Nel corso dell’imminente vertice del G20 ospitato dalla Germania, che si terrà ad Amburgo il 7 e l’8 luglio prossimi, Donald Trump e Vladimir Putin avranno la possibilità di incontrarsi di persona per la prima volta e di discutere faccia a faccia dopo essersi a più riprese confrontati telefonicamente o attraverso l’intermediazione dei rispettivi rappresentanti diplomatici. A partire dall’insediamento di Trump alla Casa Bianca, il 20 gennaio scorso, la prospettiva di un suo incontro con Putin era considerata con interesse da parte di numerosi esperti e commentatori di politica internazionale: a lungo la fatidica stretta di mano tra il leader del Cremlino e Trump è stata attesa con sentimenti contrastanti, spazianti tra l’apprensione e la speranza, da parte dei diversi commentatori.

Più prosaicamente, a oltre cinque mesi dall’insediamento di Trump si potrebbe inquadrare l’imminente, prospettato incontro come un vertice tra due capi di Stato depositari di una volontà personale di riappacificazione, ma frenati in tal senso dalle diverse istanze poste dall’evoluzione degli scenari internazionali, nei quali il solco che separa Russia e Stati Uniti appare giorno dopo giorno più profondo. In questo contesto, le modalità stesse con cui l’incontro Trump-Putin si produrrà incideranno sulla percezione che di esso avranno gli osservatori internazionali.

La volontà del Presidente statunitense, in tal senso, è di proporre al leader del Cremlino un incontro bilaterale formale ai margini delle discussioni del G20, in modo tale da poter manifestare apertamente una volontà di riavvicinamento a Mosca largamente prospettata nel corso della campagna elettorale ma sino ad oggi frenata dalle profonde resistenze degli apparati politico-militari di Washington, dai profondi contenziosi geopolitici tra i due Paesi e dalle profonde incertezze dello stesso Trump. Il Presidente statunitense, secondo quanto riportato dal Guardiansarebbe disposto a sfruttare l’ufficialità dell’occasione per prospettare a Putin un’attenuazione di alcune sanzioni introdotte nel corso dell’amministrazione Obama, prime fra tutte quelle disposte dall’ordine esecutivo del 30 dicembre 2016 contro diversi membri del personale russo negli Stati Uniti per le presunte interferenze del Cremlino nelle elezioni di novembre. La volontà di Trump è contrastata con decisione dal National Security Council (NSC), i cui membri perorano il proseguimento della linea dura verso Mosca e, soprattutto, sono contrari a qualsiasi allentamento delle sanzioni, persino delle più simboliche. Decisamente meno propenso al dialogo rispetto alle aspettative dei mesi scorsi è sembrato anche il Segretario di Stato Rex Tillerson, mentre sul fronte russo il Ministro degli Esteri di Mosca Lavrov ha auspicato la possibilità di un dialogo tra Trump e Putin al G20, senza tuttavia sbilanciarsi sulle questioni formali.

In ogni caso, è bene sottolineare come un confronto tra i due leader sarebbe, ora più che mai, una premessa necessaria per avviare un confronto volto a sanare alcune preoccupanti divergenze andate via via acuendosi nel corso dei primi mesi dell’amministrazione Trump: Washington, in particolare, punta ad erodere gli spazi di manovra geopolitici del Cremlino in Medio Oriente attraverso il contemporaneo contrasto delle mosse dei due principali alleati della Russia nella regione, ovverosia il governo siriano di Bashar al-Assad e l’Iran, e il rilancio della partnership strategica con l’Arabia Saudita, pensata soprattutto in funzione di ostacolo a Teheran. Al tempo stesso, l’implementazione della “Nuova Via della Seta” e l’integrazione economica euroasiatica pongono una sfida di primo piano alla supremazia strategica americana: Trump, con ogni probabilità, sa bene di non poter puntare ad incuneare gli USA tra la Cina e la Russia, in quanto entrambe le nazioni riconoscono nella controparte un’imprescindibile punto di riferimento geopolitico, ma al tempo stesso potrà affrontare il bilaterale con Putin senza doversi necessariamente sottoporre a una gogna mediatica dopo la demolizione del farsesco Russiagate da parte del producer della CNN John Bonifield. 

Dopo molti passi falsi, condizionamenti ed errori strategici, Donald J. Trump potrebbe segnare un punto a suo favore riaffermando la volontà di dialogo con la Russia e spingendo sulla formalizzazione del vertice con Putin a margine del G20: così facendo, infatti, potrebbero riaprirsi degli spiragli per un riavvicinamento che gli eventi più recenti hanno portato a prospettare, realisticamente, come remoto. Con buona pace della patologica russofobia degli apparati repubblicani e del Deep State di Washington, una seppur minima schiarita nei rapporti tra Russia e Stati Uniti rappresenterebbe un risultato positivo.

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