“Non consideriamo valide le elezioni dello scorso 20 maggio perché sono state convocate da un organismo illegittimo, l’Assemblea Costituente, e perché non è stato permesso all’opposizione di partecipare”. Ad attaccare il governo di Nicolas Maduro è l’arcivescovo di Caracas, il cardinale Jorge Urosa Savino che, in collegamento telefonico con la sede di Aiuto alla Chiesa che Soffre dalla capitale venezuelana, lancia l’allarme sulla situazione nel Paese a poche settimane  dal voto considerato “illegittimo” da Stati Uniti ed Unione europea.

I vescovi denunciano: “Dal governo soldi in cambio di voti”

“Il governo ha offerto soldi in cambio di voti, non c’erano le condizioni per una vera elezione politica”, accusa il cardinale che descrive una situazione umanitaria gravissima. Una “crisi integrale”, frutto, secondo Urosa Savino, della volontà del governo di “imporre un sistema politico totalitario, statalista e marxista che ha rovinato il Venezuela”. “Abbiamo cercato un dialogo con le istituzioni ma la voce della chiesa locale non viene ascoltata”, spiega l’arcivescovo di Caracas. Non sono valsi a nulla neppure i tentativi messi in campo nei mesi scorsi dalla diplomazia vaticana per cercare una mediazione tra governo e opposizione ed aprire uno spiraglio per la risoluzione della crisi strutturale che affligge la popolazione. L’ostacolo principale, secondo il cardinale, risiede da un lato nella volontà del presidente venezuelano “di mantenere a tutti i costi la sua linea, soprattutto in campo economico”. Dall’altro nel fatto che “l’opposizione democratica è debole e frammentata”. “Molti leader – ricorda il cardinale – si trovano in carcere oppure sono minacciati e costretti al silenzio”.

Ora il Venezuela è a rischio carestia

A pagare il prezzo più alto sono quei 28 milioni di venezuelani, l’87% della popolazione, che vivono sotto la soglia di povertà. “Negli ultimi quattro anni il numero dei poveri è aumentato in modo vertiginoso”, assicura l’arcivescovo. A confermarlo è il quadro tracciato dai dati della Caritas locale: 9 famiglie con figli su 10 non possono permettersi tre pasti giornalieri e 7 bimbi su 10 soffrono di malnutrizione. “Il problema – rivela il cardinale – è che un chilo di latte in polvere costa 2,6 milioni di bolivares, circa tre euro: centomila bolivares in più di un salario minimo, che è di 2,5 milioni. Quella dei bimbi venezuelani è una vera e propria tragedia”. A definirla così è anche monsignor Castor Oswaldo Azuaje Pérez, vescovo di Trujillo, diocesi al confine con la Colombia. “Sono sempre di più i neonati che vengono ricoverati per malnutrizione e che spesso non riescono a sopravvivere a causa dell’assenza di medicinali”, testimonia il monsignore. Sempre secondo Caritas Venezuela il tasso di malnutrizione infantile starebbe aumentando al ritmo di un punto percentuale al mese. Ciò significa che entro la fine di quest’anno potrebbe arrivare a soffrire di “malnutrizione acuta” il 26% dei bambini venezuelani. Un dato allarmante, se si considera che per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si parla di “carestia” quando il tasso di malnutrizione supera il 30%.

In aumento il numero di chi fugge dalla miseria

La povertà genera anche insicurezza. “Ogni giorno ci sono crimini, omicidi e violenze, anche nei confronti dei sacerdoti – spiega il vescovo di Trujillo – il narcotraffico è in aumento e il governo non riesce a mantenere il controllo del territorio”. “Siamo uno dei paesi più insicuri al mondo”, ammette il religioso. È proprio nella sua diocesi che si trova uno dei simboli della crisi: il ponte Simon Bolivar, attraversato ogni giorno da 50mila persone che raggiungono la città colombiana di Cucuta anche solo per fare la spesa e comprare medicinali. “La situazione al confine con la Colombia è sempre più difficile”, denuncia monsignor Pérez. Cresce il numero di professionisti, universitari, tecnici che scelgono di lasciare il Paese. Circa 3 milioni di emigrati su un totale di 31,5 milioni di abitanti. Di questi, secondo i dati forniti dalla giornalista venezuelana Marinellys Tremamunno, presidente dell’associazione “Venezuela – La Piccola Venezia”, intervenuta alla conferenza stampa organizzata nella sede romana di ACS, “almeno un milione si sono stabiliti in Colombia ed altri in Argentina”. “Ma c’è pure chi si avventura con i barconi nel Mar dei Caraibi e chi cerca di raggiungere l’Europa, in particolare l’Italia e la Spagna”, rende noto la giornalista.

L’appello della chiesa locale è a favore dell’accoglienza. “Trump? Bene la pressione sul governo di Maduro ma non può chiudere le porte a chi scappa dal Paese”, afferma monsignor Pérez, che plaude alla decisione dell’Unione europea di imporre nuove sanzioni al governo di Caracas ed in particolare all’atteggiamento del governo spagnolo e dell’Italia. “La comunità cristiana soffre a causa di un regime dittatoriale che ha creato condizioni di difficoltà per la popolazione”, ha detto il direttore di ACS-Italia Alessandro Monteduro, che ha annunciato il supporto della fondazione pontificia all’iniziativa delle “pentole solidali”, promossa in moltissime parrocchie del Paese per sopperire ai bisogni primari della popolazione.

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