Non si placa l’aspro dibattito concernente la riforma sanitaria, che da diverse settimane anima la politica statunitense: dopo l’approvazione da parte della Camera dei Rappresentanti delle prime linee guida della Trumpcare a inizio maggio, la palla è passata al Senato, entro il quale la più risicata maggioranza detenuta dal Partito Repubblicano ha portato a un allungamento dei tempi di discussione dovuto all’animato dibattito interno della formazione conservatrice.

Un nuovo stallo rischia di condizionare la marcia della riforma sanitaria che, nelle intenzioni del presidente  Donald J. Trump, avrebbe dovuto costituire uno dei fiori all’occhiello della nuova amministrazione e portare al superamento dell’Affordable Care Act (ACA) elaborato da Barack Obama. La chiave di volta della riforma di Trump, è bene ricordarlo, è rappresentata dall’eliminazione dell’obbligo di acquisto di un’assicurazione sanitaria da parte dei cittadini non direttamente coperti tramite il loro datore di lavoro e dall’introduzione di un fondo da 8 miliardi di dollari volto a coprire eventuali rincari nei premi assicurativi dei soggetti maggiormente a rischio: l’obiettivo finale di Trump e del suo governo è la rottamazione definitiva di un’Obamacare ritenuta, non senza elementi a loro favore, eccessivamente dispendiosa e inefficiente, come confermato dal recente collasso del sistema di assicurazione sanitaria in Stati come l’Iowa e il Tennessee.

Tyler Durden di Zero Hedge ha segnalato, in un recente articolo, come i dati relativi ai tassi di mortalità dei diversi Stati dell’Unione non sembrino confermare i panegirici dei rappresentanti democratici nei confronti della riforma sanitaria di Obama, che a loro detta avrebbe causato una riduzione della mortalità non suffragata dall’evidenza fattuale, ma al tempo stesso numerosi dubbi aleggiano sulla potenziale tenuta della riforma di stampo repubblicano.

A inizio maggio John Coryn, Senatore del Texas, aveva dichiarato che il Grand Old Party non avrebbe proceduto col secondo voto sulla riforma sanitaria prima del conseguimento di una sostanziale unità d’intenti interna: tale unità è ben al di là dall’essere raggiunta, dato che all’interno del fronte repubblicano si è aperto un acceso dibattito tra due gruppi d’influenza contrapposti, con i conservatori più oltranzisti che criticano la Trumpcare in quanto ritenuta eccessivamente simile all’attuale sistema e un’ala critica del fatto che il disegno di legge in esame non si avvicini neanche lontanamente alle promesse di Trump di “sanità per tutti” formulate in campagna elettorale. Lo stesso Trump non si è mai pienamente speso in prima persona per perorare l’unità del partito e sensibilizzare la cittadinanza statunitense sulla sua riforma sanitaria: Aaaron Kall dell’Università del Michigan ha sottolineato come il Presidente dovrebbe impegnarsi maggiormente e intervenire a conferenze, dibattiti e interviste televisive “oltre i confini amici di Fox News” per spingere sull’acceleratore e ottenere l’agognata approvazione. Allo stato attuale delle cose, come riportato da Business Insider, ben nove Senatori repubblicani hanno espresso pubblicamente la loro contrarietà alla riforma sanitaria: tra questi, i nomi più illustri sono quelli di Rand Paul del Kentucky e Ted Cruz del Texas. Il leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell è alla ricerca di un accordo per riformare il decreto e consentire un ricompattamento del fronte vitale per il successo del Grand Old Party, che al Senato gode di una maggioranza di due soli voti sul Partito Democratico, la cui opposizione è da dare per scontata.

Karoun Demirjian del Washington Post ha riportato i commenti di due importanti funzionari dell’amministrazione, il Segretario alla Sanità Tom Price e il direttore degli Affari Legislativi della Casa Bianca Marc Short, i quali hanno riferito che il Presidente non approva affatto i tentativi di mediazione con la “fronda” interna al partito e potrebbe essere incentivato a un nuovo stop per evitare un voto contrario definitivo. La strada per la riforma sanitaria di Trump è tutta in salita, e una nuova sconfitta legislativa potrebbe compromettere l’importante successo conseguito dal Presidente alla Camera dei Rappresentanti nel mese di maggio: in caso di naufragio della riforma, Trump potrebbe essere incentivato a scorporare la sua strategia repeal and replace concernente l’Obamacare e a puntare a un progressivo smantellamento della riforma di Obama a cui solo in un secondo momento si farebbe seguire una nuova proposta generale.

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