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Le sfide sono tante. La fede cristiana è ancora molto semplice, il territorio è di «prima evangelizzazione»; la presenza delle chiese animiste e delle sette è insidiosa; il rischio di una islamizzazione dell’intero continente africano è molto forte. Con anche la minaccia del terrorismo e del fondamentalismo islamico. Il 50% della popolazione in Mozambico è animista, il 30% è cristiana, in prevalenza cattolica, e il 20% è musulmana. Ma il numero di quest’ultimi è in forte aumento. E spuntano come funghi nuove moschee. La dimensione religiosa, in Mozambico, rappresenta una grossa sfida pastorale, che si ripercuote nella vita sociale e culturale di un paese in rinascita, di uno stato che sta cercando di mettere radici solide per camminare da solo. Abbiamo incontrato monsignor Francisco Chimoio, arcivescovo di Maputo, nella sede della curia della capitale mozambicana.

Eccellenza, come vivono i cristiani a Maputo?

«La fede cristiana qui a Maputo è semplice, concreta. L’essere cristiano è, come dice San Paolo, essere una nuova creatura, e la novità consiste nella maniera in cui si vive, nel modo in cui ci rapportiamo con gli altri e nel loro lavoro, cercando sempre di essere testimoni di fede in Cristo. E tentare di scoprire nell’altro un fratello. A Maputo ci sono tante sette, ma questo non deve essere motivo di paura. È vero, può accadere che qualche cristiano si stia allontanando, per noi è una sofferenza perché significa che non è stato in grado di capire la grandezza dell’essere cristiano. E allora il mio invito è di fare una buona catechesi e una buona formazione».

A che punto è il dialogo interreligioso?

«Su questo siamo fortunati, non ci sono scontri o difficoltà grosse. Per la festa del 4 ottobre abbiamo pregato di fronte alla cattedrale con i leader delle altre religioni, anche con i musulmani. L’unica paura che può minare questa serenità è l’arrivo dei fondamentalisti».

Si parla di islamizzazione del continente africano. Come è la situazione in Mozambico?

«C’è una strategia dell’Islam per conquistare il continente africano intero. E questo sta avvenendo anche in Mozambico: attraverso i matrimoni (musulmani che sposano cristiane che poi non possono più venire in chiesa); attraverso il sostegno educativo, cioè con borse di studio (per consentire alla gente di andare a studiare nei Paesi musulmani e quando tornano qui in Mozambico, sono diventati islamici); attraverso microcredito, e quindi sostegno economico per dare possibilità alla gente di iniziare un lavoro (ma così acquistano anche una cultura e un pensiero islamico), e con la costruzione di moschee, grazie all’aiuto soprattutto dell’Arabia Saudita. I musulmani si stanno così propagando a macchia d’olio con questa strategia. La nostra risposta è formare al meglio i laici. È questa una grande sfida. La mia paura più grossa è che arrivino i fondamentalisti, e ci sia un attacco, e allora ci saranno davvero molti martiri.

C’è questo rischio?

«Spero di no, ma può succedere. Qui, a Maputo, vive anche uno dei baroni della droga, musulmano. La mia paura è che i fondamentalisti giungano anche qui. È giusto che ci prepariamo per qualsiasi sorpresa».

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