Il convento delle Figlie del sacro cuore a Mosul è stato occupato dalle bandiere nere. Sanaa Hana, la madre superiora, e le sue suore sono fuggite a Erbil nel Nord dell’Irak, dove continuano la missione di fede aiutando i bambini dei profughi cristiani. Per farlo hanno bisogno di un nuovo convento. La fondazione pontifica Aiuto alla chiesa che soffre» ha lanciato con il Giornale e Gli occhi della guerra una raccolta fondi per aiutarle

.A Mosul sta proseguendo l’offensiva per liberare la città dalle bandiere nere. Che fine ha fatto il vostro convento?

«All’inizio è stato trasformato in prigione e poi in alloggio dei comandanti dell’Isis. Per eliminare le croci le hanno fatte saltare con l’esplosivo. L’oltraggio peggiore è stato lo scempio al monastero di San Giorgio, dove erano sepolte le nostre suore. I fanatici dell’Isis hanno dissacrato le tombe e buttato chissà dove le ossa delle consorelle».

Cosa ricorda dell’arrivo dell’Isis a Mosul nell’estate del 2014?

«Nella nostra casa generalizia erano rimaste solo 3 suore. Il convento si è trovato fra due fuochi, in mezzo alla battaglia fra l’esercito e i terroristi. Le bombe e i razzi volavano sopra le loro teste. Un soldato cristiano le ha salvate per miracolo portandole via su un blindato».

Qual è stato il destino dei cristiani di Mosul?

«Ben presto le bandiere nere hanno cominciato a vessare i cristiani. Chi cercava di portare via qualcosa veniva maltrattato e derubato di tutto. Oppure minacciavano dicendo: Se non ve ne andate vi uccidiamo. Se volete rimanere a Mosul dovete convertirvi o pagate una tassa di protezione. Così sono scappati in 120mila».

Lei è rifugiata nel nord dell’Irak. Perché volete ricostruire il convento ad Ankawa, nella zona cristiana di Erbil?

«Siamo una decina di suore e abbiamo bisogno di spazio per i bambini rifugiati da Mosul e Baghdad. In 250 hanno continuato a studiare da noi e l’anno scorso abbiamo accolto altri 120 bambini dai campi profughi. Il nuovo convento servirà anche a ospitare le novizie e ad aggregare la comunità cristiana».

Non vuole tornare a Mosul, una volta liberata?

«I cristiani hanno paura di tornare. E noi seguiamo il nostro gregge. Le chiese e le case sono distrutte, ma lo Stato islamico non ha solo cancellato la presenza cristiana. Purtroppo hanno fatto il lavaggio del cervello alle gente, soprattutto fra i più giovani. Anche se la città venisse liberata non ci sentiremo mai al sicuro senza una forza di polizia internazionale».

I cristiani in Irak e Siria sono a rischio estinzione?

«La popolazione è delusa e punta a spostarsi per sempre in Europa o in altri Paesi della regione. Oltre ad aver perso le loro case non riescono a sopravvivere economicamente. Però noi, come chiesa, dobbiamo scongiurare l’estinzione. Non possiamo abbandonare la speranza. Per questo vi chiediamo di aiutarci».

In vista del Natale qual è il suo appello?

«Grazie al vostro appoggio resteremo in questa terra dove la presenza cristiana è millenaria. Siamo stati costretti dalla violenza ad abbandonare Mosul. Aiutateci a resistere».

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