Mentre la cattedrale di Notre Dame bruciava e circolavano notizie sulla possibilità di perdere del tutto il grande cuore della cristianità francese, al centro di Parigi avveniva qualcosa che, per la metropoli, appare decisamente singolare. Centinaia di persone hanno iniziato a intonare canti e preghiere di fronte all’immagine delle fiamme che avvolgevano la cattedrale. Un’immagine insolita per una città che in questi secoli è diventata la capitale della laicità (o del laicismo). Ma che di fronte all’immagine della sua grande cattedrale in fiamme ha visto anche riaffiorare un sentimento di fede che forse aveva dimenticato o provato a rimuovere.

Molti si sono inginocchiati sull’asfalto, subito fuori la zona rossa imposta dalle forze dell’ordine per evitare feriti e intralci alle operazioni di spegnimento dell’incendio. Altri invece, in piedi, rosario in mano, hanno iniziato a intonare canti di chiesa. Una scena surreale, in una notte che per Parigini non poteva che definirsi tale. La grande cattedrale avvolta nelle fiamme, il mondo con gli occhi puntati sulle immagini terribili del fuoco che ardeva Notre Dame, i turisti assiepati sulle rive della Senna a guardare attoniti il disastro che stava avvenendo sotto i loro occhi, testimoni di un avvenimento a cui nessuno si augurava di assistere.

E nell’euforia collettiva di quegli attimi di devastazione e tormento, i canti di preghiera innalzati da quelle centinaia di persone sembravano aver fermato ancora di più le lancette dell’orologio. Il tempo, in quel momento, era sospeso. Parigi si era fermata. E la preghiera, simbolo di un qualcosa senza tempo come è la fede, schiva alla frenesia della società contemporanea, ha dato l’immagine emotiva di un sentimento che è ancora radicato in una parte della popolazione francese, che pure ha fatto della laicità il simbolo della propria cultura. E che è un vanto della Repubblica.

Di fronte a quella Notre Dame che la Rivoluzione francese aveva trasformato in Tempio della Ragione, la ragione è stata messa da parte. Non era il tempo della critica, dell’analisi o della protesta. Si è riscoperto il cuore. L’emozione ha preso posto del freddo raziocinio e le vie della capitale francese, per un piccolo ma tragico arco di tempo, sono diventate il simbolo di un’altra parte della Francia. Dall’incendio di Notre Dame sembra essere scaturita un’altra fiamma: è quella del cattolicesimo francese. Forse dimenticato ma che invece sembra ancora vivo. Per una volta, il lato emotivo ha preso il sopravvento sul ritmo incessante della macchina metropolitana. E proprio in quelle ore, Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, chiedeva ai suoi parroci di suonare le campane, aprendo le chiese per chi voleva pregare. Non era il tempo delle critiche: era il tempo del cuore: il cuore di Parigi. Lo stesso che stava bruciando.

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