La consulta che avrà luogo in Cile il prossimo 26 aprile, per decidere se incamminarsi verso un processo costituente, conterà con una formazione di dichiarata matrice femminista. Il partito Alternativa Femminista si è registrato al servizio elettorale e, forte della mobilitazione delle donne durante l’esplosione sociale del 17 ottobre contro le politiche governative, è pronto a raccogliere le dieci mila firme necessarie per essere ammesso alla competizione per la designazione dei membri incaricati della stesura della carta magna. L’attuale costituzione è del 1980 ed è stata ereditata dalla dittatura. I cileni dovranno anche stabilire se incaricare una commissione mista di parlamentari attivi e altri membri eletti – opzione caldeggiata dalla coalizione di governo – o se creare un’assemblea con soli membri eletti per il compito specifico, un’opzione richiesta dalla maggioranza dell’opposizione e dalle organizzazioni della società civile.

Sei settimane di intenso lavoro hanno prodotto statuto, direttorio e principi rettori. “L’unico modo di partecipare senza dipendere dagli attuali partiti è quello di dare vita a un nuovo soggetto”, spiega un comunicato stampa. La costruzione del cambio, intorno ai temi della lotta alla corruzione e le diseguaglianze, così come il rafforzamento dei sistemi di previdenza, l’educazione e la salute, è accompagnata dalle campagne storiche di tante donne in Cile e nel mondo: aborto libero e gratuito, eradicazione della violenza di genere, remunerazione del lavoro domestico.

È il primo partito femminista della storia moderna del Paese. Il Partito Femminile del Cile che, fra il 1946 e il 1954, militò per il diritto al voto, e che espresse la prima senatrice, Maria de la Cruz Toledo, non era definito in quanto tale. Alternativa Femminista si fonda sul principio secondo il quale la costituzione non può essere redatta senza l’inclusione di misure che concretino la parità effettiva fra uomini e donne. A condurre il partito, Rosa Moreno Moore. Politologa, esiliata a Bruxelles per più di vent’anni durante la persecuzione politica, è l’ex-direttrice di Green Peace in Cile. Nel direttorio sono presenti altre militanti di quella generazione.

Questo progetto prende le mosse dal poliedrico universo dell’attivismo femminista cileno. Primo fra tutti, il collettivo Las Tesis. Fondato da 30enni educate in campi artistici e creativi, intende tradurre le tesi di intellettuali femministe in performance con l’intenzione di raggiungere un pubblico più vasto. Sono le ideatrici del flash mob “Lo stupratore sei tu”, che ha avuto risonanza e replica a livello globale, incluso il parlamento turco. Il 5 dicembre passato, Las Tesis avevano portato migliaia di simpatizzanti davanti allo stadio nazionale, noto per gli orrori voluti da Augusto Pinochet, equiparati alla violenza di stato esercitata nelle recenti manifestazioni pubbliche.

Altri gruppi sono alla base di Alternativa Femminista. In occasione della XIV conferenza sulla donna della commissione economica per l’America Latina e i Caraibi, celebrata il 29 gennaio, le delegate di Casa La Morada, associazione per la difesa dei diritti delle donne creata in pieno regime, si sono presentate con una benda rossa su un occhio, per poi ritirarsi in protesta contro la ministra cilena, Isabel Plá, nominata a presiedere l’evento. Il 3 marzo, infatti, la ministra, titolare del portafoglio per la donna e l’equità di genere, sarà interpellata in parlamento, su richiesta di cinquantasei deputate dell’opposizione, per non aver assunto un ruolo teso a impedire, frenare o denunciare, le aggressioni e le torture, inferte alle donne da polizia ed esercito.

Alternativa femminista è un raro esempio di alleanza intergenerazionale intorno a obiettivi ancora non raggiunti in pieno. Il World Economic Forum ha stimato che il deficit fra i sessi non si chiuderà prima del 2186.

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