Angela Merkel vola a Gedda, in Arabia Saudita, dove inizia il suo tour diplomatico fra le petrolmonarchie della penisola arabica. La sua prima tappa è stata la visita al re dell’Arabia, Salman bin Abdulaziz Al Saud. Una visita molto importante che ha toccato diverse questioni particolarmente delicate per la politica estera araba e per le sue connessioni con temi caldi di tutta la diplomazia internazionale.Angela Merkel ha deciso di intraprendere questo tour mediorientale per diversi motivi, Il primo di questi è certamente il prossimo G20 che si svolgerà ad Amburgo. Un G20molto importante, che vede in primo piano alcune questioni in cui l’Arabia Saudita è coinvolta in prima linea: Yemen, affari e diritti civili.La questione yemenita in particolare è stata al centro delle conversazioni avvenute fra Merkel e i suoi interlocutori di casa Saud, ossia il re e i suoi familiari e collaboratori. Lo Yemen è il teatro di uno dei conflitti più sanguinari degli ultimi anni. Una guerra sporca, tremenda che vede l’Arabia Saudita impegnata militarmente a sostegno del governo contro la ribellione degli houti, legato all’Iran. L’aviazione saudita bombarda da mesi i ribelli yemeniti e moltiplica le morti di un conflitto che non sembra avere una soluzione nel breve termine. La guerra civile ha trasformato il Paese in una tragedia umanitaria, dove decine di milioni di persone sono senza cibo e beni di prima necessità e dove i morti sono ormai a migliaia. Una crisi umanitaria causata dall’ennesima guerra per procura fra sciismo e sunnismo.Altro tema che è stato preso in considerazione nell’incontro è stato quello degli affari. Germania e Arabia hanno firmato una serie di accordi di cooperazione internazionale che vanno dal settore pubblico a quello privato, in particolare energetico. Sei accordi di cooperazione che legano ancora di più Riad all’Occidente in un legame che ormai è divenuto fortissimo, quasi inestricabile, e che non è più semplicemente frutto della produzione del petrolio.Angela Merkel ha voluto infine soffermarsi sul ruolo dei diritti civili in Arabia Saudita, in particolare riguardo ai diritti delle donne e la libertà d’opinione. Curioso che mentre l’ONU inserisce l’Arabia nella Commissione per la difesa dei diritti delle donne, Angela Merkel voglia parlare dell’emancipazione femminile. Se si dovesse seguire il ragionamento delle Nazioni Unite, la questione femminile sarebbe un problema totalmente superato da Riad. Eppure si torna a parlarne.Sul fronte della libertà di stampa, la Cancelliera tedesca si è voluta soffermare sulla situazione del blogger saudita Raif Badawi, condannato al carcere e alle frustrate per la sua attività d’informazione su internet. Angela Merkel ha voluto ribadire come sia inaccettabile per l’Occidente questa situazione e ha voluto confermare l’impegno tedesco per la promozione di campagne a favore della libertà d’opinione e per i diritti civili in tutto il mondo.Nota di colore, ma da segnalare perché entrata nella prassi, è stato il fatto che Angela Merkel si sia presentata in riunione senza alcun velo sulla testa. Un gesto che da qualche tempo viene sempre più sfruttato in maniera propagandistica dalle leader politiche occidentali come simbolo di emancipazione. Lo aveva fatto recentemente Theresa May, quando giunse in visita ufficiale in terra saudita, e prima di lei Hillary Clinton e Michelle Obama.Un gesto che vuole dimostrare sfrontatezza e difesa dei valori occidentali, ma che, visto il modo in cui viene condotta la politica estera dell’Occidente nei confronti dell’Arabia e i Paesi del Golfo, sembra essere una pura e semplice apparenza. Le petrolmonarchie arabe sono un alleato preziosissimo e fondamentale per l’Occidente, e queste velleità di emancipazione dimostrano non tanto una forma di distacco, quanto una pura convenienza politica per il proprio elettorato. Non è certo con un gesto del genere che si mettono da parte decenni di accordi miliardari con il Golfo Persico. E del resto, la politica mondiale non sembra dimostrare in alcun modo che l’Occidente abbia intenzione di rinnegare il legame formidabile che lo lega all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti.

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