Nella giornata di giovedì, Roberto Marrero, capo di gabinetto di Juan Guaidó è stato arrestato dal Sebin. Secondo la ricostruzione del presidente ad interim, alle due (ora locale) degli agenti avrebbero fatto irruzione nell’appartamento di Marrero, situato a Caracas nel quartiere di Los Naranjos de las Mercedes, divellendo la porta d’ingresso e mettendo a soqquadro l’abitazione, prima di procedere prelevare il politico.

Il Sebin ha anche sfondato la porta dell’abitazione di Sergio Vergara, capogruppo del partito Voluntad Popular e residente nello stesso quartiere. Stando alla ricostruzione del parlamentare, gli agenti gli avrebbero puntato pistole alla testa per poi gettarlo a terra e distruggere un armadio. Lo stesso Vergara ha raccontato di aver assistito al sequestro di Marrero e che quest’ultimo, prima di essere costretto a tacere, avrebbe urlato che gli uomini del Sebint sarebbero entrati in casa con due fucili e una granata. Pochi istanti prima dell’irruzione degli agenti, Marrero è riuscito a registrare un video in cui dice “Sono arrivati a me. Proteggete il presidente”.

Rimane ignoto il luogo in cui Marrero è attualmente tenuto prigioniero. Le prime ipotesi conducono al quartier generale dei servizi segreti venezuelani, un caratteristico edificio piramidale chiamato “El Helicoide”.

La versione del governo

Il clamore suscitato dalla notizia ha spinto il governo bolivariano a fornire la propria versione, ovviamente ben diversa. Stando alle parole del ministro dell’interno Néstor Reverol, il capo di gabinetto di Guaidó sarebbe legato a una “cellula terroristica che pianificava un insieme di attacchi selettivi”. Tale cellula “avrebbe, tramite lui, messo sotto contratto mercenari colombiani e centroamericani per attentare alla vita di leader politici, militari, magistrati del Tribunal Supremo de Justicia e effettuare atti di sabotaggio dei servizi pubblici per creare il caos nella società bolivariana”.

Successivamente, ha parlato, in diretta televisiva, anche Nicolas Maduro, che ha dichiarato: “Voglio che sia chiaro che il governo venezuelano bolivariano e rivoluzionario non si farà scrupoli nel combattere i gruppi terroristici, al fine di mandarli in galera. Ciò che essi fanno non è politica, è semplicemente terrorismo”

La reazione degli Stati Uniti

In seguito a questo episodio, si registra dunque l’ennesima escalation di una tensione già da tempo esasperata tra il governo bolivariano e l’opposizione guidata da Juan Guaidó, il quale gode dell’appoggio, tra gli altri, di Donald Trump e Jair Bolsonaro. Non si è fatta attendere, infatti, la reazione della Casa Bianca che, tramite un tweet del Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha invocato “l’immediata liberazione”, puntualizzando che gli Stati Uniti non mancheranno di esigere che “coloro i quali sono coinvolti nel sequestro si assumano le rispettive responsabilità”.

Inoltre, l’arresto di Marrero è avvenuto una manciata di ore dopo le dichiarazioni del Commissario Onu per i Diritti Umani, Michelle Bachelet, la quale aveva denunciato la repressione violenta, spesso mediante torture e omicidi, degli oppositori da parte del governo.

A circa un mese dall’inizio dell’applicazione della sanzione più pesante comminata al Venezuela, che consiste in un embargo sul petrolio fissato per il 28 aprile, si continua comunque a caldeggiare l’ipotesi di un intervento militare, scenario le cui possibilità non possono che essere alimentate da eventi del genere.

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