La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la storica sentenza Roe contro Wade, che stabililiva fin dal 1973 il diritto costituzionale all’aborto negli Stati Uniti. Il terremoto costituzionale derivante da questo colpo di scena inaspettato è destinato a creare proteste, frizioni e tensioni, non soltanto in seno al popolo ma anche tra Repubblicani e Democratici.

Donald Trump, ad esempio, ha spiegato a Fox News che la sentenza – in cui il ruolo dei tre giudici conservatori da lui nominati è stato cruciale – “funzionerà per tutti”. A chi, invece, gli chiedeva se ritenesse di aver avuto un ruolo nella cancellazione dell’aborto come diritto costituzionalmente garantito in Usa, l’ex presidente ha usato parole emblematiche: “Dio ha preso la decisione” “Questo è rispettare la Costituzione e restituire quei diritti che avrebbero dovuto essere restituiti molto tempo fa”, ha quindi aggiunto The Donald. Sull’altro lato della barricata troviamo Barack Obama, secondo cui la Corte Suprema ha attaccato direttamente le libertà fondamentali di milioni di cittadini.



Soddisfazione e delusione

In una nota, Obama ha sottolineato che la sentenza Roe contro Wade aveva finalmente riconosciuto che i diritti sanciti nel 14mo emendamento della Costituzione “garantivano ai cittadini una sfera privata della propria vita, in cui lo Stato non avrebbe potuto intromettersi”.

L’ex inquilino della Casa Bianca ha quindi ricordato che in passato erano stati già imposti dei limiti all’aborto per le gravidanze in stato avanzato, ma la recente sentenza “si limita a costringere milioni di donne ad abbandonare un proprio diritto, quello di scegliere cosa fare del proprio corpo”. La decisione della Corte Suprema, ha concluso Obama, rappresenta “un colpo non solo alle donne statunitensi, ma a tutti coloro che credono in una società libera“.

Mike Pence, l’ex vicepresidente di Donald Trump e probabile candidato alla presidenza repubblicana nel 2024, ha invece elogiato la sentenza della sull’aborto, dicendo: “Oggi ha vinto la vita“. “Ribaltando Roe contro Wade, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato al popolo americano un nuovo inizio di vita, e lodo i giudici della maggioranza per aver avuto il coraggio delle loro convinzioni”, ha affermato Pence, da lungo tempo oppositore dell’aborto, secondo quanto riportato dal New York Times.

Un “terremoto costituzionale”

“Oggi è un giorno triste per la Corte suprema e il Paese. La Corte suprema Usa ha portato via un diritto costituzionale”, ha dichiarato Joe Biden. La decisione della Corte, insomma, rischia di scatenare un autentico terremoto politico e sociale. Anche perché la nuova decisione avrà conseguenze sugli anni a venire.

In ogni caso, la sentenza conferisce ai singoli Stati il potere di stabilire le proprie leggi sull’aborto senza preoccuparsi di entrare in conflitto con la sentenza. Ricordiamo che in passato l’aborto era consentito entro 24 settimane di gravidanza. È difficile prevedere che cosa accadrà. La metà degli Stati potrebbe mettere al bando o limitare severamente l’aborto; altri stati prevedono, al contrario, di mantenere regole più liberali nel regolare l’interruzione delle gravidanze.

“La Costituzione non conferisce il diritto all’abort e l’autorità di regolamentare l’aborto viene restituita al popolo e ai suoi rappresentanti eletti”, si legge nel parere reso pubblico dal giudice Samuel Alito.

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