Lo spettacolo cui stiamo assistendo in queste ore consegna una fotografia perfetta dell’Unione europea: l’Ue non esiste più. La frase può sembrare forte, ma è inutile negare che quello che sta avvenendo a Bruxelles è il tipico atteggiamento di chi non pensa per niente all’Unione europea come concetto che unisce i popoli, ma soltanto come un terreno di scontro per la supremazia sul continente. E fra gli artefici di questa battaglia ci sono proprio coloro che si spacciano per i “custodi” dell’Ue, quegli Emmanuel Macron e Angela Merkel che da tempo i media mainstream e gli ultrà europeisti indicano come i grandi motori dell’Unione europea.

Mai lettura fu più errata: perché i leader di Francia e Germania hanno in mente tutto fuorché il bene dell’Unione europea intesa come comunità di Stati tutti ugualmente importanti e con una politica europea a vantaggio dei 28 (o 27 quando uscirà il Regno). L’idea è che l’Unione europea sia soltanto uno strumento per la condivisione del potere, per la spartizione delle funzioni più importanti e per trasformare l’Ue in una sorta di longa manus della propria politica nazionale a vantaggio della propria strategia politica, economica e militare. Insomma, l’Ue non c’è: è solo una grande finzione, un palcoscenico in cui le potenze europee si sfidano per ottenere vantaggi e orientare la politica del continente a proprio vantaggio.

L’immagine più chiara, come detto, è arrivata con lo scontro fra Berlino e Parigi su chi sarà il presidente della Commissione europea che succederà a Jean-Claude Juncker. I leader di Francia e Germania si sono incontrati per discutere di chi siederà sul torno di Bruxelles e sonio apparse le prime avvisaglie della frattura dell’asse franco-tedesco sul fronte della composizione della Commissione. Portatori di interessi non sempre sovrapponibili, Macron e Merkel hanno per anni portato avanti una politica fondamentale unitaria, di cui il Trattato di Aquisgrana doveva essere il simbolo più alto. Ma adesso, con l’indebolimento della Merkel e del Partito popolare europeo, Macron, che pure esce sconfitto da questa tornata elettorale, ha pensato bene di cambiare linea e provare a imporre un proprio nome alla guida della Commissione. Lo scontro c’è, ed è evidente. Ma non è certo una sfida per il bene dell’Europa: i due litigano perché vogliono avere un proprio uomo a guidare l’Europa. E del resto dei Paesi, dell’idea di Unione europea e delle istanze che arrivano dalle diverse aree del continente interessa tutto davvero poco. Lo scontro è su chi comanda sull’Europa: non sull’Europa in sé.

Ma il duello Macron-Merkel è solo uno dei problemi di questa Unione europea che appare sempre meno unione ma sempre più “europea” nel senso di in linea con la nostra tradizione millenaria: tradizione di scontri e giochi diplomatici, non certo di unità di intenti. Ieri le parole di Viktor Orban sono state chiarissime: “È finita l’Europa franco-tedesca”. E l’idea del premier ungherese è che ora ci sia una nuova Europa, fatta da più aree del continente che si contendono Bruxelles oppure – e questa è la seconda opzione che si crei una sorta di Europa multipolare condannata di fatto all’immobilismo. Un’immagine resa più evidente dal vertice del Consiglio europeo, che appare più come un redde rationem fra capi di Stato e di governo che una riunione per migliorare l’Europa. Cosa c’è di Unione in una sfida per dire che il Sud non deve governare sul Nord? Cosa c’è di Unione in un duello su chi prenderà le chiavi della Banca centrale europea per decidere la politica fiscale europea a vantaggio del proprio Paese? Cosa significa Unione quando la battaglia sui commissari europei di fatto evidenzia lo scontro fra potenze, dove tutti vogliono avere i posti migliori e nessuno vuole che il proprio rivale ottenga un “ministro”? L’Unione è solo un vago ricordo, inutile provare a dire il contrario. E la perdita di consenso dei grandi partiti tradizionale europei, in particolare del Partito popolare e del Partito socialista, è un altro segnale in questa direzione. La debolezza dei gruppi che hanno contenuto le spinte centrifughe è un altro simbolo di questo cambiamento in seno all’Ue: sempre meno Union, ma sempre più Europa.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.