Oggi avrà inizio l’intensa tre giorni italiana del presidente cinese Xi Jinping, che nel corso della storica visita di Stato si recherà a Roma e Palermo e incontrerà il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Piatto forte della visita sarà la firma del memorandum che sancirà l’adesione italiana alla “Nuova Via della Seta“, oggetto delle perplessità degli Stati Uniti, preoccupati per l’attivismo dimostrato dalla cinese Huawei nel campo delle infrastrutture italiane di telecomunicazione e per una potenziale sinergia tra il 5G di Pechino e gli investimenti infrastrutturali della Belt and Road Initiative.

Scortato da una delegazione di circa 500 persone tra funzionari governativi, imprenditori, forze di sicurezza e esponenti dei media cinesi, Xi si appresta a salutare il primo ingresso ufficiale di un Paese del G7 nella grande iniziativa strategica dell’Impero di Mezzo. Per preparare la sua visita, il Presidente e Segretario del Partito Comunista Cinese ha inviato un’ampia lettera al Corriere della Sera da cui traspare la grande conoscenza della storia dei contatti sino-italiani e delle prospettive strategiche del partenariato di cui sono depositari i vertici cinesi.

L’amicizia tra Italia e Cina secondo Xi Jinping

Xi prende la questione da lontano, partendo dal richiamo al comune retroterra di Cina e Italia come piattaforme di civiltà, in maniera analoga a quanto fatto dagli esponenti del Vaticano per mediare la trattativa tra la Chiesa e la Repubblica Popolare: “L’amicizia tra Italia e Cina si radica in una ricca eredità storica. I contatti in più di duemila anni hanno gettato le basi del rispetto reciproco e dell’apprendere l’uno dall’altro, della fiducia reciproca e della mutua comprensione, concetti che si sono trasformati nei garanti stabili e continuativi della tradizionale amicizia che ci accomuna. Di fronte alle evoluzioni e alle sfide del mondo contemporaneo, i due Paesi fanno appello alla loro preziosa e lunga esperienza e immaginano insieme gli interessanti scenari capaci di creare un nuovo modello di rapporti internazionali basati sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza e la giustizia e sulla cooperazione di mutuo vantaggio, costruendo un futuro condiviso dell’umanità”.

Il monito di Xi: nessun veto a Huawei

Xi, che non lesina una citazione dotta facendo riferimento ad Alberto Moravia (“Le amicizie non si scelgono a caso ma secondo le passioni che ci dominano”), è tuttavia diretto laddove, facendo riferimento alle prospettive strategiche del partenariato Italia-Cina nel quadro Bri, enfatizza “i punti di forza storici, culturali e geografici che la cooperazione tra i due Paesi sotto l’egida della Belt and Road può portare. Impegnandoci a collegare l’idea di interconnessione e connettività propria dell’iniziativa Nuova Via della Seta ai progetti italiani di ‘costruzione dei porti del Nord’ e ‘investire in Italia’ al fine di creare una nuova era per la Belt and Road in settori come la marina, l’aeronautica, l’aerospazio e la cultura”, ma anche “la logistica portuale, il trasporto marittimo, le telecomunicazioni e il medico-farmaceutico”.

La citazione del settore delle telecomunicazioni è cruciale. Come del resto ha sottolineato l’ambasciatore cinese in Italia Li Ruyiu, Pechino considera il tema delle reti e della comunicazione 5G un settore fondamentale tanto quanto l’ingresso dei porti italiani (da Trieste a Genova) nel complesso delle reti marittime delle vie della seta. “Al contrario”, sottolinea Formiche, “il governo italiano nega che questo settore strategico, su cui gli Stati Uniti hanno dato un aut-aut specifico nell’ambito del confronto che stanno sostenendo con la Cina (o le tecnologie cinesi, o la condivisione di intelligence, dice Washington), sia interessato dall’adesione alla Bri”.

L’accordo con la Cina tra Quirinale e Vaticano

E su questo tema si rischiano incomprensioni dal grande valore strategico. Per Washington la linea rossa è chiara: aprire a Huawei e alla Cina nel campo delle tlc significa intralciare l’agenda strategica statunitense in un fattore ritenuto cruciale per la sicurezza del campo atlantico, e dunque un’opposizione alle loro mosse è ben vista come manifestazione della scelta di campo che ora gli Stati Uniti chiedono ai loro alleati. L’Italia e il suo governo non sembrano esserne consapevoli. Sergio Mattarella ha avvertito che il suo via libera all’adesione alla Bri è stato condizionato al rispetto della fedeltà di campo da parte dell’Italia, ma non ha sostanzialmente imposto alcun semaforo rosso.

Un altro colle, oltre al Quirinale, osserverà Xi con attenzione: il Vaticano. La visita di Xi a Roma potrebbe garantire, a livello di sottobosco, ulteriori abboccamenti funzionali a valorizzare l’avvicinamento tra la Santa Sede e l’Impero di Mezzo. Tra Oriente e Occidente, tra Cristo e Confucio, tra Francesco e Xi Jinping. Con l’Italia nuovamente valorizzata nel ruolo di ponte tra due mondi. Come potrebbe essere nella Bri. Con una precisazione: per quanto ponte, saremo sempre Occidente.

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