Siamo tornati alla Guerra fredda e adesso l’amministrazione di Donald Trump muove le sue carte per mostrare che la Russia sarebbe pronta a colpire il territorio americano ed europeo e le sue infrastrutture civili. Secondo quanto riferito dal New York Times, l’amministrazione statunitense ritiene che Mosca abbia pianificato una serie di cyberattacchi ai danni di impianti nucleari, sistemi idrici ed elettrici negli Stati Uniti e in Europa.

Per l’intelligence Usa e le aziende private che si occupano di sicurezza, gli attacchi di questi mesi potrebbero essere il segnale che Mosca sarebbe pronta sabotare le centrali in caso di conflitto con l’Occidente. E tutto sarebbe il frutto di una strategia partita molti anni fa, in cui l’escalation di attacchi informatici avrebbe subito un’accelerazione alla fine del 2015 fino alla primavera del 2017 facendo sì che gli hacker riuscissero a”manomettere” alcuni operatori in Nord America e in Europa

Secondo un rapporto del Department of Homeland Security, gli hacker russi si sono fatti strada all’interno di macchine con accesso a sistemi di controllo critici in centrali elettriche non identificate. “Ora abbiamo le prove che sono entrati nelle macchine, collegati a un’infrastruttura di controllo industriale, che consente loro di spegnere efficacemente l’energia elettrica o di effettuare sabotaggi”, ha dichiarato Eric Chien, direttore della sicurezza della Symantec.

Questa è la prima volta che l’amministrazione nomina ufficialmente la Russia come responsabile degli assalti informatici al proprio Paese. Ed è la terza volta negli ultimi mesi che la Casa Bianca accusa le forze governative straniere di attaccare le infrastrutture negli Stati Uniti. Un segnale di insofferenza, ma anche, potenzialmente, di difficoltà. L’America si dimostra manifestamente vulnerabile dai suoi nemici. E più che accusare gli altri, dimostra di essere sotto attacco e incapace di reagire. 

A dicembre, la Casa Bianca aveva detto che la Corea del Nord aveva realizzato l’attacco noto come WannaCry che a maggio aveva già paralizzato il sistema sanitario britannico e messo il ransomware nei computer di scuole, aziende, case in tutto il territori britannico. Il mese scorso, gli Usa hanno accusato la Russia di essere dietro l’attacco NotPetya contro l’Ucraina di giugno, il più grande di una serie di attacchi informatici sull’Ucraina fino ad oggi. Ma non aveva mai accusato Mosca di aver colpito il suo territorio.

L’accusa arriva in un momento di altissima tensione fra Russia e Occidente. Il caso Skrypal, l’ultimo di una lunga serie di episodi in cui Europa e America hanno accusato il Cremlino di aver attaccato la sicurezza occidentale, rappresenta il culmine di uno scontro che sta degenerando. E la guerra informatica, soprattutto attraverso attacchi informatici alle infrastrutture, è stata sempre una delle accuse usate da Washington per intensificare la pressione su Mosca, così come per giustificare nuove strategia di sicurezza.

In questo senso, non va dimenticato che la nuova politica nucleare proposta dall’amministrazione Trump considera come “circostanze estreme” che potrebbero autorizzare l’uso di armi nucleari, anche “ significativi attacchi strategici non-nucleari” come“attacchi agli Stati Uniti, alleati o alla popolazione civile o infrastrutture civili e attacchi a forze nucleari statunitensi o alleate, al loro comando e controllo, o alle capacità di avvertimento e valutazione degli attacchi”. Come già scritto in questa testata, un attacco cyber alle infrastrutture civili su larga scala potrebbe rientrare in questa tipologia di minaccia.

Per questo motivo, le accuse nei confronti degli hacker del Cremlino, le ennesime a livello mondiale ma le prima di Washington in riferimento ad attacchi su territorio americano, non devono essere sottovalutate. Da un punto di vista politico, confermano la scelta precisa dell’amministrazione Usa di scontrarsi con quella russa in piena convergenza con gli alleati occidentale. Da un punto di vista strategico, invece, il rischio è che queste accuse siano il preludio a un’escalation di tensione di più ampio respiro. Un’accusa di attacco cyber alle infrastrutture civili è, a tutti gli effetti, un’accusa di un atto di guerra.

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