Vicini di confine ed anche di alfabeto, con quell’unica consonante finale a tracciare la differenza tra i due nomi, quando ad incontrarsi sono rappresentanti di Iraq ed Iran la circostanza non è mai banale. La mente subito richiama la guerra combattuta tra i due Paesi negli anni ’80, con quel milione di morti che ancora oggi fa rievocare la crudeltà di uno degli eventi più drammatici del Medio Oriente. Ma gli spunti di interesse sui legami, a volte di astio ed a volte di pace, tra i due Paesi sono molteplici. Paese arabo l’Iraq, nazione a prevalente etnia persiana l’Iran, il confine tra le due nazioni separa l’ultimo lembo orientale del mondo arabo con uno Stato erede della plurisecolare cultura farsi. Quello che la frontiera non separa, però, è la comune appartenenza alla religione islamica e, soprattutto, la circostanza che vede entrambi i Paesi come tra i pochi dove gli sciiti sono maggioranza.

Per questo la visita di queste ore del presidente Rouhani a Baghdad può essere considerata storica. Non è la prima volta di un presidente iraniano in Iraq dopo la fine della guerra nel 1988, ma è la prima di Rouhani da quando quest’ultimo vince le elezioni per il suo primo mandato nel 2013. Tanti gli argomenti sul piatto di una visita che dovrebbe durare tre giorni: sicurezza, lotta all’Isis, ricostruzione e sostegno finanziario all’Iraq.

Le parole di Rouhani prima di lasciare Teheran

I media iraniani negli ultimi giorni danno molto risalto ai bilaterali previsti in questi giorni in Iraq. Diversi quotidiani e la stessa tv di Stato, dedicano approfondimenti e speciali sulla visita di Stato di Rouhani nel paese vicino. Titoli ed articoli in merito aprono i telegiornali e stanno da una settimana costantemente in prima pagina sui principali giornali. Viene sottolineata da più parti l’importanza di consolidare maggiormente l’asse con Baghdad. Un Iran nuovamente sotto il gioco delle sanzioni Usa, con Donald Trump che nei mesi scorsi decide di declassare l’accordo sul nucleare del 2016 da trattato a mera carta straccia, necessita di implementare i rapporti con i propri alleati. E l’Iraq dal 2003 è un importante alleato. La fine dell’era di Saddam Hussein decretata a causa della guerra scatenata 16 anni fa dagli Stati Uniti, pone Baghdad sotto l’orbita iraniana. Questo perchè il rais appartiene alla minoranza sunnita e, prima del conflitto, i posti chiave del governo spesso preclusi agli sciiti. L’installazione di un regime parlamentare, fa sì che la maggioranza sciita acquisisca il controllo del paese e, in tal modo, l’Iraq possa vedere nell’Iran degli ayatollah quasi un alleato naturale.

Prima di decollare verso la capitale irachena, il presidente Hassan Rouhani rilascia alcune importanti dichiarazioni: “Le relazioni tra Iran e Iraq sono “speciali” – afferma il capo di Stato iraniano, così come si legge da un lancio di AgenziaNova –  Abbiamo sostenuto il popolo iracheno in periodi molto difficili e adesso, in un periodo di pace e sicurezza, siamo ancora al suo fianco”. Parole che sembrano indicare la volontà dell’Iran di non considerare l’Iraq come una “faccenda chiusa”, specie dopo la sconfitta dello Stato Islamico. Al contrario, Teheran ha intenzione di continuare ad essere vicina al governo di Baghdad e di non rinunciare alla propria potenziale influenza derivante soprattutto dalla comune radice sciita.

Cosa c’è in ballo nella visita di Rouhani in Iraq

La prima tappa del presidente iraniano a Baghdad prevede un bilaterale con il suo omologo iracheno. In un’affollata conferenza stampa tenuta al termine dell’incontro con Barham Salih, Rouhani ribadisce i concetti già espressi prima di lasciare Teheran: “Per noi la sicurezza, la stabilità e la democrazia in Iraq sono molto importanti – spiega il capo di Stato iraniano – E un Iraq più sicuro e stabile contribuirà a una maggiore sicurezza e stabilità dell’intera regione. Vogliamo essere più vicini ed uniti all’Iraq, qui ci sentiamo a casa”.

Il significato principale della visita di Rouhani a Baghdad forse può essere espresso proprio in queste frasi. L’Iran, come detto, dal 2003 è molto legato all’Iraq. Un’alleanza però che negli ultimi mesi più volte rischia di vacillare. Alcuni leader sciiti iniziano a non vedere di buon occhio un Iraq sbilanciato verso Teheran. Anzi lo stesso Moqtada Al Sadr prima delle elezioni dello scorso maggio, compie un’inaspettata visita in Arabia Saudita dove incontra il principe ereditario Mohammad Bin Salman. Al Sadr è uno degli sciiti iracheni più influenti, suo padre risulta ucciso negli anni ’90 in misteriose circostanze dopo essere per anni additato come uno strenuo oppositore di Saddam Hussein. La lista di Al Sadr, alleata con il Partito Comunista, ottiene la maggioranza relativa dei seggi nel voto dello scorso anno e, tra le altre cose, in campagna elettorale promette la fine delle presunte ingerenze iraniane. Mai come nelle elezioni del 2018 gli sciiti si presentano divisi: Al Sadr è palesemente anti Iran, al contrario invece della lista Al Fatah che comprende le ex milizie sciite anti Isis supportate da Teheran. In mezzo la coalizione dell’ex premier Al Abadi, che promette invece equidistanza tra Iran ed Arabia Saudita.

Alla fine il governo viene formato dalle varie anime sciite e con l’appoggio di liste laiche e sunnite. Dunque, i rapporti con l’Iran non risultano variati, ma certo è che l’insofferenza emersa in alcuni ambienti sciiti nei confronti di Teheran preoccupa e non poco la dirigenza iraniana. Da qui l’importanza del viaggio istituzionale di queste ore. Sullo sfondo non c’è soltanto l’appoggio che l’Iran promette nella ricostruzione dell’Iraq, ma anche la sfida a distanza con i Saud. Il paese arabo è una sorta di “cuscinetto” tra Iran ed Arabia Saudita. I viaggi a Riad di alcuni dirigenti sciiti scuotono gli iraniani. Rouhani a Baghdad quindi, prova ad evitare un eccessivo scivolamento dell’Iraq verso remunerativi lidi sauditi. Sul piatto non ci sono solo gli interessi militari ed economici dell’Iran, bensì anche gli equilibri strategici di cui Teheran oggi ha bisogno in un momento così delicato sotto il profilo della sua collocazione internazionale.

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