Tra chiese chiuse, incendiate nei pogrom contro i cristiani ortodossi dopo la guerra in Kosovo del ’99 e moschee aperte che sono fiorite in città, a Prizren c’è un’ “isola” cattolica creata dalle suore angeliche di San Paolo.Le suore non hanno paura di lavorare in un contesto in cui la difficoltà di coesistenza tra religioni ha già mostrato il suo lato più violento e che mostra dei punti oscuri anche oggi, poiché l’estremismo islamico riaffiora in tutti i Balcani.Per nulla intimorite dal passato, queste donne dall’aria gentile e delicata sono riuscite a dimostrare forza di volontà e capacità di educatrici, facendo parlare bene di sé in tutta Prizren, grazie all’impegno quotidiano nell’asilo “Madre Cabrini”.Ogni anno, le richieste di iscrizione alla scuola materna sono centinaia, tanto che qualcuna deve essere respinta, poiché il numero massimo di bambini che possono essere accolti è di 120. Il dato che fa riflettere è che la maggior parte delle domande di iscrizione arriva dalle famiglie musulmane. In primo luogo perché, come spiega la direttrice dell’asilo, suor Age Ceta, i cattolici sono sempre di meno. Spaventati dalle persecuzioni ai danni dei fratelli ortodossi degli anni passati, ma anche preoccupati per le minacce di nuovi estremismi, si sono allontanati dal Kosovo. Ma l’aspetto sul quale bisogna riflettere è un altro. “Le famiglie islamiche hanno valutato in questi anni il nostro lavoro, hanno potuto apprezzare i valori che trasmettiamo e vogliono con forza che i loro figli siano educati qui e non altrove”.Quei valori sono i valori del Vangelo ed hanno saputo conquistare i genitori degli alunni, di ogni appartenenza religiosa, che non fanno mancare rispetto e riconoscenza alle educatrici. “Anche i programmi e le feste come il Carnevale e il Capodanno sono entrate a far parte del patrimonio culturale dei bambini islamici”, spiega suor Age. Ovviamente, gli equilibri sono molto delicati, ma ormai l’asilo viene difeso dalla maggioranza della comunità. La direttrice spiega che comunque qualche diffidenza c’è ancora. “Una volta un genitore si rivolse a noi con molta rabbia, perché il bambino a casa si era messo a cantare uno scioglilingua che gli avevamo insegnato. La parola ricorrente era “laralaleo” e il padre era convinto che gli avessimo insegnato l’”alleluia”, per la somiglianza dei suoni. L’equivoco venne spiegato, perché noi non vogliamo costringere nessuno ad abbracciare una fede. Abbiamo detto chiaramente che intendiamo trasmettere i nostri valori con le opere, come la nostra regola ci suggerisce. Il genitore chiese scusa, anche perché il resto della comunità ci difese con forza”.A fare da contraltare ad episodi simili, ce ne sono altri che fanno ben sperare, come quello del padre di un alunno che scolpì una statua del Cristo perché serviva ristrutturare la chiesa adiacente all’asilo, senza aver paura di andare contro i principi dell’Islam che vieta le rappresentazioni di figure sacre, e a maggior ragione di santi o simboli di altre religioni.banner_cristianiQuando si chiede a suor Ceta se ha paura, ora che si parla tanto della recrudescenza di movimenti estremisti e si registrano nuovi episodi di vandalismo ai danni delle chiese, lei risponde con sicurezza. “Noi non abbiamo paura di lavorare e, intorno, abbiamo tanta gente che sa valorizzare ciò che facciamo”. Suor Age spiega anche da cosa deriva questa forza e sicurezza, che trova fondamento nella lettera del fondatore dell’ordine, Sant’Antonio Maria Zaccaria. “Figliole care, spiegate le vostre bandiere perché Cristo crocifisso vi manderà ad annunciare la vivezza spirituale dappertutto”. In tempi di cristiani perseguitati e in un territorio come il Kosovo, in cui hanno iniziato a sventolare ben altre bandiere, come quelle nere dell’Isis, un messaggio del genere mostra tutta la sua forza dirompente.

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