Il passaggio di consegne tra Janet Yellen e Jerome Powell a capo della Federal Reserve è stato battezzato con un crollo dei mercati che per un attimo ha fatto temere già la fine del sogno trumpiano di un’economia americana in netta crescita. Ieri il momento più grave. Wall Street ha assistito a una forte flessione del listino e al crollo di 1600 punti. Uno scossone che è sembrato, a molti, un fulmine a ciel sereno, rispetto ai numeri esaltanti della borsa newyorkese dall’elezione di Donald Trump ma che, paradossalmente, potrebbero essere stato dettato proprio dalle condizioni ottimali dell’economia costruite da The Donald. A spiegarlo, è stato Massimo Gaggi sul Corriere della Sera, che scrive: “Paradossalmente, come altre volte in passato, è il buono stato di salute dell’economia reale a preoccupare la finanza perché la piena occupazione e i salari che crescono più velocemente (2,9 per cento) fanno temere un’impennata dei prezzi (il petrolio è già salito molto), che costringerà la Fed ad alzare i tassi più del previsto”. Insomma, quello che potrebbe apparire come un crollo della borsa dovuto a una situazione economica poco florida, in realtà deriva probabilmente dall’idea che circola in questi giorni a Wall Street sul fatto che questo “idillio” stia per finire. La Fed dovrà per forza intervenire nei prossimi mesi, a Wall Street lo sanno. E tutti sanno che i benefici dell’amministrazione Trump a imprese e investitori costeranno comunque un aumento del debito pubblico e un possibile aumento dei prezzi causato da una crescita economica e dei salari più rapida. La borsa ha digerito le riforme, ma potrebbe non aver digerito gli effetti prevedibili nei prossimi anni. E Jerome Powell ha già fatto capire che intende ritoccare i tassi per un complessivo +0.75.

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Se l’economia “reale”, come molti la definiscono, continua ad aumentare i profitti, c’è quindi una borsa estremamente preoccupata dai possibili risvolti negativi proprio di questo boom economico. Ma potrebbe anche essere una borsa che si è corretta, rispetto a numeri che, fino ad ora, apparivano eccessivamente in risalita anche per i più ferrei sostenitori delle riforme della nuova amministrazione americana. Negli ultimi mesi, l’indice S&P 500 era cresciuto del 20%, mentre il Dow Jones ha raggiunto 23mila punti, frantumando record su record. Un boom non dovuto soltanto all’amministrazione Trump, ma da una situazione economica mondiale abbastanza favorevole, e che il presidente Usa ha però alimentato con una serie di azioni di stampo liberista che hanno aperto la strada all’aumento del volume degli affari. Con il rischio però che tutto si potesse trasformare in una grande bolla speculativa. Per certi versi, dunque, meglio un piccolo crollo ora, correttivo, che un crollo successivo dopo qualche anno di cavalcata. A dirlo è stata anche Janet Yellen, governatrice uscente della Fed, che ha ricordato l’eccessiva crescita dei mercati negli ultimi mesi. E sono in molti a temere una possibile reazione di Trump a questo sell-off che rischierebbe di minare il già fragile terreno dove è appena approdato Jerome Powell.

La Casa Bianca è intervenuta dopo le notizie del grande sell-off dichiarando in un comunicato che il presidente Trump è concentrato “sui fondamentali economici di lungo termine, che restano eccezionalmente forti”. “Siamo sempre preoccupati quando il mercato perde valore ma siano anche fiduciosi nei fondamentali dell’economia” ha ricordato nella dichiarazione di ieri la presidenza americana. Il presidente Trump, nella giornata di ieri, ha voluto ribadire la necessità di andare avanti con la riforma fiscale promossa in questi mesi ed ha parlato degli ottimi risultati raggiunti dalla sua amministrazione. Tuttavia, come detto, potrebbero essere stati proprio questi risultati, giunti durante il suo mandato ad aver influito su quello che adesso tutti ritengono possa essere un “flash crash” come quello del 2010. I dati sulla ripresa dell’inflazione, sull’aumento del debito pubblico e sull’aumento dei salari inducono gli investitori ad andarci cauti. Intanto, anche i listini asiatici hanno seguito il crollo di Wall Street, mentre le borse europee hanno aperto in forte calo.

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