Continua la guerra della Cina al fondamentalismo islamico e gli uiguri tornano nel mirino. Secondo quanto denuncia Human Rights Watch, la minoranza dello Xinjiang è costretta a ospitare periodicamente funzionari del governo cinese. I funzionari hanno un solo scopo: interrogare i membri della famiglia sulle loro idee politiche e religiose per capire se esiste il segnale di un focolaio di islamismo o di indipendentismo. 

Secondo Human Rights Watch, i funzionari hanno un triplice scopo. Il primo è ammonire le famiglie sui gravi rischi cui incorrono in caso di avvicinamento da parte di estremisti islamici. Secondo, quello di capire fin dove si annida il separatismo uiguro e cercare di mappare la società dello Xinjiang. Terzo, dimostrare che lo Stato li controlla e che l’ideologia comunista deve rimanere l’unica legittima all’interno del Paese.

Maya Wang, ricercatrice dell’organizzazione internazionale, ha denunciato il programma. “Tutte le famiglie musulmane, in ogni parte dello Xinjiang, devono mangiare, vivere e dormire sotto gli occhi attenti dello Stato che entra nelle loro case. L’ultima campagna si aggiunge a un’intera gamma di controlli anomali sulla vita quotidiana nello Xinjiang”.

La lotta della Cina agli uiguri

Il programma a cui fa riferimento la dottoressa Wang è un sistema attuato dallo Stato centrale con cui il governo di Pechino ha deciso di sradicare del tutto ogni tentativo di ascesa dei movimenti separatisti. Con lo Xinjiang in cima alla lista dei problemi di Pechino, data la recrudescenza del fenomeno dell’islamismo radicale.

Secondo le organizzazioni internazionali, la Cina ha messo in campo circa 200mila funzionari al solo di scopo di controllare la popolazione uigura. E non è una novità: nel dicembre del 2017 le autorità locali hanno realizzato un programma di monitoraggio che prevedeva addirittura la convivenza di questi funzionari all’interno delle famiglie uigure. In particolare nelle zone rurali.

Il programma adesso è stato esteso nel tempo. Non si tratta più di una settimana una tantum, ma di cinque giorni ogni due mesi. E naturalmente, le famiglie non possono rifiutare la visita di questi particolare ospiti.

Xinjang e terrorismo islamico

Xi Jinping è da sempre stato molto chiaro: il separatismo uiguro nello Xinjiang è considerato il problema principale della sicurezza interna cinese. Non va dimenticato che sono migliaia gli uiguri che hanno intrapreso la via del fondamentalismo islamico. Molti sono andati in Siria a combattere con lo Stato islamico e adesso stanno tornando. Alcuni, in particolar,e si fermano in Afghanistan, che tra l’altro confina proprio con la madrepatria.

La logica di Xi Jinping è fare in modo che i combattenti di ritorno dal Medio Oriente non rientrino più in Cina. E infatti forze speciali cinesi e consiglieri militari sono stati inviati in territorio siriano e afghano proprio per sconfiggere sul nascere la piaga del terrorismo islamico.

Ma i motivi sono anche economici. Per Pechino, lo Xinjiang è un territorio di estrema importanza sia per la risorse economiche (immense) sia per la sua posizione al confine con gli Stati dell’Asia centrale. Da lì passa uno dei grandi tracciati della Nuova Via della Seta, ma soprattutto confine con il Pakistan. L’alleanza fra Pechino e Islamabad passa anche per la lotta al terrorismo islamico. 

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