa manovra rientra nel programma ”Pro-Poor Agenda”, presentato in luglio dal presidente liberiano e che è un piano di sviluppo da realizzare in cinque anni a vantaggio della fascia povera della cittadinanza che rappresenta più della metà della popolazione.

Ma proprio in merito a quella che è l’agenda contro la povertà sono piovute critiche nei confronti dell’esecutivo: ”È un progetto molto ambizioso, forse troppo, e ci si interroga su come il presidente possa raggiungere i suoi obiettivi”, ha dichiarato Mathias Hounkpe, responsabile del programma che poi ha aggiunto: “Mi domando se Weah si renda conto della portata del suo obiettivo e dei limiti dei suoi poteri”. Non è il solo attacco nei confronti del presidente e del partito al potere. Le accuse di corruzione e di eccessive spese pubbliche sono le principali critiche con cui deve fare i conti il governo liberiano. Innanzitutto c’è la questione dei 100 milioni di dollari consegnati al porto e all’aeroporto di Monrovia tra fine 2017 e fine 2018 e che non sono mai arrivati nella casse della Banca centrale. Le autorità hanno aperto un’indagine ma intanto i sospetti di corruzione e appropriazione indebita di una cifra esorbitante che corrisponde al 5% del Pil nazionale sono concreti. Inoltre i continui viaggi all’estero del Presidente pesano non poco sulle casse dello stato. Secondo la stampa liberiana il viaggio in Togo è costato 182’000 dollari, quello in Cina 330’000 dollari e queste cifre non sono state né smentite né confermate da Monrovia. ”C’è una mancanza di trasparenza nel rilascio dei contratti e della gestione dei soldi del Paese”. Ha chiosato Rodney Sieh, redattore capo del giornale liberiano FrontPageAfrica, che poi ha aggiunto: ”Il vero problema di Weah è che è mal accompagnato”. E dicendo ciò il giornalista africano ha fatto riferimento ad Archibal Bernard ed Emmanuel Shaw, due uomini del cerchio magico di Weah i cui nomi che evocano il periodo nero della guerra civile essendo stati il primo un signore della guerra del regime di Samuel Doe, e il secondo un uomo di Charles Taylor.

Per tirare un bilancio finale occorre quindi riportare quanto dichiarato da Mathias Hounkpe sulle pagine del settimanale JeuneAfrique: ”George Weah non è ancora riuscito a dissipare i dubbi sulle sue capacità, ma ha ancora del tempo per riuscirci. Deve migliorare la sua squadra e mettere in cantiere le sue riforme. Ha dalla sua tutto il tempo per dimostrare di essere il miglior presidente che la Liberia abbia mai avuto”.

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