Una premessa è d’obbligo. Tutte le notizie riguardanti Xi Jinping, la sua famiglia, i suoi parenti e perfino la sua vita privata, sono protette da una muraglia ancora più possente della Grande Muraglia cinese. Il presidente della Cina, da molti considerato l’uomo più potente al mondo, non è infatti soltanto un semplice leader politico, seppur del Paese più popolo al mondo e prossimo a superare gli Stati Uniti in tutti i principali indicatori economici. Xi è l’attuale emblema della rinascita cinese, un Imperatore d’altri tempi, una sorta di semidio incaricato di guidare il Dragone verso un benessere sempre più diffuso e profondo.

In casi del genere, la biografia si fonde con l’agiografia, e non sempre è facile percorrere tutte le tappe, anno per anno. Alcuni avvenimenti significativi della vita di Xi risaltano a dismisura, mentre altri restano in penombra o sono rimossi completamente. In generale, qualsiasi questione riguardante Xi Jinping, in Cina, è altamente sensibile. Niente deve offuscare l’immagine del presidente, a maggior ragione se parliamo di gossip o dicerie. E qui arriviamo al cuore della questione. Pare che l’unica figlia del presidente cinese, Xi Mingze, 28 anni, sia stata toccata dalla diffusione non autorizzata di dati sensibili. La vicenda, raccontata da vari media internazionali, avrebbe (il condizionale è quanto mai doveroso) creato reazioni importanti, al punto che le autorità cinesi avrebbero perseguito dozzine di persone, compreso l’operatore di un sito web accusato di aver pubblicato sulla rete le informazioni personali della figlia di Xi.

Fuga di dati sulla figlia di Xi

Il sito finito nell’occhio del ciclone si chiama Esu Wiki. L’operatore, tal Niu Tengyu, 22 anni, è accusato di aver raccolto illegalmente informazioni su Xi Mingze e averle diffuse senza autorizzazioni. Secondo quanto riferito da Japan Times, gli avvocati e i conoscenti dell’uomo hanno però affermato che Niu sarebbe stato costretto a confessare il misfatto mediante la tortura nonostante la sua presunta innocenza.

L’inizio della vicenda risale alla metà del 2019. All’epoca, un sito web straniero avrebbe pubblicato online viso, nome, indirizzo, data di nascita, carta d’identità e numero di cellulare della figlia di Xi, oltre che del presidente e di suo cognato, Deng Jiagui. A luglio dello stesso anno, le autorità cinesi hanno arrestato alcune persone collegate al suddetto sito; 24 di loro sono sono state condannate nel dicembre 2020 per disordini d’ordine pubblico e uso improprio di informazioni personali. Venerdì scorso, l’operatore Niu è stato condannato per la seconda volta a 14 anni di carcere. Il tribunale ha dichiarato il ragazzo colpevole di aver ottenuto illegalmente informazioni personali di terzi. L’organo di giustizia non avrebbe mai menzionato Xi per nome, anche se il riferimento alla figlia del presidente appare quanto mai palese.

L’imputato è stato condannato, a porte chiuse, presso il tribunale del popolo del distretto di Maonan a Maoming, nella provincia del Guangdong. Il risultato è stato identico a quello decretato dal primo processo di Niu avvenuto a dicembre. Dal canto suo, il fondatore di Esu Wiki, Xiao Yanrui, che adesso vive in Giappone, ha spiegato a Kyodo News che i dati sensibili di Xi Mingze sarebbero stati originariamente pubblicati su un sito web diverso da quello di Niu, e che qualcuno, al di fuori dei confini cinesi, avrebbe acquistato le informazioni da un agente di polizia cinese per la cifra di 6.000 yuan, cioè 924 dollari.

Una vicenda misteriosa

Niu è dunque diventato il capro espiatorio dell’intera vicenda. Cronache verosimili, ma impossibili da confermare, sostengono che il ragazzo sarebbe stato appeso con le manette e picchiato con una frusta durante l’interrogatorio. Al di là del fatto, piuttosto grave e insolito, permangono numerose domande senza risposta. Perché pubblicare i dati sensibili di Xi Jinping, del cognato e della figlia del presidente? Inoltre, per quale motivo un anonimo operatore di un sito web, assieme a un altro gruppo di persone altrettanto anonime, avrebbero dovuto diffondere informazioni così scottanti?

E che c’entra la polizia? Chi è l’agente che, stando a una ricostruzione dei fatti, avrebbe venduto il materiale a un sito straniero? Impossibile dare risposte certe. C’è chi ipotizza una sorta di regolamento di conti interno, con presunte fazioni del Partito Comunista Cinese avverse alla linea politica di Xi Jinping che avrebbero cercato di danneggiare l’immagine del leader. In ogni caso, al di là della verità assoluta, la sensazione è che possa esserci qualcosa in più della semplice volontà di un ragazzo 20enne desideroso di diffondere i dati personali della famiglia di Xi.

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