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(Beirut) La società civile libanese negli ultimi mesi ha dimostrato molta vitalità, ma non è riuscita a sconfiggere i partiti tradizionali alle ultime elezioni. Ne abbiamo parlato con l’unica parlamentare indipendente del parlamento libanese, Paula Yacoubian. Prima di essere eletta era giornalista e conduttrice televisiva. È una delle personalità televisive più importanti del Libano. Nel corso della sua carriera, ha lavorato come ospite in diverse emittenti televisive internazionali libanesi e pan-arabe. Paula è diventata una degli esperti scelti dalla Banca Mondiale come membro del loro gruppo consultivo esterno per la diversità e l’inclusione, grazie alla sua difesa per i diritti delle donne e per i suoi sforzi per l’emancipazione. Nel 2018 è stata eletta al parlamento, dopo essersi candidata per il seggio della comunità ortodossa armena nella circoscrizione di Beirut.

Prima di correre e conquistare un seggio alle elezioni legislative libanesi di maggio, l’ex conduttrice televisiva è stata la prima a intervistare il premier Hariri dopo che aveva annunciato le sue dimissioni in un discorso televisivo dall’Arabia Saudita, stupendo il suo Paese e creando un mistero che è durato fino a oggi. Molti analisti nel paese sostennero che Hariri fosse in pratica tenuto in ostaggio dal governo saudita. Una situazione mai chiarita del tutto, nemmeno dopo che il primo ministro tornò in patria e ritirò le dimissioni.

La società libanese rimane divisa o qualcosa sta cambiando?

Il paese rimane molto settario con una classe politica feudale che si nasconde sotto la maschera di finti partiti politici. In Libano oggi non potremmo avere una rivoluzione anche se il popolo è davvero frustrato, ma la paura del cambiamento vince sulla stanchezza del presente.

I partiti politici sono corrotti?

Gli uomini politici, veri feudatari, controllano tutto, l’economia, i servizi, i soldi, le telecomunicazioni, la politica, perfino una certa narrazione collettiva. Raccontano alla loro base elettorale, di fatto al loro clan, che stanno correndo dei rischi di sopravvivenza. Creano nemici in modo settario a secondo dei diversi gruppi religiosi. Cosi da togliere ogni spazio alla società civile laica.

Cosa si può fare per cambiare la situazione?

Sto cercando di far capire alle persone che bisogna rompere queste barriere e fare in modo che i partiti politici abbiano paura dell’opinione pubblica e che questa abbia la forza di poter pretendere trasparenza in ogni atto e decisione politica.

C’è spazio per persone di cultura mista o indipendente e che non rientrino nei criteri settari?

Queste persone, tra cui ci sono anche io, sono la maggioranza, solo che non hanno voce. La gente è talmente vittima di una certa narrativa della paura che teme che uscire dal sistema settario/religioso voglia dire fare un pericoloso salto nel vuoto.  In più la crisi economica non fa che alimentare l’inquietudine della gente. Oggi mancano i soldi per i medicinali, la gente invia i risparmi fuori dal paese, mancano i soldi per pagare i fabbisogni energetici libanesi. Siamo molto vicini a essere declassati dalle agenzie di rating. Il che, visto che  siamo già B-, sarebbe un disastro. Forse serve proprio una crisi perché il popolo si svegli e non sia più vittima della paura. I politici e gli industriali hanno anche distrutto l’ambiente, inquinando le sorgenti, i fiumi, il mare, l’aria, si sono mangiati pure le montagne. La situazione è talmente grave da mettere in pericolo la salute della gente. Ho chiesto al parlamento di dichiarare lo stato d’emergenza ambientale. Questo perché, come parlamentare, non serve puntare troppo in alto. Non saremo noi a risolvere il problema della sovranità nazionale negata per le influenze degli altri paesi, siamo una nazione piccolissima e troppo divisa. Meglio puntare su problemi più risolvibili, come per esempio avere uno spazio vitale sano e ecologico in cui vivere.

La gente la segue?

Su queste battaglie qualcosa si sta muovendo. Bisogna però che la gente smetta di votare per lo stesso clan, per le famiglie clientelari che comprano il voto elargendo favori o per i figli dei martiri. Io sono l’unica indipendente che è stata eletta, perché la gente finisce per votare per chi conosce e ha paura di chi non conosce.

Le persone si accorgono dei pericoli dovuti alla devastazione dell’ambiente?

Sì, viviamo tutti vicini a un fiume, al mare o a una montagna. La gente si rende conto del disastro, ma il problema è che i responsabili rimangono sempre impuniti. Come giornalista, prima di essere eletta, sapevo già come andava il paese, ma quando sono entrata in parlamento, i politici sono riusciti a sorprendere in negativo perfino me che già avevo su di loro pochissime aspettative.

Quali battaglie sta portando avanti?

Prima di tutto la battaglia ecologica. Bisogna fare vergognare i politici che preferiscono parlare di sovranità e delle armi di Hezbollah. Tutti temi importantissimi, ma su cui il parlamento non ha alcun potere reale, perché siamo tutti ostaggi in Libano. Non possiamo fare niente su questi grandi temi, perché dipendono dalle potenze regionali e mondiali e non di certo da noi. Allora almeno bisogna tentare di rendere la vita di tutti i giorni più accettabile. La seconda battaglia è per la liberazione della donna. Perché, fino a quando anche loro continueranno a votare a seconda del proprio gruppo religioso, nulla cambierà. Sono poi l’unica parlamentare che parla dei diritti Lgbt, oltre che dei diritti umani. Voglio poi formare la vera opposizione del paese, perché la gente crede che esiste un’opposizione, ma non è vero. Al massimo i partiti si dividono sulle singole votazioni, ma alla fine si spartiscono tutti il potere. La vera opposizione è la gente. Non si può chiedere a chi ha distrutto il paese di salvarlo o ai corrotti di combattere la corruzione.

Dalla rivoluzione iraniana del 79, alla Primavera Araba, spesso le rivoluzioni o proteste di massa della società civile vengono poi “rubate”, da gruppi minoritari più organizzati. La società civile libanese si sta organizzando per avere gruppi politici capaci di essere competitivi alle elezioni?

Ci stiamo lavorando, anche se serve del tempo perché la società civile libanese si organizzi. Dopo le elezioni abbiamo fatto tutti un bagno di modestia, perché abbiamo visto che i libanesi hanno comunque votato in maggioranza ancora per i gruppi settari. Mi sono presa un po’ di tempo per mostrare alla società civile che avrei mantenuto le promesse che ho fatto in campagna elettorale, ma dal 2019 penseremo a come organizzarci meglio.

Su quali altre battaglie sta lavorando?

Una delle battaglie molto simboliche è quella contro i titoli che si danno ai politici. Per esempio in Libano chiamiamo il Presidente della Repubblica con un titolo arabo che non ha nemmeno una traduzione in altre lingue e che è ancora più grandioso e pomposo di vostra magnificenza. Tutte le cariche politiche hanno, compreso i parlamentari, titoli che sanno più di feudalesimo, che di una rappresentanza politica che dovrebbe mettere al primo posto la trasparenza e il controllo della cittadinanza sul suo operato. Un’altra battaglia importante è dare il diritto ai parlamentari di ricorrere in appello presso la Corte Costituzionale, perché solamente chi è parte diretta del giudizio può fare appello in Libano.

Contro la corruzione si sta facendo qualcosa?

In Libano il potere si è diventato quasi una mafia, perfino gli uomini d’affari in realtà sono solo prestanome dei politici che sono loro in realtà gli uomini d’affari. Questo è gravissimo.

Potrà cambiare davvero qualcosa?

Ho speranza che la gente piano piano cambi le cose, mi appello sempre a loro perché votino contro i loro istinti più viscerali che li portano a votare per il loro clan, per quelli come loro. Devono capire che si può votare per l’altro anche se non lo conoscono personalmente. Credo che con il tempo questo avverrà e che alle prossime elezioni ci sarà più gente della società civile eletta in parlamento.

Quali tabù deve ancora affrontare il paese?

Tutti vogliono sapere inconsciamente chi è l’altro, a quale gruppo appartiene. In più c’è la questione del milione e mezzo di rifugiati presenti nel paese, che sono sicuramente un problema serio, ma che non sono certamente la causa di tutti i mali del Libano. Sono la corruzione e il settarismo del paese il cancro della nazione.

Che può fare la gente comune?

Alla fine bisogna capire che siamo tutti responsabili e sta a noi pretendere che la situazione muti, ma bisogna cambiare le leggi per costringere chi si oppone alla lotta alla corruzione, all’ecologia, alla trasparenza in generale, a cambiare.

I parlamentari sono diretta espressione dei poteri forti libanesi. Come pensa di poter cambiare le leggi?

Svergognandoli di fronte all’opinione pubblica.

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