I cristiani in Siria? Vengono tutelati come i musulmani. Questo ci ha detto Ali’ Hassan Ramadan, imam siriano venuto in Italia per tenere una serie di conferenze riguardanti la guerra siriana. Hassan Ramadan è una guida spirituale alawita, ma il religioso in questione, soprattutto, è noto per essere un membro dell’ Alta commissione “affari religiosi” del governo di Bashar al-Assad. Oltre a ricoprire la carica di vicepresidente giovanile dei gruppi religiosi presso lo stesso dicastero. 

Ci tiene, tuttavia, a non essere definito come un uomo del presidente siriano inviato in Italia, specificando di essere nel nostro Paese senza alcun mandato governativo.

Qual è il suo ruolo nel governo siriano?

Prima di tutto sono un cittadino siriano e sono onorato di esserlo. Sono membro dell’Alta commissione degli alti scienziati islamici in Sira e sono il vicepresidente del gruppo giovanile religioso. Noi lavoriamo nel settore della religione che abbraccia tutti gli aspetti dei vari credi religiosi.

Lei ritiene che la guerra in Siria non sia frutto di motivazioni di carattere religioso. Ci spiega meglio questo suo punto di vista?

La Siria è un Paese fondato sulla diversità religiosa, con varie colorazioni religiosi. Questa differenza non è mai arrivata allo scontro. C’è diversità, ma non disaccordo. Quello che ci governa in Siria non è l’appartenenza religiosa o settaria, ma l’appartenenza patriottica. Esemplificativamente, sia prima della crisi sia dopo la crisi, l’ex ministro della Difesa siriano era un cristiano, molti ministri del governo siriano sono cristiani, poi ci sono anche ministri sunniti e qualche ministro alawita. Certamente hanno voluto colorare questa guerra sotto l’aspetto religioso e hanno voluto raccontare che il sunnita è solito uccidere lo sciita o il cristiano, ma hanno fallito. La verità è che ci sono molti interessi nel nostro paese, ci sono molte ricchezze naturali, le stesse su cui vogliono mettere le mani.

Con l’avvento della presidenza Trump pare che per Daesh sia diventato più complesso avanzare nei territori siriani. È così?

Sia prima di Trump che con Trump non abbiamo mai scommesso sull’amministrazione americana. Noi sappiamo benissimo chi sono coloro che hanno creato l’Isis, nato dal ventre di Al-Qaeda: gli Stati Uniti. Questo lo dice la Clinton stessa. È vero, però, che dopo l’avvento di Trump alla Casa Bianca, l’Isis è arretrato e questo lo constatiamo sul territorio, ma non perché Trump abbia voluto che l’Isis arretrasse o che venisse sconfitto, bensì perché gli sforzi militari siriani hanno costretto l’Isis alla ritirata.

Il sogno mondiale della Siria è terminato con la sconfitta nella partita contro l’Australia. Il capitano della squadra di calcio siriana ha dichiarato che è amato solo da metà della popolazione, mentre la restante metà lo odierebbe. Sembra raccontare una divisione, ci spiega bene come stanno le cose?

Il capitano Firad Al Kathib è tornato in Siria da poco. Era un oppositore del governo siriano. Si trovava proprio nei Paesi del Golfo. Non è vero che metà del popolo siriano lo odia. La verità è che metà del popolo siriano non voleva che giocasse in nazionale per il semplice fatto che si è fatto trovare assieme all’opposizione nel Golfo. Non sono parole mie, ma le voci e le pulsazioni delle strade e dei quartieri siriani. Dopo che ha indossato la maglietta della nazionale siriana, questo popolo l’ha perdonato e l’ha incoraggiato con tutto il cuore. Il popolo non tifa per il capitano Firad Al Kathib, ma per la propria patria, per la Siria.

Dopo il referendum del Kurdistan, qual è la posizione della Siria in merito alla possibilità che i curdi ottengano una loro autonomia governativa? E come cambierebbero le sorti del conflitto a causa di una novità territoriale di questa portata?

La presenza dei curdi nel nord della Siria è naturale. Assieme a questa c’è anche la presenza di etnie arabe, di etnie ashure e di etnie caldee. Quella regione è composta così. Vogliono suddividere la Siria. Hanno provato dapprima con l’Isis. Dopo la fine dell’Isis, hanno inventato quelle che chiamano “le forze democratiche siriane”. Ti faccio un piccolo esempio: quando l’esercito siriano vuole liberare un territorio dall’Isis,  il sangue dell’esercito siriano scorre a fiume. A Raqqa, invece, quando sono arrivate le cosiddette “forze democratiche dei cosiddetti curdi”, nonostante Raqqa sia la capitale dell’Isis, non è stata versata neanche una goccia. Perché? Questa è la domanda che faccio. Perché sia l’Isis sia le “forze democratiche siriane” lavorano per un solo proprietario, il proprietario americano. 

Ultimamente sulla stampa sono apparse delle accuse da parte del governo siriano nei confronti dell’Arabia Saudita. Nello specifico, si criticava il possesso del missile anticarro Tow, di produzione americana. È vero?

Non c’è una notte che non siamo impauriti a causa dell’esistenza di questo missile…Non riusciamo ad avere pace perché c’è l’Arabia Saudita… l’Arabia Saudita non è riuscita ad avanzare un centimetro in Yemen. Hanno dato la patente alle donne solo due giorni fa. Come possiamo aver paura di questa nazione? Il loro pensiero risale a prima del periodo dell’ignoranza, a duemila anni fa. Hanno voluto comprare questo missile per accontentare gli Stati Uniti d’America. Non ci faranno nulla e non gli servirà a niente. Vedremo le foto dei loro principi accanto a quel missile, tutto qui. Tornando alla domanda di prima, volevo specificare che non tutti i curdi sono contro il governo siriano. La maggioranza dei curdi non vuole la federazione, come tutta la stragrande maggioranza del popolo siriano l’obiettivo è rimanere in una Siria unita e indivisibile sotto la guida del presidente Bashar al-Assad.

Quali sono state le iniziative messe in campo dal governo di Bashar al-Assad nei confronti del dramma della persecuzione dei cristiani?

Questa domanda nasconde un problema. Noi non conviviamo con i cristiani, noi e i cristiani viviamo insieme in una sola patria. Un mese fa, il nostro presidente ha incontrato la gioventù cristiana in Siria. Un incontro di ore e ore con centinaia di ragazzi di religione cristiana. I cristiani non sono arrivati in Siria mediante il paracadute. Rappresentano l’origine di questo Paese tanto quanto i musulmani. Noi nel ministero degli affari religiosi e nel gruppo giovanile religioso, per il due dicembre di quest’anno, abbiamo organizzato a Damasco un incontro con i nostri fratelli cristiani. In riferimento alle attività svolte in mezzo al popolo, poi, ricordo che siamo andati spesso a visitare famiglie cristiane costrette all’esilio dalle proprie case per via dell’Isis. Abbiamo dato tutto l’aiuto possibile. Noi non abbiamo nessuna distinzione con i cristiani. Ti racconto un aneddoto: quando ero al liceo scientifico, il mio compagno di banco si chiamava Giorgio, era cristiano come poi è stato suo nipote. Mio nipote, invece, era musulmano. Entrambi i nostri nipoti sono morti per la stessa causa e nella stessa zona.

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