È arrivato il via libera da parte di Palazzo Chigi alla vendita di due fregate all’Egitto, interlocutore fondamentale per ciò che concerne il dossier libico e, in generale, per la lotta al terrorismo e la stabilità del Nord Africa.

La situazione si è sbloccata domenica grazie a una telefonata fra il premier Conte e il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, come conferma una nota ufficiale di Palazzo Chigi: “Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente della Repubblica araba d’Egitto, Abdel Fattah al-Sisi. Al centro del colloquio la stabilità regionale, con particolare riferimento alla necessità di un rapido cessate il fuoco e ritorno al tavolo negoziale in Libia, e la collaborazione bilaterale, da quella industriale a quella giudiziaria con particolare riferimento al caso Giulio Regeni”.

Secondo quanto riportato dal Sole24Ore, il prossimo step del dossier egiziano dovrebbe scattare a stretto giro con la definizione del contratto tra Fincantieri e l’Egitto dopo l’ok di Palazzo Chigi.

Prima che ciò avvenga, tuttavia, dovrà tornare a esprimersi l’Uama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento), ente della Farnesina deputato a dare via libera all’export di armamenti verso Paesi stranieri. L’Uama sarà chiamato ad autorizzare Fincantieri alla trattativa con la controparte egiziana e dovrà poi dare l’ok all’esportazione delle fregate verso il Cairo. Le due fregate in questione, ricorda Formiche, sono la Spartaco Schergat e la Emilio Bianchi (varata lo scorso gennaio), per un valore stimato che dovrebbe aggirarsi intorno a 1,2 miliardi di euro. Si tratterebbe, in realtà,  di una prima intesa per un accordo molto più ampio, che riguarderebbe altre quattro fregate, venti pattugliatori, 24 caccia Eurofighter e altrettanti addestratori M-346.

Fibrillazioni nella maggioranza

L’ok del governo scatena le polemiche all’interno della maggioranza e c’è chi chiede a Palazzo Chigi di fare un passo indietro. Il Partito democratico, riporta l’agenzia Agi, chiede a Palazzo Chigi chiarimenti sui rapporti diplomatici che legano l’Italia al Paese governato da al-Sisi, mentre il Movimento 5 stelle auspica un ripensamento su un “fatto grave”. A pesare sui rapporti fra Il Cairo e Roma c’è il caso Regeni: l’ufficio di presidenza della commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Regeni si è riunito in via straordinaria nei giorni scorsi e ha deciso all’unanimità di convocare urgentemente Giuseppe Conte. Un appuntamento che – afferma il presidente della commissione Erasmo Palazzotto – viene considerato “preliminare, sotto il profilo politico ed istituzionale, al proseguimento di ogni altra attività di indagine”.

Critiche al premier Conte sono arrivate anche da tutto il Pd. La deputata dem Barbara Pollastrini esprime “profonda amarezza” e considera la cessione delle due imbarcazioni come “una ferita”: “Patrick Zacki – ricorda – è ancora detenuto nelle carceri e così tanti oppositori al dittatore. Da quattro anni al-Sisi boicotta le indagini sull’omicidio di Giulio Regeni. Promesse e impegni delle istituzioni sembrano scritte sulla sabbia. Non possiamo tacere”. Contrarie all’operazione commerciale anche Lia Quartapelle e Laura Boldrini, che invitano l’esecutivo a “riconsiderare questa decisione per una questione di giustizia verso un giovane italiano torturato e ucciso”.

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