L’Europa si muove per imporre un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia. La guerra in Ucraina non accenna a placare i suoi tragici effetti, e sull’onda dell’indignazione per le notizie che giungono da Bucha, Borosyanka e Irpin, l’Unione europea ha fatto intendere di non poter evitare un nuovo e pesante aggravamento delle misure già lanciate contro l’economia russa.

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha scritto in un tweet che “paralizzare la macchina da guerra del Cremlino ora è vitale per fermare le atrocità commesse in Ucraina” ribadendo che non esiste “altro modo che inasprire le sanzioni“. La dichiarazione arriva mentre la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato le prime misure che saranno poi approvato domani, 6 aprile, alla riunione degli ambasciatori dell’Unione europea a Bruxelles.

Presentando il quinto pacchetto di sanzioni, von der Leyen ha confermato che queste verteranno su alcuni settori chiave dell’industria russa.

Non saranno, almeno secondo quanto affermato dal vertice dell’esecutivo Ue, delle misure che paralizzeranno totalmente i rapporti con Mosca in tutti i settori. Almeno non nell’immediato. L’impressione è che anche in questa fase si sia cercato di mediare tra le diverse esigenze dei partner continentali. “Imporremo un divieto di importazione di carbone dalla Russia, del valore di 4 miliardi di euro all’anno. Ciò taglierà un’altra importante fonte di entrate per la Russia” ha detto von der Leyen. Questa, almeno sul fronte energetico, è l’unica opzione che era stata annunciata come accettabile da parte della Germania. E anche se già si paventa la possibilità di uno stop al petrolio nel prossimo pacchetti di sanzioni, che dovrebbe essere il sesto, per adesso il nodo energetico viene coinvolto solo sul settore carbonifero.

In ogni caso, al netto di una evidente volontà di varare misure che avessero il consenso unanime da parte delle forze europee, la profondità di alcune di esse rischia di dare un colpo profondo, seppure probabilmente non decisivo, alla già scossa economia del Cremlino.

L’obiettivo della Commissione, stando alle parole del suo vertice è quello di colpire l’export di Mosca in Europa per un valore di 10 miliardi di euro. Ma lo scopo che traspare dalle parole del vertice di Bruxelles è soprattutto quello di evitare che la Federazione Russa possa acquisire beni in grado di mandare avanti l’industria nazionale. Non a caso proprio l’ex ministro tedesco e oggi presidente della Commissione ha utilizzato delle parole molto precise: “Continueremo a degradare la capacità tecnologica e industriale della Russia”.

Anche per questo motivo, nel quinto pacchetto di sanzioni è previsto anche il divieto di accesso ai porti europei per tutte le navi battenti bandiera russa o appartenenti a società russe con l’eccezione di particolari carichi di prodotti alimentari, aiuti umanitari e prodotti energetici. Si prevede inoltre lo stop alle compagnie di trasporto su strada sia russe che bielorusse, che saranno interdetti dall’accesso nel territorio dell’Ue. Mentre per quanto riguarda i singoli beni di cui sarà vietata l’esportazione in territorio russo, particolare enfasi viene dato al settore dell’alta tecnologia, a cominciare dai semiconduttori avanzati, ma anche ai macchinari per i trasporti. Di base si vanno a colpire settori che possono rallentare o addirittura paralizzare alcuni settori produttivi cercando di colpire in modo sempre più incisivo la capacità del Cremlino di resistere, attraverso l’industria nazionale, ai pacchetti di sanzioni già varati da parte dell’Europa e dell’intero blocco occidentale. Infine, sul lato bancario, nel pacchetto è previsto anche una misura ad hoc per bloccare le transazioni di quattro società russe. Queste banche fanno parte delle sette già escluse dal circuito Swift.

Nel frattempo, gli analisti americani sostengono che l’ultima misura varata dal governo di Joe Biden, cioè quella di vietare alla Russia di ripagare i debiti con dollari tramite le banche statunitensi, potrebbe avvicinare pericolosamente Mosca al default. “Il Tesoro non consentirà alcun pagamento di debito in dollari dai conti del governo russo presso le istituzioni finanziarie americane. La Russia deve scegliere fra usare le sue riserve, ile nuove entrate o il default“, ha detto un portavoce del Tesoro Usa citato da Ansa. Tuttavia, molti ritengono che sia estremamente difficile che la Russia possa attingere solo da dollari non congelati dalle sanzioni. Con il rischio che l’economia russa possa giungere rapidamente a un collasso finanziario.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.