54 a 46: il voto al Senato sullo Yemen rappresenta un durissimo colpo per la politica estera dell’amministrazione Trump in Medio Oriente. Il Senato, infatti, ha votato la fine del sostegno degli Stati Uniti alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, la più grave catastrofe umanitaria contemporanea. Il voto mette il Congresso in rotta di collisione con Trump, che ha già minacciato di porre il veto: secondo la Casa Bianca, infatti, la premessa della risoluzione è errata e “mina la lotta del governo americano contro l’estremismo”. Il sostegno degli Stati Uniti per i sauditi, infatti, “non costituisce un diretto coinvolgimento nelle ostilità”.

La risoluzione sulla fine dell’impegno americano in Yemen, attraverso la vendita di armi alla coalizione guidata da Riad, è bipartisan ed è stata co-sponsorizzata dal senatore dem Bernie Sanders e dal repubblicano dello Utah, Mike Lee. “Gli Stati Uniti non dovrebbero sostenere una guerra catastrofica guidata da un regime dispotico con una politica estera irresponsabile”, ha dichiarato Sanders al Senato.

Lo strappo del Senato Usa

I malumori del Congresso americano verso il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman hanno raggiunto l’apice con l’omicidio del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, morto nel consolato saudita lo scorso 2 ottobre. Il Presidente Donald Trump è finito nel mirino dei critici per non aver, secondo molti, fatto abbastanza per condannare il regime saudita e quel brutale assassinio.

Malumori cresciuti dopo che fonti anonime della Cia citate dal Washington Post e dalla Reuters, hanno concluso che il principe saudita avrebbe personalmente ordinato l’assassinio del giornalista Khashoggi all’interno dell’ambasciata saudita di Istanbul. L’agenzia di intelligence statunitense ritiene che con “alte probabilità” fu proprio lui a dare l’ordine di uccidere il dissidente, a differenza di quanto dichiarato dal procuratore capo di Riyad, che escludeva ogni responsabilità diretta del principe.

Chris Murphy, senatore democratico per il Connecticut e uno dei principali sostenitori della risoluzione contro la guerra americana in Yemen, ha affermato che l’Arabia Saudita “non può dare per scontata l’alleanza con gli Stati Uniti”.

Rand Paul e dissidenti repubblicani votano contro Trump

Dissapori anche tra i repubblicani. Jim Risch, presidente repubblicano della commissione per le relazioni estere del Senato, ha affermato che benché “non si metta in discussione” che lo Yemen rappresenti “la peggiore crisi umanitaria del mondo”, la risoluzione risulta essere “inefficace”, riporta il Financial Times.

Non la vede così il senatore repubblicano Rand Paul, che ha votato a favore della risoluzione, definendola “un’ulteriore prova di cambiamento” rispetto al “coinvolgimento incostituzionale” degli Stati Uniti nella guerra civile dello Yemen. Rand Paul, figlio di Ron Paul, è da sempre un noto critico del coinvolgimento dell’America nei conflitti mediorientali e nel mondo ed ha ampiamente criticato il comportamento del Presidente nella vicenda Kashoggi. “Il problema è che l’istinto del presidente su queste cose è buono, ma è spesso circondato da gente proveniente dalla palude della politica estera. E Bolton è il re della palude”.

“Armi Usa a fazioni legate agli estremisti”

Nei giorni scorsi, la Cnn ha pubblicato un’inchiesta secondo la quale Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti trasferirebbero armi acquistate negli Stati Uniti alle fazioni estremiste legate ad Al Qaeda nello Yemen.

“L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi, principale partner saudita nella guerra in Yemen, hanno usato armi fabbricate negli Stati Uniti come moneta per comprare la lealtà delle milizie e delle tribù, rafforzando gli attori armati di loro scelta al fine di influenzare il complesso panorama politico, secondo i comandanti militari sul campo di battaglia e gli analisti che hanno parlato con la Cnn”.

Per la verità, il sostegno degli Usa alla guerra saudita nello Yemen risale alla presidenza di Barack Obama. Come riporta Sicurezza internazionale, infatti, negli otto anni di presidenza, Obama ha venduto ai sauditi armamenti per oltre 112 miliardi di dollari, di cui oltre 60 miliardi in un solo accordo, concluso nel 2009. Durante il proprio mandato, Obama ha criticato i sauditi per non aver sostenuto gli Stati Uniti nella politica regionale, tuttavia Riad ha concluso con l’amministrazione Obama vendite di armi molto più importanti che con il suo successore.

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