Venti di guerra in Libano. Diversi fatti accaduti nelle ultime settimane suggeriscono una preoccupante escalation di tensioni tra Israele ed Hezbollah, l’organizzazione paramilitare libanese di Hassan Nasrallah. Un conflitto latente che potrebbe scoppiare nelle prossime settimane. La consapevolezza è che un’eventuale guerra sarebbe devastante per tutto il Medio Oriente, come spiega Sami Moubayed in un’analisi pubblicata su Asia Times: “Tre delle cinque guerre d’Israele sono scoppiate in estate, nel 1967, 1982 e 2006. Una nuova guerra sarebbe diversa, con uno scenario apocalittico per il Libano, Israele e per l’intero Medio Oriente. A differenza dei conflitti precedenti, rappresenterebbe una battaglia per la sopravvivenza di Hezbollah. Il capo di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha più volte ripetuto di essere pronto a combattere”. Insomma, una situazione che rischia di precipitare da un momento all’altro.Sale la tensioneCi sono alcuni indicatori, che non vanno sottovalutati, che fanno supporre a un possibile nuovo conflitto. A metà aprile, infatti,Israele ha annunciato di aver sviluppato con successo un sofisticato sistema di difesa anti-missile, uno dei più potenti mai creati. Inoltre, sono state realizzate alcune opere di difesa lungo la frontiera, mentre varie esercitazioni si sono svolte nelle ultime settimane da parte dell’esercito israeliano.Come riporta Asia Times, all’inizio di aprile, il primo ministro libanese Saad al-Haririha ha lanciato un segnale forte, attaccando Tel Aviv: “Penso che sia Israele a volere una guerra contro il Libano e non Hezbollah”. Parole che fanno eco a quelle del presidente Michel Aoun, che ha accusato Tel Aviv di aver violato la sovranità del suo Paese, sostenendo altresì che ci sarebbe stata una risposta adeguata a nuove provocazioni. A questo si aggiunge il fatto che, a fine aprile, Hezbollah ha organizzato un tour molto particolare nel sud del Libano, dove ha invitato anche i giornalisti occidentali, al fine di mettere in mostra la propria forza militare e le proprie capacità organizzative.Missili israeliani contro la Siria: obiettivo HezbollahNegli ultimi tre anni Israele ha lanciato missili contro la Siria, in aree vicino al confine o nei sobborghi di Damasco. Ufficialmente l’obiettivo di questi attacchi erano le basi e i depositi di armi e munizioni di Hezbollah. L’ultimo episodio significativo risale al 27 aprile scorso, quando un raid missilistico ha colpito un magazzino nei pressi dell’aeroporto di Damasco. L’attacco di Tel Aviv, secondo il governo israeliano, va considerato nella logica di difesa, secondo cui anche il solo sospetto di contrabbando di armi pesanti a vantaggio di Hezbollah, è sufficiente a far scatenare un’azione preventiva.L’aggressione militare israeliana è stata condannata con fermezza dalla Federazione Russa: “Mosca condanna gli atti di aggressione contro la Siria e li considera inammissibili e contrari al diritto internazionale” – ha dichiarato la portavoce del Ministro degli Esteri Maria Zakharova, che ha aggiunto: “Invitiamo tutti a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale della Siria”. Dopotutto Hezbollah è un alleato imprescindibile di Bashar al-Assad e della Federazione Russa in Siria; attori alleati nella lotta contro il terrorismo islamista che prosegue dal 2011 in un conflitto che è diventato, a tutti gli effetti, una guerra per procura.Israele sperava nella capitolazione di Hezbollah in SiriaCome rileva Sami Moubayed su Asia Times, “gli israeliani speravano che il coinvolgimento di Hezbollah nel conflitto siriano avrebbe indebolito – o addirittura distrutto – la forza paramilitare libanese. In tutti questi anni ciò non è accaduto e nessuno sa, con certezza, quando è stata ridotta la capacità di combattimento o il numero esatto dei morti di Hezbollah in Siria“.  Ora l’attenzione ritorna sul confine tra Libano e Israele, storicamente instabile e molto sensibile. Il conflitto dell’estate 2006 nacque proprio dopo alcuni scontri, nel sud del Paese, tra Hezbollah e Israele. Nonostante l’imponente forza militare israeliana, Hezbollah ha dimostrato, anche in quell’occasione, una grande capacità organizzativa e operativa sotto il profilo militare.

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