Nella giornata del 29 aprile, il primo ministro indiano Narendra Modi ha celebrato attraverso il proprio profilo Twitter il raggiungimento di uno degli obiettivi primari del governo nazionalista del Partito Popolare Indiano: il completamento dell’elettrificazione del Paese, azzerando la lista dei 18.452 villaggi che nel 2014 non erano mai stati raggiunti dall’illuminazione elettrica.

Stando a quanto riporta l’Hindustan Timesil 26 aprile scorso la località di Leisang, nello Stato di Manipur, è stata l’ultima a venire depennata dalla lista, in quello che Modi ha definito “un giorno storico nel percorso di sviluppo dell’India”, rivendicando l’obiettivo che nelle celebrazioni del Giorno dell’Indipendenza del 2015 dichiarò di essere in grado di completare in mille giorni e che è stato dichiarato raggiunto in tempo, dopo 987 giorni esatti.

Modi rivendica questo suo successo in vista dell’inizio della campagna elettorale che porterà alle elezioni del 2019, nelle quali sottoporrà al giudizio degli indiani il suo quinquennio di amministrazione. Tuttavia, le dichiarazioni del Primo Ministro di Nuova Delhi sulla completa elettrificazione del Paese nascondono, per usare un gioco di parole, luci ed ombre: è necessario capire quanto nelle mosse del governo sia attinente a risultati effettivi e quanto, al contrario, funzionale alla propaganda mediatica.

L’India di  Modi è ancora indietro sull’accesso all’elettricità

Carlo Pizzati de La Stampa ha segnalato un importante retroscena delle dichiarazione del governo indiano: “Per gli attuali standard indiani ‘aver portato la rete elettrica’ in un villaggio significa aver raggiunto il 10 per cento delle abitazioni di quel medesimo paesino, compresi, prioritariamente, ospedali, centri medici, uffici statali e scuole pubbliche. Negli edifici ora collegati si continua a essere costretti all’utilizzo di costosi generatori a diesel o benzina, durante i frequenti e lunghi black-out. Dunque, una cosa è creare una rete che raggiunge una minoranza di abitazioni di tutti i villaggi, un’altra è garantire l’ininterrotta fornitura di energia a tutte le abitazioni”.

32 milioni di abitazioni in India continuano a non aver accesso a un regolare rifornimento elettrico e i loro inquilini (270 milioni di persone) costituiscono una componente preponderante degli 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo che secondo la Banca Mondiale, nel pieno dell’era globalizzata e della rivoluzione informatica, sono tagliati fuori da questa essenziale componente della modernità. Di questo il governo Modi sembra essere cosciente, avendo previsto infatti di investire altri 2 miliardi di euro per garantire il collegamento elettrico in tutte le case indiane entro marzo 2019.

I dubbi di Bloomberg sui progetti di Modi

Un’analisi di Bloomberg mette in dubbio i propositi del governo indiano. Secondo quanto scrivono Rajesh Kumar Singh e Anindya Upadhyay sul sito dell’autorevole agenzia finanziaria, infatti, nell’imponente progetto di Nuova Delhi molto rimane ancora poco chiaro. In primo luogo, infatti, i funzionari indiani non sembrano prendere in adeguata considerazione il fatto che nel Paese l’accessibilità al rifornimento elettrico è solo una faccia della medaglia, in quanto in numerose località il problema più grande sono le frequenti interruzioni nell’erogazione e nella generazione del servizio, di competenza dei singoli Stati federali.

Inoltre, “per arrivare a completare questo progetto in tempo, il governo dovrà triplicare la velocità di allacciamento conseguita finora, almeno stando ai dati ufficiali forniti dall’amministrazione pubblica”, da qui a dicembre 2018. Secondo quanto puntualizzato da Singh, inoltre, il proposito di Modi sembra piuttosto essere evitare che l’elettricità diventi un tema scottante nella campagna elettorale del 2019. Il partito di Modi, infatti, governa 20 dei 29 Stati federali e verrebbe imputato a livello generale di un mancato raggiungimento dei suoi propositi.

Mettendo in campo un sottile spin mediatico, Modi punta a ottenere un successo d’immagine su una questione controversa: questo potrà senz’altro aiutare la sua corsa alla riconferma, ma difficilmente contribuirà al miglioramento della condizione quotidiana di centinaia di milioni di indiani, che pagano sulla propria pelle le contraddizioni di un Paese che fatica a trovare un equilibrio interno mentre diventa sempre più arrembante sugli scenari globali.

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