Da mesi il Golfo Persico è al centro delle tensioni internazionali. Petroliere in fiamme, droni abbattuti e navi da guerra in posizione di attacco hanno esasperato gli attriti nella regione. Il fulcro della disputa è l’Iran, accusato di celarsi dietro agli incidenti che hanno infiammato il Golfo negli ultimi mesi.

L’escalation è iniziata più di un anno fa, quando gli Stati Uniti si sono ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare (Jcpoa) – stretto nel 2015 da Iran, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, Germania e Unione Europea -, ripristinando le sanzioni economiche contro Teheran.

L’Iran, tuttavia, non è rimasto all’angolo e ha risposto alla pressione americana innalzando il livello di arricchimento dell’uranio e minacciando la chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei principali choke-point del mercato petrolifero mondiale, dal quale transita circa il 24 percento del petrolio prodotto nel mondo e il 60 percento di quello proveniente dal Golfo.

Della gravità di una tale minaccia sono ben consapevoli gli Emirati Arabi, dal momento che il 75 percento delle loro esportazioni passa proprio da questa fondamentale arteria petrolifera. Un’eventuale chiusura dello Stretto potrebbe avere conseguenze rilevanti non solo per il mercato globale – i cui equilibri geo-economici si poggiano in gran parte sul flusso di idrocarburi -, ma anche per l’economia dei singoli Paesi esportatori. Ecco perché oggi gli Emirati si offrono per una mediazione.

Colloqui tra Emirati e Iran

Martedì scorso, i funzionari della guardia costiera iraniana ed emiratina si sono riuniti a Teheran per  discutere della sicurezza marittima a livello regionale e internazionale, in quello che è apparso come un tentativo di calmare le tensioni del Golfo.

All’ordine del giorno della riunione tra le delegazioni dei due Paesi – la prima di questo genere dal 2013 – vi erano le connessioni marittime, la condivisione dei confini, l’immigrazione illegale e il transito di cittadini da un Paese all’altro.

Ritenuto da Abu Dhabi “ordinaria amministrazione e indipendente dalle tensioni del Golfo”, l’incontro – il primo da sei anni a questa parte – ha invece un’importanza fondamentale, considerando la politica seguita fino ad ora dagli Emirati nei confronti di Teheran.

Nel 2016, gli Emirati avevano infatti declassato le relazioni diplomatiche con il Paese, a causa di alcuni incidenti tra la Repubblica islamica e l’Arabia Saudita. Più recentemente, Abu Dhabi aveva sostenuto la decisione di Washington di ripristinare le sanzioni economiche contro l’Iran.

Non solo: a partire dal 2015, gli Emirati, insieme all’Arabia Saudita, sono entrati nella guerra civile yemenita come membri della coalizione araba che combatte contro gli Houthi. Anche se Teheran ha sempre dichiarato di non essere in alcun modo coinvolto nella guerra civile yemenita, gli Houthi sono considerati proxy di Teheran nella regione.

Il ruolo degli Emirati nella crisi del Golfo

La posizione degli Emirati nei confronti dell’Iran sembra essersi di nuovo ammorbidita nelle ultime settimane.

Di fronte agli incidenti nel Golfo Persico, alcuni dei quali hanno coinvolto anche le petroliere emiratine, Abu Dhabi non ha mai puntato il dito direttamente contro l’Iran, spingendo invece per ridurre le tensioni attraverso una soluzione diplomatica. Lo scorso giugno, inoltre, Abu Dhabi ha ridotto la propria presenza militare in Yemen, ritirando alcune truppe dal governatorato di Aden – situato nel sud del Paese – e dalla zona costiera.

Se non sono ancora chiare le motivazioni dietro il cambio di postura nei confronti di Teheran, è chiaro che gli Emirati vogliono evitare uno scontro militare nel Golfo, propendendo per una soluzione condivisa.

Certamente, gli interessi economici sono alla base del tentativo di mediazione da parte degli Emirati. Dubai, infatti, è sempre stata un centro importante per le società iraniane offshore. Ora però le tensioni nel Golfo, unite alla crisi economica che sta vivendo Teheran, stanno causando una drastica diminuzione dei rapporti commerciali tra i due Paesi.

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