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La festa per la qualificazione del Marocco ai mondiali di Russia 2018 si è trasformata in una notte d’inferno per la città di Bruxelles come per altre città in Olanda e Francia. La situazione peggiore si è avuta nella capitale belga, dove risiede una delle più grandi comunità marocchine della regione e dove circa 1500 persone hanno creato il panico nelle strade della città. Quella che doveva essere una semplice notte di festa per lo storico risultato con la vittoria della Costa d’Avorio si è infatti trasformata in una notte di tafferugli e vandalismo. Sono state ore di follia, in cui la polizia di Bruxelles ha anche dovuto utilizzare cannoni d’acqua per disperdere la folla dopo che alcuni teppisti hanno deciso di dare fuoco alle macchine e a distruggere le vetrine dei negozi per rubare quanto possibile. Secondo le forze di sicurezza della città, agli scontri hanno partecipato circa 300 marocchini. Ma ancora una volta, quello che lascia sgomenti è la totale impreparazione della polizia del Belgio, che non solo non è riuscita ad arrestare nemmeno uno dei vandali che hanno preso parte agli scontri, ma lascia sul terreno addirittura 22 agenti feriti. E la tardività dell’intervento oltre che la totale impreparazione delle forze dell’ordine hanno immediatamente fatto scattare l’indagine interna da parte del ministro dell’Interno, il fiammingo Jan Jambon, che vuole vederci chiaro sull’ennesimo caso di impreparazione di una forza di polizia che ormai è diventata, a tutti gli effetti, un caso nazionale.

Nei Paesi Bassi, la situazione è stata leggermente migliore, ma ha visto comunque l’esplosione di violenza fra la polizia e i tifosi del Marocco. A l’Aia, i maggiori momenti di tensione si sono registrati in particolare nel quartiere di Schilderswijk, uno fra i più multietnici della città. La polizia è dovuta intervenire in tenuta antisommossa già ai primi segnali di concentrazione dei tifosi per le strade ed è finita con scontri fra forze dell’ordine e marocchini, con lanci di pietre e petardi verso le forze di polizia olandesi. Scene non troppo diverse sono quelle a cui hanno assistito i cittadini di Amsterdam e di Rotterdam. Nella capitale olandese, la polizia ha subito lanci di bengala da parte dei tifosi, mentre per molte ore sono state bloccate alcune linee dei trasporti pubblici. A Rotterdam, la polizia locale aveva addirittura diramato un comunicato in cui si chiedeva agli abitanti della città di evitare di passare per alcune strade perché sarebbero state probabilmente il luogo di ritrovo dei tifosi marocchini. La stessa linea è stata seguita dalla polizia di Utrecht. E anche in Francia, a Parigi in particolare, si è registrato qualcosa di simile, pur con meno violenza. Agenti della polizia parigina sono dovuti entrare di scena sugli Champs Elysees per fermare i primi attacchi da parte di alcuni tifosi marocchini che si erano ritrovati nei pressi dell’Arco di Trionfo per festeggiare la qualificazione. Una scena che a molti aveva riportato alla memoria gli scontri di Marsiglia del 2009 fra tifosi algerini e egiziani dopo la vittoria dell’Algeria per il mondiale in Sudafrica.

Inutile dire che queste scene hanno scatenato non soltanto l’indignazione di tutti i cittadini dei rispettivi Paesi, e cioè del Belgio, dell’Olanda e della Francia, ma hanno anche provocato ulteriori dubbi su quello che ormai risulta evidente: il fallimento dell’integrazione di alcune comunità nel territorio delle grandi città dell’Europa settentrionale. Gli scontri non sono chiaramente stati portati avanti da tutta la comunità marocchina, questo è evidente. Ma è altrettanto evidente come non sia normale che i festeggiamenti per la vittoria di una nazionale, peraltro non  quella dello Stato in cui avvengono gli scontri, si trasformi in un’occasione per atti di vandalismo e scontri con la polizia. Anzi, il fatto che un momento di festa si trasformi in occasione per scontrarsi con la polizia del Paese che ospita, dimostra come in realtà questa sia la punta di un iceberg di malessere sociale che dimostra la mancanza d’integrazione nelle grandi metropoli multietniche europee di queste comunità. Il Belgio, sotto questo profilo, è emblematico. Qui, a fronte di una presunta multietnicità delle città, si è creato un mostro in cui sobborghi della capitale si sono trasformati in veri e propri ghetti in cui non c’è alcuna affinità con la nazione in cui si risiede, ma diventano luoghi alieni al contesto sociale e avulsi da qualsiasi forma d’integrazione. Molenbeek, tristemente nota per gli attentati di Bruxelles, è solo il caso più importante, ma doveva già essere un campanello d’allarme. La politica dell’integrazione, come finora l’abbiamo conosciuta, sta fallendo miseramente.

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