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L’Egitto annulla il divieto di indossare il burkini, dopo aver ricevuto denunce da parte di donne a cui non è stato permesso indossarlo in alcune piscine. Il ministero del Turismo ha così invitato gli alberghi con più piscine ad assegnarne almeno una alle donne con questo costume da bagno. L’associazione alberghiera, affiliata al ministero, ha precisato il 3 agosto che il burkini non dovrebbe essere vietato finché sia fatto degli stessi materiali del costume da bagno e soddisfi i regolamenti igienici.

Tuttavia in meno di 24 ore il ministero ha annullato la sua decisione, stabilendo che ogni albergo è libero di autorizzare o vietare alle donne in burkini di fare il bagno nelle proprie piscine. Il burkini è vietato in molte località come Dahab, Hurghada, Gouna e Ain al-Sokhna. Ad alcune donne velate è anche vietato entrare in alcuni ristoranti del Cairo, soprattutto di notte quando viene servito l’alcool.

Il divieto del burkini è stato un problema controverso in molti paesi, anche in alcuni paesi europei come la Francia, dove nel 2016 il sindaco di Cannes ha deciso di vietare questo costume da bagno. Il divieto è stato poi però revocato da un tribunale francese. In Egitto questo dibattito è sentito soprattutto per la presenza di molti turisti, danarosi, provenienti dai Paesi conservatori del Golfo.

Un assistente di piscina di un rinomato hotel di Ain al-Sokhna, una località turistica sul Mar Rosso, ha dichiarato ad Al Monitor che l’hotel giustifica il divieto di burkini sostenendo che il suo materiale è poco igienico. E racconta che spesso chi fa il suo lavoro si trova a dover discutere con i clienti dell’hotel che vorrebbero fare il bagno con questo costume.

Molte organizzazioni che si occupano di diritti delle donne ritengono che questa sia una forma di discriminazione religiosa e una violazione della libertà personale. Su molti social media infatti sono frequenti i post di donne che si lamentano perché è stato proibito loro di fare il bagno nelle piscine dei resort con il burkini.

Manal Rostom, l’alpinista che è la prima donna velata egiziana ad apparire in una campagna di Nike Middle East, ha criticato duramente il divieto di burkini, ritenendolo opprimente e discriminatorio. Secondo Rostom la decisione è inaccettabile, ancora di più in un paese islamico come l’Egitto. Ogni donna dovrebbe essere libera di indossare ciò che vuole senza alcun divieto, afferma Rostom.

Inoltre Hossam Akawi, membro dell’Associazione agenti di viaggio egiziani, ha precisato ad Al Monitor che questa decisione dà una cattiva immagine del paese proprio in un momento in cui si sta cercando di rilanciare il settore turistico, in crisi dopo la rivoluzione che ha rovesciato l’ex presidente Hosni Mubarak nel 2011, la successiva presa del potere da parte del generale Abdel Fatah al-Sisi nel 2013, e dopo i frequenti attacchi terroristici dell’Isis. Infatti i guadagni dell’Egitto in questo settore sono passati da 14,7 milioni del 2010 a 5,4 milioni del 2016.

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