Emmanuel Macron incontra Xi Jinping, lo invita a Parigi e con lui chiama a raccolta anche Angela Merkel e Jean-Claude Juncker. Ormai sembra impossibile non vedere in ogni azione del presidente francese una mossa tesa a colpire gli interessi italiani. Ma è del tutto evidente che questa decisione di chiamare a raccolta all’Eliseo la triade per eccellenza dell’Ue per vedere il leader cinese ha un chiaro messaggio politico internazionale. Macron vuole parlare a nome della Francia ma anche dell’Europa. E guarda caso, proprio dopo la visita di Xi in Italia: viaggio che ha creato una breccia di non poco conto sia nei rapporti Italia-Europa che nei rapporti fra Italia e Stati Uniti.

L’impressione che si ha in questi giorni è che la Cina non sia il vero e proprio “rivale sistemico” dell’Europa, come definito in questi giorni dai vertici Ue. Il rischio è che quella del capo dell’Eliseo e di Frau Merkel sia l’ennesima mossa per fare in modo che l’Italia non abbia modo di beneficiare di una pur minima posizione di vantaggio. Anzi, la premiata coppia franco-tedesca sembra aver messo in atto un piano perfetto, sfruttare l’allontanamento fra Roma e Washington e colpire subito dopo dall’Europa le possibilità italiane nella Nuova Via della Seta.

Il doppio gioco di Francia e Germania sulla Cina è a questo punto un metodo a dir poco perfetto. Ma facilmente individuabile. Macron ha dapprima urlato allo scandalo per l’approccio italiano alla Nuova Via della Seta, ribadendo che fosse necessario un approccio comune europeo nei confronti della Cina. Poi però cosa ha fatto? Ha steso il tappeto rosso all’imperatore di Pechino facendo capire fisicamente a Xi Jinping che l’Unione europea è a trazione franco-tedesca. E questo non implica una sudditanza, ma una doppia strategia: mostrarsi come i veri (unici) interlocutori in Europa e frenare qualsiasi tipo di avanzata cinese in Ue che non sia autorizzata da questo duopolio. Una strategia a tutto tondo che prevede diversi obiettivi.

Parigi vuole intrattenere con Pechino rapporti proficui. E questo è confermato dal fatto che anche in Francia verranno sottoscritte alcune intese che andranno dal settore nucleare a quello aerospaziale fino all’energia pulita, tema particolarmente caro proprio a Macron in funzione anti Trump. “Abbiamo molte cose da fare assieme, in termini di azione climatica e multilateralismo, ma dobbiamo anche difendere i nostri interessi”, ha detto Macron a Bruxelles giovedì scorso. E nel frattempo prepara una manovra che ha un significato molto profondo, a dimostrazione di quanto sia fondamentale capire che il capo dell’Eliseo non sia per niente uno sprovveduto.

Da un lato si proporrà come interlocutore europeo privilegiato rispetto alla Cina. Dall’altro lato, prepara insieme alla Merkel le contromosse per fermare la Cina in Europa. Come? Con una proposta che l’asse franco-tedesca pensa di rispolverare dai cassetti della Commissione europea, dove giace indisturbata da qualche anno. Come spiega Repubblica, il progetto di chiama Ipi ed è una norma “che vieterebbe alle imprese di Paesi extra Ue, cinesi in primis, di partecipare alle gare pubbliche d’appalto in Europa, se quei Paesi non garantiscono parità di accesso alle aziende comunitarie. Di fatto significa escludere Pechino da tutte le commesse infrastrutturali, che sul proprio territorio il Dragone ‘riserva’ ai campioni locali”.

L’idea franco-tedesca arriva insieme al nuovo sistema di monitoraggio sugli investimenti extra Ue approvato dall’Unione in questi giorni. Uno scudo che guarda caso è arrivato proprio alcuni giorni prima della visita di Xi Jinping in Italia e cui sia il governo italiano che quello britannico si sono astenuti. Una scelta che serve a Roma per entrare nella Nuova Via della Seta e per aprire agli investimenti cinesi. E che adesso ci porta a vedere un pericoloso avvicinamento fra i desiderata di Donald Trump e quelli della coppia Macron-Merkel.

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